11.10.10

La macchietta del nord e del sud

Benvenuti al sud di Luca Miniero

Mi capita qualche volta di essere "invitato" a vedere film tranquilli per fare due risate. Se non si tratta proprio un cinepanettone e se non sembra malvagio mi dispongo positivamente alla visione. In questa occasione un buon trailer faceva ben sperare. In realtà "Benvenuti al sud" fa ridere solo nelle scene del trailer. Esso non è una commedia divertente bensì un filmetto banale, che usa stereotipi vecchi e decrepiti su nord e sud che possono rivelarsi addirittura irritanti sia per quelli del nord, che per quelli del sud ma anche per quelli del centro. Prende spunto da un film francese che ho visto in parte e che non faceva ridere altrettanto. Bisogna comunque dire a difesa degli attori, Bisio e Siani, che sarebbero anche bravi, ma avrebbero bisogno di una sceneggiatura e di un regista che li valorizzasse. Per il resto non ci sono parolacce, il paesino salernitano dove è ambientata la vicenda è un bel borgo, va detto che in sala ho notato diverse persone ridere di gusto, ma per quanto mi riguarda questo film è vuoto. E' comunque importante averlo visto per poterlo criticare alla luce dell'immeriato successo che ha avuto. In fondo l'Italia vincente, l'Italia che ha la maggioranza è quella che prima litiga poi mangia assieme pajata e polenta, come bossi e polverini. Molto grossolanamente il gorgonzola e la mozzarella del film rappresentano questa lite che si trasforma in patto d'acciaio della banalità. Il problema generale è che si cerca la sintesi, la facilità, l'immagine riassuntiva, la retorica superficiale e si liquidano in slogan buoni per le campagne elettorali, situazioni complesse che andrebbero analizzate e risolte in maniera elaborata. Le differenze tra il nord ed il sud non sono riassumibili nei soliti dualismi : il sole e la nebbia, il ridanciano ed il musone, la mafia e la legalità, la monnezza e la pulizia, la mozzarella ed il gorgonzola. Per fare un confronto bisognerebbe ristudiarsi almeno gli ultimi duecento anni di storia, farsi un giro per gli ottomila comuni italiani, conoscerne gli abitanti e le istituzioni e dopo anni di analisi si potrebbe scrivere un libro lungo come la treccani. Questo sì sarebbe un confronto, per quanto inutile. Ciò che è sbagliato è la premessa : non ha senso, o comunque è anacronistico contrapporre il nord ed il sud.

27.9.10

Ci vuole passione

La Passione di Carlo Mazzacurati

Molti film italiani all'ultimo festival di Venezia; cerco di capire se hanno una buona qualità e sento giudizi positivi, anche se non concordi su "La Passione" di Carlo Mazzacurati. Questo regista che avevo seguito nei primi film "Notte italiana" e "La lingua del santo" l'avevo un pò perso di vista. Non è stato mai abbastanza sponsorizzato visti i suoi film "minimal", di provincia, poco spettacolari. Per caso, il giorno prima dell'uscita de "La passione", hanno dato in tv "La giusta distanza", un interessantissimo giallo ambientato in un Polesine sapientemente dipinto. Un film che anche Raiuno avrebbe potuto trasmettere, conservando e magari superando gli ascolti delle squallide fiction che ne popolano le serate, acquistando un pò di qualità. La Passione invece è un film piu' complesso, una commedia picaresca, con il meccanismo del film nel film (meglio ancora del quasi film, piu' una rappresentazione pasquale, nel film). La trama è molto intricata ed allo stesso tempo scoppiettante, il ritmo sempre alto, la comicità dei personaggi dona leggerezza all'architettura. Il risultato è un film anomalo, atipico, alternativo, originale per il cinema italiano, quasi sperimentale. Gli attori hanno potuto dare libero sfogo alle loro capacità e tra Silvio Orlando, Battiston ed un folgorante Corrado Guzzanti non si sa chi sia stato piu' bravo. Altro aspetto da sottolineare è il lavoro su un'unità di spazio limitata, ma fortemente evocativa, che è una delle caratteristiche meritorie del cinema di Mazzacurati, spesso c'è la provincia veneta, nel nostro caso ci imbattiamo nel piccolo ed impeccabile comune toscano. Paesaggio incontaminato, borgo medievale, con annessi amministratori e paesani caratteristici, un piccolo mondo ricreato con gusto. Ma non manca la connessione con la realtà fatta di fiction televisive che celebrano attricette di poco pregio e di registi mobbizzati dai produttori.
Un grido di aiuto alla genialità e alla creatività dell'artista come anticorpo alla decadenza culturale del nostro paese. Chi osa (ed è bravo) vince.

20.9.10

Piu' di un'epopea scolastica

Il risorgimento italiano di A.M Banti


Dopo l'attrattiva per il medioevo ed i suoi offuscati contorni, mi è presa la curiosità di approfondire il Risorgimento italiano. Questo periodo storico è stato seppellito per lunghi anni in melassa retorica nazionalista fino a renderlo indigesto. Dai tempi in cui l'ho studiato a scuola non ho avuto modo di ritornarci per mancanza di stimoli come ad esempio programmi televisivi, servizi giornalistici o film. Ma ora, un pò per una mia sensazione di depauperamento di conoscenze storiche, un tempo brillanti, un pò per la concomitante celebrazione del centocinquantenario dell'unità d'Italia, ho avuto voglia di riprendere l'argomento. Oltre a qualche documentario visto su Rai Storia mi è venuto incontro questo interessante libro edito da Laterza "Il Risorgimento italiano" di Alberto Mario Banti. Il punto di vista che guida l'opera è la nascita e lo sviluppo dell'idea di unità, piu' che che la solita tiritera di moti e battaglie. Un libro "poco risorgimentale" in senso stretto, cioè poco incline al patriottismo fasullo dei combattimenti e dei martiri, ma che riserva una trattazione complessa nel mettere insieme le politiche degli stati preunitari e le idee e le azioni dei sostenitori dell'idea di nazione.
L'autore individua l'origine del Risorgimento nel periodo compreso fra il 1796 e il 1799, gli anni delle vittorie napoleoniche del Triennio Repubblicano, perchè
fu in quella fase che per la prima volta si cominciò a parlare di rigenerazione (o risorgimento) della nazione; fu in quel periodo che alcuni ambienti politico-intellettuali formularono per la prima volta chiari progetti di costruzione di uno stato unitario, intorno ai quali si tentò anche di mobilitare energie ed individui“.
Il libro prevede accanto alla trattazione degli avvenimenti, i documenti di riferimento, dal "Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799" di Vincenzo Cuoco alle opere di Mazzini, Gioberti, Cattaneo, Garibaldi e degli altri attori dell'unità. Non mancano documentazioni di carte costituzionali quali ad esempio lo statuto "Albertino" o la costituzione della Repubblica Romana.
Una lettura attuale, interessante, doverosa, e piacevole che ci ricorda di quanto non sia stata ovvia la costruzione della nazione Italia.
Successivamente preso da questa recuperato amore per il Risorgimento sono andato alla giornata delle celebrazioni dell'anniversario della presa di Porta Pia, ho seguito dibattiti, ho fatto ricerche, ho visto film. Un libro decisamente stimolante.

13.9.10

Il male che acceca l'uomo

I demoni di Dostoevskij

Sono tornato a leggere Dostoevskij per andare sul sicuro. A suo tempo avevo comprato diversi suoi libri che tenevo ad ammuffire in libreria. Ho estratto così i due volumi de "I Demoni", che qualcuno legge con l'accento sulla "e" e qualcun altro sulla "o", e me ne sono appassionato. La prima parte mi è sembra molto melò, quasi quasi un romanzo "da femmine", un romanzo ottocentesco classico, poi un pò alla volta è prevalsa la matrice politico-sociale dell'opera. Come al solito i personaggi sono molti, e tutti con i nomi russi che, una volta col patronimico una volta col diminutivo, sembrano proliferare a dismisura, c'è da stare attenti. Ma a parte queste piccole difficoltà e nonostante la complessità delle vicende, e dell'ambientazione storico geografica che ad un lettore non proprio russista può sfuggire, la lettura coinvolge parecchio. C'è ritmo, passione, azione, ammazzamenti, ma anche e soprattutto stategia politica, riflessioni filosofiche, crisi spirituali. I personaggi sono fortemente caratterizzati e ti si legano come e piu' di un buon serial televisivo, senza che, per questo, l'opera perda da qualche parte un pizzico di qualità. Solo un grande autore riesce in ciò. Come non rimanere avvinghiati all'enigmatico e folle Nikolaj Stavroghin, un pò il cardine del romanzo sempre in lotta col mondo e con la società fino a diventare apatico e indifferente a tutto; come non divertirsi, nella parte iniziale con Stepan Trofimovic e la sua mecenate la “generalessa” Varvara Petrovna e commuoversi nel loro finale ; come non parteggiare per quella specie di società segreta che anticipa i moti rivoluzionari russi di inizio novecento, composta da varie anime : Pëtr Stepanovic il capo cinico e violento, Kirillov mistico nichilista e distruttivo, che dimostra la non esistenza di Dio attraverso il suicidio cosciente, Šatov, liberalista che abbraccia la causa del grande popolo russo, ma anch'esso tormentato e mal destinato per citarne alcuni. Una serie di uomini ossessionati, posseduti, con animi confusi, sconvolti, per la ricerca snervante dell'idea di libertà e giustizia. Mi piacerebbe vederli nella società italiana attuale, intellettuali di questo calibro, che, si organizzano con la stessa veemenza, nostante contraddizioni e violenze intestine, per ribaltare l'establishment cristallizato, il vecchiume secolarizzato che ci domina e ci guida. Le odierne superficialità e menefreghismo, vuoto di pensiero e di dignità sono proprio all'opposto delle pulsioni che animavano i nostri tormentati demoni. Ma chissà in un futuro non troppo remoto......
Alcune citazioni :
"L'elevatezza della struttura umana favorisce
talvolta anche l'inclinazione verso i pensieri cinici, non fosse altro che per la varietà degli sviluppi"
«Avete mai visto una foglia d’albero? Io ne ho vista or non è molto una gialla, un po’ verde, agli orli era marcita. Il vento la portava. Quando avevo dieci anni, d’inverno chiudevo gli occhi apposta e mi rappresentavo una foglia verde, lucente, con le venettine, e il sole splendeva. Aprivo gli occhi e non credevo, perché era molto bello, e li chiudevo di nuovo. Non parlo d’un’allegoria, ma semplicemente d’una foglia, d’una foglia. La foglia è bella. Tutto è bello. L’uomo è infelice, perché non sa di essere felice. Chi lo saprà, colui diventerà subito felice, sull’istante. Tutto è bene, tutto. Tutto è bene per coloro che sanno che tutto è bene. Se sapessero di star bene, starebbero bene, ma finché non lo sanno di star bene, staranno male. Ecco tutta l’idea, tutta, non ce n’è nessun’altra!»
“esistevano due persone, e a un tratto eccone una terza, uno spirito nuovo, compiuto, finito, come non ne escono dalle mani dell’uomo; un nuovo pensiero e un nuovo amore, fa perfino paura… E non c’è nulla di più alto sulla terra!”

"Stepàn Trofimovic aveva saputo toccare nel cuore del suo amico le corde più profonde e suscitare in lui una prima, ancora indefinita sensazione di quella eterna sacra malinconia che certe anime elette, gustatala e conosciutala una volta, non muterebbero poi mai più in una soddisfazione a buon mercato. (Ci sono anche degli amatori che hanno cara questa malinconia più della soddisfazione più piena, anche se questa fosse possibile)."

16.8.10

Roma d'agosto

Al mare ad Ostia, una sera a Ponte Milvio e un'altra al miracolo della neve di Santa Maria Maggiore.


Si può rimanere a Roma e sentirsi sempre in vacanza. E' il pregio di abitare in questa gloriosa città che, nonostante l'impegno al degrado degli abitanti e dell'amministrazione, resta eccelsa. Lo è ancor di piu' se la gente e le macchine che la ingombrano vanno via e lasciano spazio al vuoto. Roma d'agosto è insuperabile, specialmente se non fa troppo caldo; e ferragosto non è così afoso come il mese di luglio. Restare in città per lavoro non è una punizione dunque, ma sfiora il piacere. Le strade sono libere e ti possono venire in mente idee altrimenti poco convincenti. Tipo "andiamo a prendere il gelato a Ponte Milvio" ; che quella è una zona per me fuori mano, anche se amo dare un'occhiatina anche di sfuggita a tutti luoghi della "movida" romana. Ad agosto non c'è nessuno, si trova posto in pizzeria, si può prendere il gelato senza fare fila e attraversare il "ponte dei lucchetti pacchiani" senza troppi adolescenti che scattano foto. La memoria e i fasti dell'antica battaglia sono ormai oscurati ma il ponte regge bene il peso della modernità che avanza. Un altro evento agostano tipico di Roma è la neve a Santa Maria Maggiore. In ricordo di un antico miracolo della Madonna si stupisce la platea, grazie a divertenti installazioni luminose e schiuma di sapone, con una splendida nevicata. L'attesa è esagerata, ma lo spettacolo è emozionante, anche per i turisti stranieri. Un'altra follia che di solito evito è quella di andare al mare ad Ostia. Eppure nei fine settimana ferragostani, partendo a cavallo del pranzo, prendendo la Via del Mare, il traffico è scorrevole ed il parcheggio non è un miraggio. Uno spaghettino con le vongole assaggiato ascoltando il fruscio delle onde e poi una seduta al sole o sotto l'ombrellone a cavallo di una sdraio. Il problema di Ostia è che devi per forza andare in uno stabilimento a pagamento di quelli che da queste parti occupano vergognosamente tutto il litorale senza soluzione di continuità. Sono completamente chiusi e uno non può accedere alla spiaggia liberamente. In alcuni casi hai dei buoni servizi, spogliatoio, piscina, bagno pulito, vicini d'ombrellone discreti, ed allora puoi domare la rabbia, ma se capiti male, non ci ritorni piu'. Ostia poi avrebbe le basi per essere una bella località, il lido della capitale, la zona di piazza dei Ravennati architettonicamente di stampo razionalista non è male per niente, ma sarebbe necessaria un'opera di valorizzazione fatta da persone illuminate che sono purtroppo in forte minoranza in questa città. Buona estate

26.7.10

Fascismo ieri e oggi

Accanto alla Tigre di Lorenzo Pavolini

C'è un libello che mi è stato prestato e che ha avuto anche apprezzamenti nei premi letterari estivi, ed ha appagato in parte la mia curiosità sul mondo del neofascismo. Mi sono sempre chiesto che cosa ci trovano alcuni ragazzi nel mondo cupo e tetro del ventennio ed in che maniera vorrebbero replicare ai tempi odierni quelle antiche orribili situazioni. Ho conosciuto anche persone non balorde, la maggior parte sono balorde per la verità, che hanno queste passioni politiche. Dopotutto bisogna conoscere prima di giudicare no! Anzi bisogna conoscere e basta perchè ciò che ci interessa è capire la società ed i suoi movimenti. Pavolini fu il numero due di Salò, uno degli ultimi fedeli al Duce, appeso anch'egli a Piazzale Loreto, ma fu anche l'anima culturale dei gerarchi. Pavolini è anche Lorenzo, nipote inconsapevole di tale famoso nonno. La sua è dunque una ricerca familiare, alla scoperta della componente "nera" del suo sangue ma è anche un approfondimento sul neofascismo di oggi. Si parte da Colle Oppio, Esquilino, dove abita lo scrittore e dove è situata Casa Pound. Questa comunità di "estremisti" con i loro manifesti, le loro scritte sui muri ha destato anche la mia attenzione, visto che ho abitato nelle vicinanze. Ho condiviso con lo scrittore le sensazioni di curiosità ed interesse per le loro iniziative e per i loro simboli. Ed una imboscata nelle loro conferenze allargate l'avrei fatta volentieri, non credo sia tutto da buttare. Tornando al libro c'è la rivisitazione della Firenze anni '30 con grandi intellettuali di stampo borghesi, ambiente nel quale si forma e diventa punta di diamante Alessandro Pavolini fino a fondare una rivista importante "Il Bargello" ed il Maggio Fiorentino. Non si riesce a capire come sia possibile una virata così netta verso la retorica fascista ed un mantenimento di tale rotta fino alla fine, fino alla morte sempre a "cavallo della tigre". Lorenzo ci racconta inoltre tanti episodi personali, tanti incontri con persone, tante letture, che lo aiutano a capire, a conoscere e lo fa con una scrittura romanzesca e piacevole, coinvolgendoci e incuriosendoci. Storia e ideologia, intimismo e dialogo. Un bel libercolo!

22.7.10

Criminalità e Stato

Festa SEL con dibattito sulla mafia

D'estate si sa ci sono sagre, feste paesane, feste patronali, religiose, e di partito. In ogni caso si mangia, si beve, si ascolta musica, si balla e, se proprio si vuole, si partecipa a messe o dibattiti. Abbiamo scoperto nella tranquilla e vicina Villa Gordiani, che amo già perchè rientra in uno dei miei percorsi podistici, la festa locale di Sinistra e Libertà. In una calda serata estiva di luglio, in un parco del genere si sta bene e si gode di una certa arietta fresca ed inoltre i volontari del partito, come le vecchie feste dell'unità hanno insegnato, preparano carne alla brace ed altre specialità culinarie che insieme alla visita degli stand ti fanno passare una serata alternativa. Dal depliant informativo scopriamo un evento interessante a breve con Nichi Vendola, il procuratore Caselli e Francesco Forgione, ovviamente si parla di mafia. Torniamo dunque la settimana successiva, ma stavolta le persone sono tante, c'è una ressa incredibile per mangiare e non si trovano tavoli. La festa non è calibrata per un evento di così importante spessore, ma ci si adatta. C'è uno spiegamento di forze di polizia attorno al procuratore, che lo guarda e lo protegge : certo che vivere così tutti i giorni non ti permette di dimenticare qual'è la tua professione ; in questo caso non è piu' solo una professione ma è la vita completa. I tre mangiano in un tavolo vicino al nostro e li osserviamo in gesti comuni quali tagliare una bistecca o inforcare un piatto di pasta. A noi il pasto arriva molto piu' tardi, i "camerieri" perdono la bussola. Ma non importa, veniamo al dibattito che è molto appassionante poichè dai conferenzieri fuoriesce passione e sentimento, è facile esserne coinvolti. L'argomento è la criminalità organizzata ed il suo rapporto con lo stato che già di per sè è intrigante. E i nostri non si risparmiano. Si parla di Andreotti, di decreto di legge sulle intercettazioni, di “verità condivise” sulle stragi, dello stato attuale della Magistratura. Caselli spiega perché la giustizia è lenta ; sono stati ridotti del trenta per cento i cancellieri, molti processi sono rinviati per cavilli allucinanti, ne racconta alcuni molto esemplificativi, che rendono facile rimandare ad oltranza il processo. Ironizza sul fatto che questa condizione della giustizia sia voluta per interessi di politici o uomini di potere. Conclude "La mafia non è ancora altro da noi” Un discorso di grande fascino ma che rivela la grande fragilità dei magistrati in questa che sembra una lotta contro i mulini a vento. Vendola parla di militanza del politico contro la mafia, racconta la sua esperienza tra le strade e i paesi della Sicilia, l'amicizia con Forgione e con Caselli e ricorda uomini come Peppino Impastato, parla invece della Moratti che "si è stupita quando ha scoperto che la ‘Ndragheta era ormai radicata nella sua città!”. Ribadisce che la mafia è anzitutto una cultura e via dicendo. Discorsi che in televisione abbiamo sentito molte volte e con i quali ci siamo sentiti d'accordo, ma che qui in questa sera d'estate riprendono vigore e danno forza. Sognare si può