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17.11.08

Ho comprato due cd

Paolo Conte: Psiche e Vinicio Capossela: Da solo

Da un pò di tempo ho perso un pò il gusto di acquistare cd nuovi. Costano troppo, è facile scaricarli da internet, anche se adotto il criterio di non farlo mai per album appena usciti, si ha sempre poco tempo per fermarsi un attimo ed ascoltare un disco per intero. Ormai si ascolta una traccia mentre si lavora, in macchina, per strada. L'ascolto è diventato, anche quello, mordi e fuggi. Però ci sono alcuni autori che mi fanno sussultare ancora e quando esce un loro album non posso non comprarlo. Magari aspetto qualche settimana per trovare una buona offerta. Andando al sodo stiamo parlando di Paolo Conte e Vinicio Capossela che, essendo fra i miei preferiti, appena esce un loro nuovo album, e per fortuna ne fanno uno ogni due tre anni, lo compro sempre. Partiamo da "Psiche" di Paolo Conte. Non avevo dubbi, un album elegante, sofisticato, da gustarsi con un cognac invecchiato in qualche night parigino. Le atmosfere sono malinconiche, avvolgenti, sinuose, così come ci si aspetta da un classico come Paolo Conte. Segnalo tra le altre "Velocità silenziosa" che è la magnifica sigla del giro d'Italia o la circense acrobatica e un pò russa "Ludmilla". Bisogna dire in verità che alcune canzoni sono un pò moscette e l'ascolto di tutto l'album traccia dopo traccia potrebbe stufare, quindi consiglio l'ascolto mirato. Anche il nuovo di Vinicio Capossela è molto intimista, questa volta ha messo da parte gli echi di parate, ritmi balcanici, o musiche da circo, è tutto molto soffuso, dolce, delicato. E non è che per questo ci piaccia di meno. Canzoni come "Una giornata perfetta", "In clandestinità" o la fantastica "Il paradiso dei calzini" ti riconciliano col mondo. L'effetto che mi producono è l'affievolimento dell'aggressività che si secerne quotidianamente, il ristoro mentale ed il viaggio verso un mondo malinconico e fatato. Molto piano, ma anche fiati, archi e i curiosi strumenti ricercati : campanellini, mellotron, armonio indiano per ritmi che vanno dal blues, allo swing. Anche qui dunque niente di nuovo ma trattandosi di Capossela è proprio questa la novità.


1.7.07

Masada completa

All'auditorium per Jhon Zorn

Curioso come non mai, avendo voglia di un concertino di livello superiore e pensando che Jhon Zorn a Roma non capita tutti i giorni ho fatto un salto all'auditorium. Masada è il progetto che il mitico sassofonista, compositore, direttore d'orchestra, scopritore di talenti, musicista a tutto tondo newyorkese ha intrapreso da una quindicina d'anni rielaborando le tradizioni musicali della sua madrecultura ebraica in chiave moderna. Il risultato è una serie sterminata di album, di cui la maggior parte di difficile ascolto, legate assieme dalla sigla "Masada" , città simbolo della causa sionista. Avendo trovato molto bello il cd "The Circle Maker" ,
che poi ho scoperto essere il piu' orecchiabile, pensavo che il concerto fosse piu' o meno su questa falsariga, bè in realtà ci voleva un palato attrezzato, ma queste cose a noi non dispiacciono. All'Auditorium Zorn ha ricomposto diverse band che hanno collaborato con lui in tutti questi anni fornendo agli ascoltatori una Masada completa in tre serate. Eravamo presenti alla terza serata dove si sono esibiti tre formazioni : il singolo Uri Caine e già mi garbava, piu' il Masada String Trio con il ben noto Greg Cohen ed in ultimo il nostro con la mitica Electric Masada comprendente tra gli altri Marc Ribot e Joy Baron. La musica piu' vicina a quello che pensavo di ascoltare, l'ho ritrovata nell'esibizione del terzetto d'archi, che riprende acusticamente e classicamente le tonalità kletzmer, diretto magnificamente da terra su un comodo cuscino dal nostro Jhon. E poi che dire dell'esibizione di Uri Caine, forse un pò pesantuccia , piano solo su questi temi poco orecchiabili, ma sempre Uri Caine. Per terminare degnamente il roboante, stridulo, strepitoso, dissonante, dissacrante e sfondaorecchiante concerto dell'Elecric Masada. Un incubo per qualcuno, ma prelibatezze per altri, certamente ci vuole una certa preparazione, ma sai che hai vissuto una serata in cui la musica ha detto anche qualcosa di nuovo.
Ed ecco un bel video.
Saluti. Wil

22.6.07

Eravamo proprio tanti

Al festival delle Letterature con Saviano

La Basilica di Massenzio è uno dei più grandi edifici della Roma imperiale. Si trova nel Foro Romano, ne è rimasta in piedi la sola navata minore settentrionale con la grande abside e le arcate delle volte a botte. E' un monumento molto suggestivo, un palcoscenico, che già di suo vale la visita, che ospita ogni anno, a giugno, il festival delle letterature. Quest'evento richiama alcuni fra i maggiori scrittori italiani e mondiali a Roma e li mette alle prese con un testo breve inedito, recitato dal vivo. Vengono inoltre letti, da bravi attori professionisti, alcuni brani dei loro testi piu' noti. Il tutto è accompagnato da musica soft e videoinstallazioni. La serata dedicata a Roberto Saviano ce la ricordiamo per la ressa al botteghino (per la cronaca bisogna fare il biglietto anche se è gratuito, probabilmente devono contare le persone, visto lo spazio "esiguo"). Quasi scoraggiati e dubbiosi sulla riuscita ci siamo messi in fila. Ci sono alcune file che non sono poi così male, c'è il Colosseo che ti fa compagnia, non hai nessuna fretta e hai un panino da mangiare nello zainetto, anzi la fila a volte può essere piacevole. Poi nelle file c'è sempre da tenere d'occhio quello che si inventa una nuova fila, quello che ti sorpassa perchè ha un amico davanti, quello che gli fa male il piede, quello che ha un biglietto speciale e ... proprio quando stavamo perdendo la speranza di entrare, siamo entrati. L'impatto visivo è stato davvero emozionante, tanta gente, una bella illuminazione e un posto a sedere per la verità un pò scomodo, ma che ce frega, siamo arrivati giusto in tempo per l'inizio. Sentire Saviano è incredibile, ha quella capacità che hanno alcuni di tenerti lì e farti pendere dalle sue labbra. Ha il dono del racconto, il dono del sapere narrare e affascinare il lettore o ascoltatore che sia. Dice parole belle e forti, intense e scomodode. Così inizia il suo inedito con un attacco folgorante "La prima volta che portai una ragazza del Nord nel mio paese mi facevano male le mani. " e poi continua "mi chiese: "Partigiani?" "Sì, partigiani" e così ancora "Esistono luoghi dove nascere comporta avere colpa. Il primo respiro e l'ultimo catarro hanno valore equivalente. Il valore della colpa. Non importa quale volontà t'abbia guidato, non importa che vita tu abbia condotto" per dare vita ad un racconto stupendo e vivo, cinematografico, ma vero, reale piu' di qualsiasi servizio telegiornalistico. Una serata davvero emozionante.
Per la cronaca la seconda esibizione è stata di Vikram Chandra, grande scrittore indiano, che si è prestato anche lui in un bel racconto, sul significato del romanzo, del suo genere di romanzo. Bisognerà approfondire, ma per ora non ho letto ancora niente. Lo consiglio ugualmente.
Wil

30.5.07

A piazza Vittorio

... con l'orchestra di piazza Vittorio


Piazza Vittorio è indubbiamente una delle molte anime di Roma. Essa sta vivendo un passaggio importante della sua storia recente. Da residenza degli austeri burocrati scesi da Torino al seguito del governo reale di Vittorio Emanuele II, (si osservino le vie: Via Cavour, Via Carlo Alberto, Via Principe Amedeo.. )a zona ad alta vocazione commerciale, che, dopo aver rischiato di divenire terra di degrado irreversibile ora è uno sperimentale esempio di vita (abbastanza) pacifica tra persone di razze e culture, le più disparate, nel cuore della città eterna. Qui a maggio si svolge Intermundia, manifestazione che porta in piazza gruppi provenienti dal sud del mondo. Non potevamo non cogliere l'occasione di farci una scappatina per ascoltare Mario Tronco da Caserta e i suoi orchestrali. L'Orchestra di Piazza Vittorio, la Roma multiculturale che suona nel Mondo, è ormai una matura ed apprezzata band, con già alcuni cd alle spalle. Il clima gradevole, la piazza stracolma, la musica, come al solito, trascinante e coinvolgente con le sue melodie sudamericane, atmosfere mediorentali, ritmi africani e direzione orchestrale all'occidentale, con questi ingredienti ci siamo davvero divertiti ed abbiamo passato una bellissima serata. Poi se ci arrivate col 5 (il tram) è una vera poesia. Roma di sera, a Piazza Vittorio si spera.... Saluti. wil

23.1.07

Mi piace la mattina

...ascoltare Melog su radio24

Lui è un guru, la sua parola è un oracolo, ascoltarlo è un'ipnosi, e, se stai in coda sulla Roma L'Aquila, il traffico quasi quasi ti piace quando sei sintonizzato sulle frequenze di Gianluca Nicoletti. Lo ascoltavo poco nei tempi lontani di Golem, gli orari non mi aiutavano ma ora con Melog sto colmando questo peccato di gioventu'. Come non trovare geniale la "corsa al riarmo del fanciullo" o la campagna revival di Carosello e della mucca Carolina, "i cattivi ragazzi degli anni '70" o i commenti delle meravigliose "Groupies" adoranti. Disincatato fustigatore dei luoghi comuni e dei banalizzatori imperanti, le sue analisi sono l'interpretazione piu' lucida della realtà virtuale che impacchetta le nostre giornate del 2007, dalla tv ad internet. A proposito di internet grazie a lui conosco le ultime tendenze, so cos'è "Second Life" il mondo "alternativo" del momento, grande idea!! E neanche lo si può accusare di parlare solo soletto, dall'alto del suo egocentrismo/narcisismo visto che si avvale saggiamente di commenti ed opinioni di ascoltatori diversificati. La rai ha commesso un grave errore a lasciarselo scappare, forse Nicoletti è troppo colto e troppo avanti per un'impresa nazional popolare che può trovare scomodi certi "Mostri". Tanto per noi non cambia nulla, basta cambiare stazione. Ogni mattina dal lunedì al venerdì alle 8,30.

Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky-tacky,
Little boxes, little boxes,
Little boxes, all the same.

Malvina Reynolds

18.1.07

Urbanesimo e società


Conversazione con Marc Augè e Stefano Boeri all'Auditorium

E' un tema che mi ha sempre affascinato e mi affascina negli ultimi tempi piu' che mai: lo studio della società legata allo sviluppo urbano. Senza essere architetto nè sociologo mi piace osservare riflettere e pensare a delle teorie che spieghino le mie rilevazioni molto personali e legate spesso ad un ambito molto ristretto che io generalizzo spesso a dismisura. Così sono andato ad un dibattito con Marc Augè, nell'ambito del Festival della scienza. Augè è un antropologo francese famoso per la definizione piu' attraente degli ultimi tempi sugli spazi urbani collettivi i cosiddetti "Nonluoghi": posti in cui manca un riferimento al luogo, posti uguali a se stessi in ogni parte del mondo: stazioni, aeroporti, centri commerciali. E la sorpresa in realtà è stata Stefano Boeri, l'altro invitato, che non conoscevo e che ho apprezzato molto. Boeri insegna a Venezia e studia da sempre le città del mondo, da architetto qual'è, ma dichiara che l'architetto ha solo una piccola parte nell'ambito dello sviluppo urbano, egli subisce le impostazioni derivanti dalla politica e dall'utilizzo degli spazi da parte di chi ci vive. Deresponsabilizza quindi la sua professione vista spesso come quella di un demiurgo, dicendo che comunque l'opera gli viene commissionata e dunque non ha tutta la responsabilità del mondo sociale che si sviluppa attorno certo ha un ruolo importante.
Si è parlato dunque di città, della sua definizione, "Dove finisce la città" e dove inizia la periferia, la città come insieme di aree completamente diverse tra loro, perchè spesso ghetti di comunità divise e sempre meno omogenea. Si è parlato di banlieu, di "non luoghi" ovviamente , che pur senza identità hanno una funzione : sostituiscono la piazza come luogo di incontro, anche se spesso le persone non si parlano anche se si incontrano. E poi di città del futuro senza macchine, un pò triste perchè la città disabitata perde di vitalità e diventa archecittà. Boeri poi ha citato un pò di esempi tratti dai suoi viaggi: PyongYang che è un conglomerato architettonico vario ma vive in un "mondo fuori dal mondo" legato al regime e Teheran la città con piu' automobili al mondo dove tutto si svolge da dentro un abitacolo. E ha decantato infine la città europea come unico modello possibile per la città del futuro.
Bene, un sacco di parole, a volte un pò noiose, il moderatore non aiutava, a volte risapute ma ho colto molti spunti interessanti di riflessione.
Wil

3.11.06

Che musica maestro

Wayne Shorter quartet all'auditorium

Se prendi quattro artisti, musicisti, jazzisti, eccellenti ognuno per conto proprio sia sotto l'aspetto esecutivo che creativo e li metti assieme, non puoi che ottenere qualcosa di molto prezioso per le orecchie e non parlo di orecchini d'oro ;-). Wayne Shorter poi ha fatto la storia della musica, ha composto brani indimenticabili per Miles Davis con cui ha lavorato per molti anni, ha fondato i mitici Wheater Reports, insomma un monumento assoluto. Questo per dire che sono andato all'auditorium, è un ritorno dopo un pò di mesi, a vedere Wayne Shorter, John Patitucci, Danilo Perez e Brian Blade. Musica per palati fini, molto sperimentalismo, molta ricerca, pezzi interminabili da vera ipnosi mistica, e spesso di una potenza vibrante. Dei quattro l'unico che non conoscevo è il batterista che avrà lasciato sui suoi elementi sonori dei buchi enormi data la violenza con la quale colpiva!!! Gli altri non sono stati da meno per passione e decisione. Pezzi variegati con poco spazio per l'armonia accattivante, molto lunghi, con un minimo tema centrale e molto lavoro d'improvvisazione strumentale attorno. Shorter ha suonato sia il sax tenore che il sax soprano molto elegantemente ed è stato accompagnato in maniera altrettanto raffinata dalla ritmica di Patitucci e Blade e dal tocco nitido del piano di Danilo Perez. Hanno eseguito cinque o sei pezzi perchè penso sia stancante per loro e soprattutto non è facile per l'ascoltatore tenere testa per molto tempo ad un concerto del genere. Mi riprometto di ascoltare piu' spesso buona musica dal vivo per non cadere divorato dalla mediocrità televisiva.
Wil

31.1.06

Concerto degli Indaco

Sabato sono stato al concerto all'Auditorium nella sala Petrassi degli Indaco un gruppo di "world music" romano guidato da Mario Pio Mancini e Rodolfo Maltese. Tra componenti del gruppo e ospiti si è formata una nutritissima colonia di musicisti alle prese con svariati strumenti dai classici basso, chitarra e batteria agli etnici bouzouki, cornamusa, organetto per non parlare delle straordinarie(nel vero senso della parola) percussioni di dai suoni piu' strani possibili. Ma la chicca della serata-compleanno del gruppo, dieci anni ben portati, sono stati i tre ospiti cantanti : Francesco di Giacomo, Rosie Wiederkehr e Raiz che sono tra le voci piu' belle nel panorama italiano. Suoni avvolgenti, sentori di deserto, di mercati arabi, di terre arse dal sole. Bella musica. Wil

27.1.06

E' tornato e' tornato!

Vinicio Capossela - Ovunque proteggi

L'attesa è stata lunga, ma è sempre un bene che l'artista si prenda il maggior tempo possibile per elaborare al meglio la propria opera. Non amo quelli che fanno un album o un film ogni anno. Come nelle precedenti produzioni e ancor di piu' la sua musica è barocca, ricco di brani diversi provenienti da ambiti sia, geografici che storici diversi, ma legati assieme dalla ricerca nelle tradizioni popolari sia musicali che religiose o pagane. Si va da "Ovunque proteggi" che da il titolo al disco, una dolce ed emozionante beguine che accoglie, proteggendoli, i "peccatori" sulla strada tortuosa della redenzione a "L'uomo vivo" allegro inno, suonato con la banda, per la sincretica festa della Resurrezione di Scicli, ai ritmi incalzanti della russa "Moskavalza" per passare poi alla musica mediorentale della biblica "Non trattare" e, insomma, bisogna ascoltarle tutte. Alcune tracce sono piu' ostiche, per l'uso di sonorità piu' dure e dissonanti altre invece sono ballabili e cantabili, ma tutte mi sembrano molto ben elaborate con grande ricercatezza. Per cui il mio primo giudizio è molto soddisfacente, ma non avevo dubbi. Ascoltatelo.
Wil