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14.2.11

Vita e pensiero di un grande imperatore romano


Memorie di adriano di M.Yourcenar

Rimanda oggi, rimanda domani, finalmente ho sciolto la mia riserva e mi sono immerso nella lettura di "Memorie di Adriano". Ho dovuto un pò ricredermi rispetto alle mie molte esitazioni preconcettuali. In effetti, prima di leggere qualcosa, ho sempre un'idea dell'opera che mi costruisco, dal titolo, dall'autore, da qualche riferimento esterno ed ovviamente meno informazioni posseggo, piu' il mio preconcetto è campato in aria. "Memorie di Adriano" non mi ispirava per niente. Non è un romanzo, non è un saggio storico, ma un epistolario filosofico costruito addosso ad un personaggio storico. Gli spunti sono diversi, la Storia con la S maiuscola, la biografia di un uomo alla fine della sua esistenza, il suo rapporto con gli altri uomini e con il potere, il suo amore omosessuale. Adriano è immaginato come un attore di teatro, in effetti la trasposizione teatrale si adatta a meraviglia, che entra ed indossa i panni del suo personaggio e lo vive. La ricostruzione è straordinaria, grazie ad una importante ricerca documentale, ma anche e soprattutto della  spiccata sensibilità intellettuale e sentimentale della Yourcenar. Non vi nascondo che il testo andrebbe letto piu' volte poichè non è immediato, o magari letto una sola volta in condizioni ideali (senza interruzioni, ambiente asettico, bibita e massaggio compresi), ma anche dopo una lettura bislacca come la mia si possono trattenere delle buone impressioni. Aiuta molto avere visitato Villa Adriana,  può liberare l'immaginazione dal gravoso compito di individuare il luogo nel quale il protagonista scrive e pensa. Aiuterebbe molto di piu' avere un buon bagaglio di storia imperiale romana dell'età che va da Traiano a Marco Aurelio. Ma la centralità dell'opera sta nell'incontro ravvicinato con l' "animula vagula blandula"  di Adriano, ormai in fin di vita che si trova a fare una resa dei conti con se stesso. Indimenticabili i passi sul suicidio di Antinoo e sul dolore provato da Adriano per la morte dell'amato, l'ammirazione e la perplessità per gli ebrei che preferiscono morire pur di non obbedire all'impero, le scene di caccia, l'evolvere della malattia, l'attesa della propria morte. Di grande intensità. Citiamo qualche passo :
In quell'epoca, nel consolidare la mia felicità, nell'assaporarla, nel valutarla persino, ponevo l'attenzione costante che ho sempre prestata ai particolari più futili delle mie azioni; e che cos'è la stessa voluttà se non un momento di attenzione appassionata del corpo? Qualsiasi felicità è un capolavoro:il minimo errore la falsa, la minima grossolanità la deturpa, la minima insulsaggine la degrada.

La memoria della maggior parte degli uomini è un cimitero abbandonato, dove giacciono senza onori i morti che essi hanno cessato di amare. Ogni dolore prolungato è un insulto al loro oblio.
"Il nostro errore più grande è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha."
"Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire."
"Nell'occuparmene, penso spesso alla bella iscrizione che Plotina aveva fatto apporre sulla soglia della biblioteca istituita a sua cura in pieno Foro Traiano:
"La mia opinione su di lui si modificava senza posa, il che accade solo per gli esseri che ci toccano da vicino: gli altri, ci contentiamo di giudicarli alla grossa, e una volta per tutte."

Tutta la vita ero vissuto d'amore e d'accordo col mio corpo; avevo implicitamente contato sulla sua docilità, sulla sua forza. Quest'intima alleanza cominciava ad allentarsi; il mio corpo cessava d'operare d'accordo con la mia volontà, col mio spirito, con quella che bisogna pure ch'io chiami, goffamente, la mia anima; il compagno intelligente d'un tempo, ormai non era più che uno schiavo riluttante alla fatica. Il mio corpo aveva paura di me: sentivo continuamente nel petto la presenza oscura della paura, una morsa che non era ancora dolore, ma il primo passo in quel senso.

Roma sarebbe sfuggita al suo corpo di pietra, e come Stato, come cittadinanza, come Repubblica si sarebbe composta un'immortalità più sicura. Nei paesi ancora barbari, in riva al Reno e al Danubio, sulle sponde del Mare dei Batavi, ogni villaggio difeso da una palizzata di legno mi ricordava la capanna di canne, il mucchio di strame dove dormirono i nostri gemelli sazi del latte della lupa: quelle metropoli future riprodurranno Roma. All'entità fisica delle nazioni e delle razze, agli accidenti della geografia e della storia, alle esigenze disparate degli dei e degli avi, noi avremmo sovrapposto per sempre, pur senza nulla distruggere, l'unità d'una condotta umana, l'empirismo d'una saggia esperienza. Nella più piccola città, ovunque vi siano magistrati intenti a verificare i pesi dei mercanti, a spazzare e illuminare le strade, a opporsi all'anarchia, all'incuria, alle ingiustizie, alla paura, a interpretare le leggi al lume della ragione, lì Roma vivrà. Roma non perirà che con l'ultima città degli uomini.

31.12.10

Il medioevo di Roma

Storia di Roma nel medioevo di Alfonso Gatto


Un tomo di oltre mille pagine, da leggere prima di addormentarsi. Chi crede che non sia il massimo non ha tutti i torti, ma le storie ed i misteri del medioevo nella città eterna sono paragonabili ad un romanzo intrigante. Peccato che nel libro di Alfonso Gatto non siano presenti troppi schemi riassuntivi, cartine, disegni illustrativi che avrebbero aiutato a memorizzare ed a fissare nella mente gli eventi; d'altronde va dato atto che racchiudere mille anni di storia in un solo volume, con un'ampia bibliografia, sia già un'opera immensa. Milleduecentoquindici anni di storia in trenta capitoli. Si va dall'affermazione della religione cristiana nella Roma imperiale e lo sviluppo del potere spirituale e temporale della Chiesa al sacco di Roma del 1527. Se ne fa un ampio quadro politico, religioso, economico, sociale, culturale, edilizio, urbanistico. La trattazione di Ludovico Gatto comincia centocinquant'anni prima dell'inizio "canonico" del Medioevo e termina cinquanta anni dopo la sua fine "ufficiale", poichè l'autore ha ritenuto importante capire l'antefatto e le conseguenze dei mille anni dell'età di mezzo a Roma. L'antefatto serve a comprendere la situazione che porta alla caduta dell'impero Romano a cui si lega l'inizio del Medioevo. Si parte dunque dall'imperatore Costantino, dall'affermazione del Cristianesimo, dallo spostamento della capitale ad oriente, tutto visto dalla prospettiva della città di Roma. Si passa successivamente alla fase di decadenza con il sacco di Alarico fino alla deposizione di Romolo Augustolo ultimo imperatore. Dunque le guerre greco-gotiche e l'affermarsi dell'autorità del papa. La prima parte è molto interessante, poichè l'alto medioevo non è ricco di fonti ed è considerato per questo un periodo oscuro, misterioso, ma Alfonso Gatto ci fornisce ampie ricostruzioni della vita a Roma fino all'anno mille. Interessanti le stime, forse impossibili, del numero di abitanti in città che io amo in particolar modo; esse danno un contributo importante a immaginare questo scorcio di passato. Vi si ritrovano cenni di urbanistica, chiese e monumenti costruiti o ricostruiti, e di vita sociale, nonchè cronache di delitti e cronache amorose. Episodi simbolo di questi anni sono ad esempio il papato di Gregorio Magno e il miracolo della peste, il conflitto fra il papato e i bizantini nel seicento, l'incoronazione di Carlo Magno nella notte di Natale dell'ottocento, il papa Formoso che fu processato da morto rivestito degli abiti sacri, la pornocrazia romana periodo nel quale i papi furono sotto l'influenza di donne corrotte, in particolare Teodora e sua figlia Marozia, il dominio della famiglia dei Crescenzi a Roma. Questo libro rivela queste vicende a chi non le sa, e per gli altri di certo le arricchisce di particolari. Avvincente poi è ritrovare i luoghi di cui si è letto attraverso una visita sul posto. Molto del medioevo a Roma è andato perduto, ma se ne conserva pur sempre, anche se si divulga poco, una gran parte. Tornando alle vicende del libro si prosegue con i secoli successivi al mille con il potere dei papi, sempre in primo piano, la lotta per le investiture, la cattività avignonese, Cola di Rienzo, le famiglie piu' ricche che si contendono i papi, fino al cinquecento, al sacco di Carlo V. La storia si può imparare con wikipedia ma una bella letta a qualche libro aiuta e fa passare il tempo



10.11.10

Tommasino da Pietralata

Una vita violenta di P.P.Pasolini


Roma e il dopoguerra, un bacino di storie, di vite, di personaggi a cui Pasolini ha attinto in maniera esemplare. Un mondo dipinto, riprodotto, analizzato, cantato in libri, film, articoli giornalistici. Come non essere attratti da uno scrittore che sembra calato dall'alto a spiegarti come stanno le cose; e come non desiderare di sentire il racconto antico delle mura e dei volti che vedi ogni giorno per le vie della città. Così dopo "Ragazzi di vita" , "Una vita violenta" approfondisce e mostra ancor di piu' i caratteri "difficili" della borgata romana nel periodo del boom economico. La storia di Tommaso è sporca, fangosa, fredda, e la conclusione drammatica ne è il termine ovvio. Negli anni'50 la speranza, il sogno, i soldi che si cominciano a vedere, posti di lavoro per tutti, di conseguenza molte persone hanno iniziato ad avere possibilità svaghi e divertimenti. Ma i nostri ragazzi di periferia hanno molta difficoltà ad emergere, anche grazie alla loro "purezza" che li tiene distanti dal conformismo che allora inizia a muovere i primi passi. Lo sguardo che Pasolini muove su questi luoghi e su questi volti è quello di un regista cinematografico. Campo lungo sullo spiazzo di Pietralata fra le baracche dove i ragazzini giocano a pallone e poi primi piani sui vari Tommasino, Lello, Zucabbo. Li seguiamo poi con la comitiva a piedi o col "millanta", girare per una bellissima Roma, senza traffico e caos, per ruberie d'altri tempi o per cercare l'amore o per osterie. Come non pensare a quei tanti film degli anni '50 che raccontano così dettagliatamente l'Italia di allora; questo romanzo ne è un degno collega. Ci sono inoltre spaccati sociologici a tutto tondo ad esmpio la politica, con Tommasino prima simpatizzante dei missini che finisce ad iscriversi al partito comunista e la scena madre della rivolta "comunista" al sanatorio è grandiosa. C'è il problema idrogeologico che a quei tempi rendeva malsana la zona di Pietralata, con l'alluvione che rende Tommasino un eroe ma lo condanna alla morte per tubercolosi, male che all'epoca fa molte vittime. E per concludere non si può non rimanere colpiti dal linguaggio, anche perchè qualcuno lo protrebbe trovare troppo ostico, un romanesco di borgata ormai in disuso che però contribuisce a rendere di notevole efficacia la ricostruzione della realtà.


20.9.10

Piu' di un'epopea scolastica

Il risorgimento italiano di A.M Banti


Dopo l'attrattiva per il medioevo ed i suoi offuscati contorni, mi è presa la curiosità di approfondire il Risorgimento italiano. Questo periodo storico è stato seppellito per lunghi anni in melassa retorica nazionalista fino a renderlo indigesto. Dai tempi in cui l'ho studiato a scuola non ho avuto modo di ritornarci per mancanza di stimoli come ad esempio programmi televisivi, servizi giornalistici o film. Ma ora, un pò per una mia sensazione di depauperamento di conoscenze storiche, un tempo brillanti, un pò per la concomitante celebrazione del centocinquantenario dell'unità d'Italia, ho avuto voglia di riprendere l'argomento. Oltre a qualche documentario visto su Rai Storia mi è venuto incontro questo interessante libro edito da Laterza "Il Risorgimento italiano" di Alberto Mario Banti. Il punto di vista che guida l'opera è la nascita e lo sviluppo dell'idea di unità, piu' che che la solita tiritera di moti e battaglie. Un libro "poco risorgimentale" in senso stretto, cioè poco incline al patriottismo fasullo dei combattimenti e dei martiri, ma che riserva una trattazione complessa nel mettere insieme le politiche degli stati preunitari e le idee e le azioni dei sostenitori dell'idea di nazione.
L'autore individua l'origine del Risorgimento nel periodo compreso fra il 1796 e il 1799, gli anni delle vittorie napoleoniche del Triennio Repubblicano, perchè
fu in quella fase che per la prima volta si cominciò a parlare di rigenerazione (o risorgimento) della nazione; fu in quel periodo che alcuni ambienti politico-intellettuali formularono per la prima volta chiari progetti di costruzione di uno stato unitario, intorno ai quali si tentò anche di mobilitare energie ed individui“.
Il libro prevede accanto alla trattazione degli avvenimenti, i documenti di riferimento, dal "Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799" di Vincenzo Cuoco alle opere di Mazzini, Gioberti, Cattaneo, Garibaldi e degli altri attori dell'unità. Non mancano documentazioni di carte costituzionali quali ad esempio lo statuto "Albertino" o la costituzione della Repubblica Romana.
Una lettura attuale, interessante, doverosa, e piacevole che ci ricorda di quanto non sia stata ovvia la costruzione della nazione Italia.
Successivamente preso da questa recuperato amore per il Risorgimento sono andato alla giornata delle celebrazioni dell'anniversario della presa di Porta Pia, ho seguito dibattiti, ho fatto ricerche, ho visto film. Un libro decisamente stimolante.

13.9.10

Il male che acceca l'uomo

I demoni di Dostoevskij

Sono tornato a leggere Dostoevskij per andare sul sicuro. A suo tempo avevo comprato diversi suoi libri che tenevo ad ammuffire in libreria. Ho estratto così i due volumi de "I Demoni", che qualcuno legge con l'accento sulla "e" e qualcun altro sulla "o", e me ne sono appassionato. La prima parte mi è sembra molto melò, quasi quasi un romanzo "da femmine", un romanzo ottocentesco classico, poi un pò alla volta è prevalsa la matrice politico-sociale dell'opera. Come al solito i personaggi sono molti, e tutti con i nomi russi che, una volta col patronimico una volta col diminutivo, sembrano proliferare a dismisura, c'è da stare attenti. Ma a parte queste piccole difficoltà e nonostante la complessità delle vicende, e dell'ambientazione storico geografica che ad un lettore non proprio russista può sfuggire, la lettura coinvolge parecchio. C'è ritmo, passione, azione, ammazzamenti, ma anche e soprattutto stategia politica, riflessioni filosofiche, crisi spirituali. I personaggi sono fortemente caratterizzati e ti si legano come e piu' di un buon serial televisivo, senza che, per questo, l'opera perda da qualche parte un pizzico di qualità. Solo un grande autore riesce in ciò. Come non rimanere avvinghiati all'enigmatico e folle Nikolaj Stavroghin, un pò il cardine del romanzo sempre in lotta col mondo e con la società fino a diventare apatico e indifferente a tutto; come non divertirsi, nella parte iniziale con Stepan Trofimovic e la sua mecenate la “generalessa” Varvara Petrovna e commuoversi nel loro finale ; come non parteggiare per quella specie di società segreta che anticipa i moti rivoluzionari russi di inizio novecento, composta da varie anime : Pëtr Stepanovic il capo cinico e violento, Kirillov mistico nichilista e distruttivo, che dimostra la non esistenza di Dio attraverso il suicidio cosciente, Šatov, liberalista che abbraccia la causa del grande popolo russo, ma anch'esso tormentato e mal destinato per citarne alcuni. Una serie di uomini ossessionati, posseduti, con animi confusi, sconvolti, per la ricerca snervante dell'idea di libertà e giustizia. Mi piacerebbe vederli nella società italiana attuale, intellettuali di questo calibro, che, si organizzano con la stessa veemenza, nostante contraddizioni e violenze intestine, per ribaltare l'establishment cristallizato, il vecchiume secolarizzato che ci domina e ci guida. Le odierne superficialità e menefreghismo, vuoto di pensiero e di dignità sono proprio all'opposto delle pulsioni che animavano i nostri tormentati demoni. Ma chissà in un futuro non troppo remoto......
Alcune citazioni :
"L'elevatezza della struttura umana favorisce
talvolta anche l'inclinazione verso i pensieri cinici, non fosse altro che per la varietà degli sviluppi"
«Avete mai visto una foglia d’albero? Io ne ho vista or non è molto una gialla, un po’ verde, agli orli era marcita. Il vento la portava. Quando avevo dieci anni, d’inverno chiudevo gli occhi apposta e mi rappresentavo una foglia verde, lucente, con le venettine, e il sole splendeva. Aprivo gli occhi e non credevo, perché era molto bello, e li chiudevo di nuovo. Non parlo d’un’allegoria, ma semplicemente d’una foglia, d’una foglia. La foglia è bella. Tutto è bello. L’uomo è infelice, perché non sa di essere felice. Chi lo saprà, colui diventerà subito felice, sull’istante. Tutto è bene, tutto. Tutto è bene per coloro che sanno che tutto è bene. Se sapessero di star bene, starebbero bene, ma finché non lo sanno di star bene, staranno male. Ecco tutta l’idea, tutta, non ce n’è nessun’altra!»
“esistevano due persone, e a un tratto eccone una terza, uno spirito nuovo, compiuto, finito, come non ne escono dalle mani dell’uomo; un nuovo pensiero e un nuovo amore, fa perfino paura… E non c’è nulla di più alto sulla terra!”

"Stepàn Trofimovic aveva saputo toccare nel cuore del suo amico le corde più profonde e suscitare in lui una prima, ancora indefinita sensazione di quella eterna sacra malinconia che certe anime elette, gustatala e conosciutala una volta, non muterebbero poi mai più in una soddisfazione a buon mercato. (Ci sono anche degli amatori che hanno cara questa malinconia più della soddisfazione più piena, anche se questa fosse possibile)."

26.7.10

Fascismo ieri e oggi

Accanto alla Tigre di Lorenzo Pavolini

C'è un libello che mi è stato prestato e che ha avuto anche apprezzamenti nei premi letterari estivi, ed ha appagato in parte la mia curiosità sul mondo del neofascismo. Mi sono sempre chiesto che cosa ci trovano alcuni ragazzi nel mondo cupo e tetro del ventennio ed in che maniera vorrebbero replicare ai tempi odierni quelle antiche orribili situazioni. Ho conosciuto anche persone non balorde, la maggior parte sono balorde per la verità, che hanno queste passioni politiche. Dopotutto bisogna conoscere prima di giudicare no! Anzi bisogna conoscere e basta perchè ciò che ci interessa è capire la società ed i suoi movimenti. Pavolini fu il numero due di Salò, uno degli ultimi fedeli al Duce, appeso anch'egli a Piazzale Loreto, ma fu anche l'anima culturale dei gerarchi. Pavolini è anche Lorenzo, nipote inconsapevole di tale famoso nonno. La sua è dunque una ricerca familiare, alla scoperta della componente "nera" del suo sangue ma è anche un approfondimento sul neofascismo di oggi. Si parte da Colle Oppio, Esquilino, dove abita lo scrittore e dove è situata Casa Pound. Questa comunità di "estremisti" con i loro manifesti, le loro scritte sui muri ha destato anche la mia attenzione, visto che ho abitato nelle vicinanze. Ho condiviso con lo scrittore le sensazioni di curiosità ed interesse per le loro iniziative e per i loro simboli. Ed una imboscata nelle loro conferenze allargate l'avrei fatta volentieri, non credo sia tutto da buttare. Tornando al libro c'è la rivisitazione della Firenze anni '30 con grandi intellettuali di stampo borghesi, ambiente nel quale si forma e diventa punta di diamante Alessandro Pavolini fino a fondare una rivista importante "Il Bargello" ed il Maggio Fiorentino. Non si riesce a capire come sia possibile una virata così netta verso la retorica fascista ed un mantenimento di tale rotta fino alla fine, fino alla morte sempre a "cavallo della tigre". Lorenzo ci racconta inoltre tanti episodi personali, tanti incontri con persone, tante letture, che lo aiutano a capire, a conoscere e lo fa con una scrittura romanzesca e piacevole, coinvolgendoci e incuriosendoci. Storia e ideologia, intimismo e dialogo. Un bel libercolo!

18.7.10

Letto da grandi è tutta un'altra cosa

Le avventure di Pinocchio di Collodi

Ad un certo punto della mia vita mi sono accorto di non aver letto mai per intero "Le avvventure di Pinocchio. Avevo visto lo sceneggiato televisivo, i vari cartoni animati, posseduto un Pinocchio di gomma con luce incorporata, ma non ricordo di aver avuto il libro tra le mani. Sicuramente ricordo ammonimenti ricevuti da piccolo del tipo "Non dire bugie altrimenti ti cresce il naso come Pinocchio!" e via di seguito. Pinocchio è alla base dell'educazione della mia generazione, ma non ha avuto molto effetto : i bambini buoni e ubbidienti erano già pochi all'epoca e col tempo se ne sono persi molti altri. Diciamo che solo i piu' ingenui sono stati traviati dal burattino di legno, ma non è un grosso male che ci sia ancora chi non racconta menzogne a causa di letture giovanili. Il libro "Le avventure di Pinocchio", scritto da Collodi, è altro dall'immagine edulcorata della versione disneyana che se n'è impadronita; esso è in realtà un libro per grandi con assassini, ladri, morti e colpi di scena che farebbero impallidire anche Tarantino. Ed una delle frasi storiche del mio professore di matematica del liceo era proprio questa " Pinocchio letto da grandi è tutta un'altra cosa". Il primo livello di lettura, quello della storia in sè è proprio piacevole: favola, magia, scoperta, fantasia, noir. Personaggi meravigliosi tra l'umano e l'animale come il grillo parlante, Mangiafuoco, Lucignolo, la Bella Bambina dai Capelli Turchini, il Gatto e la Volpe, il giudice Acchiappacitrulli, il pescecane (che non è una "balena"). Luoghi del subconscio come il Gran Teatro dei Burattini, il Campo dei Miracoli, l'osteria del Gambero Rosso, il paese delle Api industriose, il mitico Paese dei Balocchi. Per il resto gli sono state affibiate le letture piu' disparate, le piu' assurde da quella ovvia pedagogica a quelle psicologiche, politiche o religiose che non fanno altro che confermare la peculiarità dell'opera. Pinocchio è anche un simbolo disincato di ribellione ai canoni della società ottocentesca, che viene sì piegato, ma che ci prova in ogni modo. Per l'infanzia invece credo sia un pò inadeguato, troppo inquietante e troppo strumentalizzato. A tutto ciò aggiungiamo una citazione delle illustrazioni originali di Mazzanti che danno un contributo quasi "gotico" al racconto. Per finire come non ricordare Calvino che parlava di ritmo e sintassi delle immagini e metamorfosi che fanno sì che ogni episodio segua l'altro in una concatenazione propulsiva, o della duttilità con cui il romanzo si offre alla perpetua collaborazione del lettore. Questo ha dato un successo internazionale al libro.
C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d'inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastr'Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.

6.7.10

Tamburino antinazista

Il tamburo di latta di Gunther Grass

Quest'estate ce ne andiamo a Danzica. Nella città polacca che in passato è stata prussiana, ha goduto di un governo autonomo, è stata occupata dal terzo reich per tornare infine alla Polonia, si svolgono le vicende del libro che ho appena letto con grande piacere. Il Tamburo di latta di Gunter Grass è un'opera importante, densa, lunga, ma veramente deliziosa. Essa narra le vicende di un piccolo tamburino che reagisce a suo modo nei confronti dei tristi fenomeni storici del novecento. Decide di non crescere piu' : "I don't wonna grow up" come nella canzone di Tom Waits. Oscar Matzerath a tre anni smette di aumentare la sua statura, ma non la sua materia cerebrale. L'altra sua arma contro le convenzioni della società borghese è il tamburino che rullato a dovere riesce a rompere i vetri delle case, delle scuole, delle chiese. Nel libro si scorrono pagine di storia, attraverso un mondo fatto di fantasia, visionarietà, metafora, frutto di una mente di grande genialità. Rimangono impresse, grazie al loro potere evocativo, le svariate immagini simboliche di cui rigurgita l'opera. Come non ricordare le quattro gonne della nonna, la statua di Gesù bambino col tamburino al collo, l'eroica difesa della posta polacca, la Cantina delle Cipolle, le partite a skat,il cimitero di Saspe, il negozio di generi coloniali, la testa di cavallo con le anguille dentro, la cuoca nera. Restano impressi anche i personaggi tutti fortemente caratterizzati dalla mamma adultera ai due padri Matzerat e Jan Bronski, e poi Shugger Leo, Herbert Truckczinski e le sue cicatrici, Bebra discendente del principe Eugenio, fino alle amanti, l'esperta signora Gretchen, la piccola Raguna, e l'amore della vita Maria. Un intero album fotografico di caratteri, odori, colori differenti. I sensi sono coinvolti globalmente nella lettura, e dopo qualche senso iniziale di straniamento ci si lascia coinvolgere da questa favola storica. Non è un caso che vi abbiano tratto un film di successo, la pellicola è già impressa dopo una lettura. Il tamburo di latta non è una passeggiata per la complessità del racconto, lo stile un pò barocco, ma dopo un pò ci si appassiona. Ci si affeziona a Oskar, ai suoi eccessi, alla sua dolcezza, alla sua ironia, al suo modo di vedere il mondo. Oscar è un comico, un satiro, un folletto cattivo, un amante lussurioso, un bambino incompreso, un rivoluzionario, è un eroe del nostro tempo. La lettura di questo romanzo non lascia affatto indifferenti. Consigliatissimo.
Concludo con qualche passaggio :

il tamburo dei tre anni :

[...] mi attenni al tamburo, e dal mio terzo compleanno in poi non crebbi di un dito, rimasi il bambino di tre anni, ma anche il tre volte furbo, che tutti gli adulti sorpassavano in altezza, ma che a tutti gli adulti doveva essere tanto superiore, che non avrebbe voluto misurare neanche la propria ombra con la loro, che di mente e di corpo era ormai un uomo fatto, mentre quelli ancora da vegliardi dovevano preoccuparsi del loro sviluppo, che non faceva altro che farsi confermare quello che essi a fatica e spesso dolorosamente dovevano sperimentare, che di anno in anno non aveva bisogno di scarpe e di calzoni più grandi per dimostrare che qualcosa in lui cresceva."
dolce con Maria
"Ascolta, Maria ti faccio una bella proposta: potrei comprarmi un compasso e tracciare un cerchio attorno a noi, misurare col medesimo compasso l'inclinazione del tuo collo mentre tu leggi, cuci, o, come adesso, giri la manopola della mia radio portatile. [...] Una bella proposta: potrei farmi vaccinare gli occhi ed essi verserebbero ancora qualche lacrima. Volentieri Oskar pregherebbe il macellaio qui all'angolo di passargli il cuore nel tritacarne se tu facessi altrettanto della tua anima. Potremmo anche comperarci un animale di stoppa e porlo tra noi due, lieti di vederlo stare tranquillo. Se mi procurassi dei lombrichi e tu avessi pazienza, potremmo andare a pescare ed essere felici. O la polverina effervescente di quella volta...ti ricordi? Tu mi chiami asperula, io divento effervescente, tu chiedi ancora di me e io ti accontento - la polverina, Maria, una bella proposta!"
la mitica Cantina delle Cipolle
Ma nella cantina di Schmuh non c'erano né le une né l'altro, non c'era niente da mangiare, e chi voleva mangiare qualcosa doveva andare altrove, al "Pesciolino" per esempio, e non nella "Cantina delle Cipolle," perché lì si affettavano soltanto cipolle. E perché? Perché la cantina si chiamava così ed era qualcosa di speciale, perché le cipolle, le cipolle affettate, a ben guardare ...
No, i clienti di Schmuh, o almeno alcuni di essi, non vedevano più niente, i loro occhi straripavano, e non perché avessero i cuori così gonfi; perché non è detto che gli occhi debbano straripare quando il cuore è gonfio: molti non ci arrivano mai, specialmente da qualche decennio in qua, e perciò il nostro secolo verrà chiamato in futuro il secolo senza lacrime, benché vi sia ovunque tanta sofferenza.
E proprio per questa carenza di lacrime la gente che poteva permetterselo andava nella cantina di Schmuh. Si faceva servire dal padrone una tavoletta - maiale o pesce - e un coltello da cucina per ottanta pfennig, e una volgare cipolla da cucina di giardino o di campo per dodici marchi, la tagliava sempre più piccola, finché il succo produceva il suo effetto. Quale effetto? Quello che il mondo e il dolore del mondo non producevano più: la rotonda lacrima umana. Allora si piangeva. Si tornava finalmente a piangere. Si piangeva con decenza, si piangeva senza inibizioni, si piangeva sfrenatamente. Il flusso scorreva e dilagava. Arrivava la pioggia. Cadeva la rugiada. A Oskar venivano in mente chiuse che si aprivano. Dighe infrante dall'alta marea. Ma come si chiama quel fiume che straripa ogni anno, senza che il governo ci faccia niente?

E, dopo il fenomeno naturale da dodici marchi e ottanta, l'uomo che ha esaurito le sue lacrime parla. Ancora esitanti, stupiti dei loro nudo linguaggio, i clienti della "Cantina," dopo la degustazione delle cipolle, si abbandonavano ai loro vicini, sulle scomode casse dalla fodera ruvida, si lasciavano interrogare, rivoltare come cappotti.


12.4.10

Oltre Romeo e Giulietta

La terra sotto i suoi piedi di Salman Rushdie

Ho superato la paura che avevo di intraprendere letture di libri pesanti (nel senso della massa). Settecento pagine e piu' per "La terra sotto i suoi piedi" in tempi lontani le avrei rimandate a data da destinarsi. E così ho fatto per anni. Ma ora non ho piu' paura, anzi ora so che solo un libro grande può essere un grande libro. Ovviamente non basta, ma se uno scrittore è bravo e riesce a mantenere alto il livello della narrazione, la lettura ti resta appiccicata addosso anche molto tempo dopo la parola "FINE". Salman Rushdie, scrittore indiano, famoso per la storia della fatwa, ha realizzato un libro che è uno sterminato mondo di parole, di filosofie di vita, di ritmi rock, di personaggi bizzarri, di assurdità fantastiche. Oriente contro occidente, il mondo terreno contro quello ultraterreo, il mito contro il reale. E l'amore che vince sempre.... Perchè prima di tutto, il romanzo è una storia d'amore alla "Romeo e Giulietta", tempestata di riferimenti mitologici antichi e moderni. L'archetipo da cui trae origine è la storia oraziana di Orfeo e Euridice, sia per la presenza del terzo incomodo, tale Rai Merchant, il triangolo non l'avevo considerato, sia per la ricerca dell'amore fin dopo la morte, nell'aldilà. Gli iperuranici protagonisti Ormus Cama e Vina Apsara sono insuperabili per bellezza e armonia. Musicisti senza pari, muovono folle deliranti, fascino, carisma, trasgressione. Chi se non loro destinati a questo "folle" amore. Si incontrano, si perdono, si ritrovano, rimangono casti (fra loro) per dieci anni fino al matrimonio, e poi di nuovo appaiono distanti per l'isolamento di Ormus fino alla morte di Vina, nel terremoto di Città del Messico, ma non è ancora finita, l'amore va oltre. Tanti, troppi spunti in questo che è un romanzo infinito e strabarocco, che si svolge in tre città simboliche : l'indiana Bombay filo-inglese degli anni Quaranta e Cinquanta, la Londra dei favolosi anni Sessanta e la New York degli anni '70 e '80. Tre mondi, tre epoche. E poi troviamo di tutto, filosofia, mitologia classica e orientale, religioni antiche come lo zoroastrismo e poi incendi, suicidi, omicidi, terremoti distruttivi, musica rock, fotografia, allevamenti di capre, droghe, incidenti d'auto, coma, erotismo, cricket .. e altro ancora. La narrazione è affidata a Rai, amante di Vina, che non riuscirà mai a portare via ad Ormus. Ma sarà il rivelatore di questa grande storia. La lettura è avvincente anche se a volte assurda e incomprensibile, non si riesce sempre a stare sempre dietro alle manie linguistico-immaginarie dello scrittore. Ma inseguendolo lo si riprende e si possono godere, magari a tratti, delle belle emozioni. Ne è valsa la pena
Un pò di citazioni :

Ma quello che io intendevo per amore, e quello che Ormus Cama - per esempio - intendeva con la stessa parola, erano due cose diverse. Per me era sempre un' arte, l'ars amatoria: il primo approccio, la rimozione delle ansie, la creazione dell'interesse, la finta pazienza, il lento e inesorabile ritorno. La pigra spirale interiore del desiderio. Kama. L' arte dell' amore.
Mentre per Ormus Cama era questione di vita e di morte. L'amore era per tutta la vita, e durava dopo la morte. L'amore era Vina, e dopo Vina non c'era nient' altro che il vuoto.

Tre di noi, da Bombay, presero la via dell'occidente. Dei tre fu Vina, per la quale era un viaggio di ritorno, la prima a sentire i morsi della fame spirituale del mondo occidentale, a restare intrappolata nei suoi abissi d'incertezza e a trasformarsi in una tartaruga: un guscio coriaceo sopra una massa molliccia.

15.1.10

Questo è un libro serio

Necropolis di Boris Pahor

Come si può essere uguali a se stessi mentre si legge Necropolis? C'è qualcosa che ti invade, ti sconcerta, ti interroga, ti fa sentire inadeguato. Ti senti in colpa per qualcosa che non hai commesso in un tempo in cui neanche eri nato. Ti viene da pensare parafrasando Primo Levi "Se questo è un uomo", ma Pahor ha scritto un libro diverso da quello. Non che me lo ricordi bene visto che l'ho letto negli anni della scuola, ma in Necropolis ad esempio cambia il luogo : qui siamo in Francia, non piu' l'arcinota Auschwitz ma l'alsaziana Natzweiler-Struthof, qui non si parla di ebrei, bensì di prigionieri di guerra; in ogni caso le condizioni degli internati sono lo stesso inimmaginabili. L'autore ricorda i luoghi della sua sofferenza e della morte di molti suoi amici prendendo spunto da un ritorno sul luogo, che è ora divenuto un museo per visite guidate per scolaresche. E' evidente il contrasto tra l'aria scansonata e divertita che respirano gli studenti, e la serietà, il rispetto, la tensione emotiva di chi lì dentro ha vissuto sofferenza e morte. Ad esempio la vista di due innamorati :
"Noi eravamo immersi in una totalità apocalittica nella dimensione del nulla; quei due invece galleggiano nella vastità dell'amore, che è altrettanto infinito, e che altrettanto incomprensibilmente signoreggia sulle cose, le esclude o le esalta."
C'è dentro anche una lucida visione politica, legata alla discriminazione subita dagli sloveni in Italia.
"La paura si era impadronita della nostra comunità a cominciare dalla fine della prima guerra mondiale, dai giorni in cui i libri delle nostre biblioteche erano stati accatastati davanti al monumento di Verdi e la gente se la godeva a vederli bruciare. E poi la paura era diventata nostro pane quotidiano quando le nostre case di cultura erano state trasformate in bracieri, quando un fascista aveva sparato al predicatore nel tempio sul Canale, quando un maestro con una tosse sospetta aveva punito con la sua saliva le labbra della scolara che si era azzardata a chiacchierare nella lingua proibita."
Ma soprattutto ci sono tante storie, tanti racconti di uomini che cercano di conservare sino all'ultimo un lume di sopravvivenza. Gli esempi sono innumerevoli :
"Centottantasei gradini. Dieci pianerottoli. I corpi zebrati dovevano inerpicarsi sei volte al giorno fino alla cima, con una pesante pietra sulle spalle". Lungo lo stretto sentiero, sull'orlo di un precipizio, "stava un kapò che buttava giù con uno spintone chi a suo giudizio aveva una pietra troppo piccola sulle spalle". Sembra un girone infernale: "Quando alle guardie saltava il ghiribizzo, respingevano indietro, dalla cima della gradinata, quelli che si erano trascinati ansimando sin lassù, facendoli rovinare su chi stava sopravvenendo".
Una lettura necessaria

17.11.09

Finalmente Bukowski

Post Office di C. Bukowski

Un autore così mitizzato e citato nelle osterie e nei locali piu' "alternativi" mancava nella mia libreria. E forse averlo letto in età matura non mi ha dato modo di apprezzare gran parte del suo fascino. Non si può dire però che non sia di interessante questo Post Office. Il romanzo, perchè di un breve romanzo si tratta, narra le vicende di un postino anarchico e alcolizzato che gira le cassette della posta dell'America anni '70. Il resto del tempo si passa tra le lenzuola di donne insoddisfacibili e al gioco dei cavalli. Per prima cosa il libro scorre che è una bellezza e produce un bel pò sane risate di quelle che si fanno a bocca aperta. I personaggi poi sono fortemente caratterizzati e brillanti. Uomini e donne assetati di sesso e alcool che sembrano aver trovato il modo di fregarsene del mondo, vivendo allegramente. Ma non è tutto rosa e fiori, il lavoro alle poste è duro, sempre in competizione, capi assurdi da accontentare, tempi di consegna da rispettare, clienti insoddisfacibili, ma il nostro amico anche quando viene licenziato la prende bene :

"Piccola, non essere ingenua. Qualunque stronzo è capace di trovarsi uno straccio di lavoro; invece ci vuole cervello per cavarsela senza lavorare. Qui la chiamano arte di arrangiarsi. E io voglio diventare maestro in quest'arte."
L'eccesso in tutte le sue forme, dal divertimento spensierato al declino psicofisico. Il libro può essere visto come un'analisi dell'ambiente border line che è poi l'altra faccia di una società opulenta che crea emarginazione. Una vena amara o comunque riflessiva percorre la descrizione dei personaggi del romanzo, sempre a un passo dal declino tra povertà, disfacimento, sesso compulsivo, truffe, alcol, droga, corse di cavalli, ma sempre autentici.
Le donne senza dubbio hanno un posto di primo piano nella vita del nostro Chinaski : si passa dalla matura e famigliare Betty, compagna di sesso e bevute che però fa una brutta fine
"Andai a casa e lo appoggiai al culo caldo di Betty"

"Betty era invecchiata,molto in fretta. Si era appesantita. Le rughe erano diventate più profonde. [...] vidi le piaghe e le rughe sotto le chiappe"
a donne belle e appariscenti e magari anche benestanti anch'esse compagne di sesso come Joice o May Lou
"Aveva lunghi capelli biondi ed era un bel pezzo di carne fresca e soda" ... "Aspetta!Aspetta un minuto, piccola! Ne abbiamo già fatte un paio e non sono ancora le due di pomeriggio"

"Dio o qualcun altro continua a creare le donne e a mandarle in giro, e una ha il culo troppo grosso, l'altra le tette troppo piccole, una è pazza e l'altra è suonata, una ha la mania della religione e l'altra legge le foglie del tè, una non riesce a controllare le scoregge, l'altra ha il naso grosso, e l'altra ancora ha le gambe secche... Ma ogni tanto arriva una donna, in pieno rigoglio, una donna che scoppia dal vestito... una creatura tutta sesso. Alzai gli occhi e la vidi in fondo al banco. Era già ubriaca."
Un altro aspetto che è evidente è la sua scrittura, libera, istrionica, divertente :

"Mi alzai. Tossii. Mi venne un conato di vomito. Mi infilai lentamente i vestiti. "Mi fai sentire uno zero" le dissi. "Non posso essere così tremendo! Devo avere anche qualche lato buono!" Finii di vestirmi. Andai in bagno e mi buttai un po' d'acqua sulla faccia, mi pettinai. Se solo potessi pettinarmi anche la faccia, pensai, ma è impossibile
La morale è sempre quella : divertiti, bevi, drogati, ma con un pò di cervello che ti illumini e ti faccia superare le difficoltà di questa vita "sbandata".

9.11.09

Un libro per nasi raffinati

Il profumo di P.Suskind

Mi è capitato tra le mani questo bestseller di qualche anno fa. Ultimamente è uscito anche un film ma non l'ho visto, dicono che non sia all'altezza. Comunque l'ambientazione è molto interessante una Parigi settecentesca cupa e brillante al tempo stesso, stracciona ed elegante. La creatura uscita dalla penna dello scrittore è un essere meschino, povero, abbandonato, con una caratteristica unica, diabolica, un naso abile a distinguere e sezionare ogni olezzo mentre dal suo corpo non viene diffuso alcun odore. Idea alquanto originale, se non bizarra, che intriga il lettore. In effetti l'odorato-olfatto è il senso piu' trascurato, sicuramente per difficoltà oggettive, nei romanzi e nei film, è per lo piu' coperto, nascosto, alterato nella realtà dei nostri giorni, ma nel passato ha avuto un ruolo ben piu' importante e soprattutto nella Francia del Settecento. Tra l'altro questo romanzo mi fa ricordare un esperimento di qualche tempo fa di cui non si trova piu' traccia ,la televisione con gli odori, che mi fa vedere i distillatori televisivi di essenze di base per ricavare l'ampia gamma dell'odorato terreno a dei moderni Grenouille, il profumiere disodorato. Grenouille è il profumiere piu' abile di Francia, ma è anche un essere spregevole, infido, mefistofelico, vuole ruba l'anima e il corpo della creatura piu' bella e odorosa del mondo per conquistarlo, ma il suo atto estremo frutto della sua perversione non lo salva, non lo guarisce, non lo redime. Molto favoloso, avventuroso, titanico, il libro si fa leggere, a tratti però è noioso poi magari si riprende e così su e giu' fino alla fine. Non mi ha sedotto, ma non mi ha neanche deluso del tutto.

8.10.09

Femminismo di primo novecento

Camera con vista di E.M.Forster

La premiata Biblioteca di La Repubblica che ha fatto leggere importanti classici a migliaia di italiani, mi ha portato questo "Camera con vista" che magari normalmente avrei saltato. Tutto sommato si fa leggere, anche se a tratti è un pò noioso come molti libri inglesi e molti film in costume tratti da questi libri. La parte che piu' mi piace è la fase iniziale, quella fiorentina con belle descrizioni dalla stanza con vista su Ponte Vecchio, alla piazza della Signoria con l'omicidio a sorpresa e poi la gita sulla collina di Fiesole. La Firenze di primo novecento rappresenta per gli inglesi la gita culturale della maturità, ma anche il viaggio della liberazione delle passioni, dei sentimenti che nella fredda madre patria hanno represso. La Lucy protagonista è un bel personaggio, donna intelligente, romantica e determinata, è un esempio di emancipazione femminile in tempi ancora difficili per il femminismo e la liberazione sessuale. Il suo slancio amoroso resisterà agli oppositori puritani della triste campagna inglese e finirà per essere coronato dal matrimonio con George Emerson, un giovane di mentalità aperta e moderna. Quindi innanzitutto una bella storia da "femmine", cioè di amore sentimentale contrastato da famiglie e società ma con il lieto fine : "vissero tutti felici e contenti". Ma non mancano figure collaterali ben caratterizzate quali la cugina accompagnatrice Charlotte, che cerca di tenere Lucy legata alle convenzioni sociali, o al contrario Mr Emerson un filosofo buono, di idee moderne, pronto a dispensare consigli di vita :

"Sappiamo di venire dal vento e di doverci ritornare;che tutta la vita non è che un nodo,un garbuglio,una macchia sulla superficie liscia dell'eterno.Ma perchè mai questo dovrebbe renderci infelici?Amiamoci,piuttosto,lavoriamo e cerchiamo di essere felici.Io non credo nella sofferenza del mondo."

e così via tra personaggi legati al "buon costume" e personaggi "scostumati".

24.8.09

Lisboa antigua

L'anno della morte di Ricard Reis di Josè Saramago

Finalmente Saramago, un autore che ho inseguito per molto tempo senza raggiungerlo e che poi ho dimenticato per molti anni. Un giorno però mi sono trovato tra i libri da leggere questo "L'anno della morte di Ricardo Reis" ed è nato un grande amore. Davvero grandioso questo romanzo. Si viaggia in una Lisbona, piovosa, nebulosa, portuale e ti viene voglia lo stesso di andarci. Il dottor Ricardo Reis è un gentiluomo portoghese vissuto per molto tempo in Brasile e tornato in patria dopo la morte del poeta Pessoa. In realtà Ricardo Reis è uno degli alter ego di Pessoa quindi il libro è anche un omaggio allo scrittore, ai suoi versi e al suo Portogallo. Ma è molte altre cose, la storia amorosa passionale e sensuale di un borghese con una cameriera , o la storia d'amore raffinata, epistolare, dello stesso borghese con un'altrettanto borghese ed elegante ragazza. Meravigliosi gli ambienti, sia gli interni, dall'hotel Braganca o l'appartamentino vuoto che il nostro prende in affitto, ma anche le piazze e le vie in salita della capitale lusitana. Ma non solo i luoghi, tanti personaggi che vivono, parlano, partecipano alla rievocazione di questa Lisbona del 1936. Nel realismo di fondo si incastona la trovata poetica dell'incontro con il poeta morto che consiglia, conforta, sparisce e riappare. C'è la storia, la grande storia delle oscure dittature europee, Salazar in Portogallo, Mussolini in Italia, Hitler in Germania e si stanno gettando le basi per quella che sarà la guerra civile spagnola che porterà il "caudillo" al potere. Un mondo variegato in quattrocento pagine. Ma è lo stile raffinato e preciso dello scrittore che riesce a miscelare sapientemente ed in maniera equilibrato tutto questo materiale. Alcune citazioni per rendersi conto :
…. aveva usato involontariamente parole che potevano anche
aver risvegliato pensieri sarcastici tra i suoi ascoltatori, era impossibile che non
avessero pensato a Lídia quando lui stesso parlava di cure, affetti e attenzioni,
chissà perché le parole si servono tante volte di noi, le vediamo avvicinarsi, minacciare, e non siamo capaci di allontanarle, di tacerle, e così finiamo col dire
quel che non avremmo voluto, è come l?abisso irresistibile, cadremo e andiamo
avanti

“E lo scuro rumore della pioggia è costante nel mio pensiero, [..] mentre dentro questa stanza, dove appena oscillano, lievemente, i paralumi, un uomo circondato da mobili alti e scuri scrive una lettera, componendo e adattando il suo racconto affinché l'assurdo riesca a parer logico,l'incoerenza linearità perfetta, la debolezza forza, l'umiliazione dignità, il timore ardimento, che tanto vale ciò che siamo stati quanto ciò che desidereremmo essere stati, ah, se ne avessimo avuto il coraggio quando siamo stati chiamati al rendiconto, il saperlo è già metà del cammino, basta che ce ne ricordiamo e non ci vengano meno le forze quando bisognerà percorrere l'altra metà

….non ha mai assistito ad un comizio politico. La causa di questa coltivata ignoranza deve essere nelle peculiarità del suo temperamento, nell’educazione che ha ricevuto, nei gusti classici verso cui è incline, in un certo pudore anche, chi conosca un po’ i suoi versi troverà facilmente la strada per una spiegazione”

Una cosa curiosa è che mentre stavo leggendo questo libro su una spiaggia, un signore mi è venuto vicino e mi ha detto "Bello questo, ma devi leggere "Memoriale del convento" che è superiore .. vedremo

26.7.09

Andiamo in Sudafrica con un nobel

Vergogna di J.M. Coetzee

Mi ricordo di quando il Tg1 era un telegiornale quasi vedibile. C'era una rubrica sui consigli di lettura e mi colpì la presentazione di Vincenzo Cerami che consigliava un libro di un premio nobel sudafricano. E dopo qualche anno mi sono ricordato di Coetzee. Non ricordo il libro presentato in quell'occasione ma ho comprato "Vergogna". Il titolo in inglese "Disgrace" dice qualcosa di piu' corretto : la caduta in disgrazia del professor David Lurie e di sua figlia Lucy. Dico subito che questo libro mi è piaciuto molto. La prima parte è ariosa e spensierata. Un professore godereccio che si diverte senza far del male a nessuno. Uomo libero, due ex mogli, due figli, che va a mignotte dignitosamente, ne ha una preferita, se capita si fa una storia con una collega o con una studentessa, sempre con grande tranquillità ed in questa fase il libro è divertente, spassoso.
«Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, gli sembra di avere risolto il problema del sesso piuttosto bene».
Ad un certo però c'è la denuncia per molestie da parte della sua ultima conquista, la bella studentessa Melanie ed il libro cambia, si alza una nube di sofferenza che si prolunga fino all'ultima pagina. Ma da questo punto si rivela senza più ombra di dubbio lo spessore e l'importanza dell'opera. Una società falsamente tollerante isola il nostro protagonista che per smarcarsi cambia contesto. Va a vivere dalla figlia Lucy in campagna. La ricerca di un'intimità perduta con la ragazza e la vita di campagna può riscattare la sua esistenza "disgraziata. Anche qui accade un episodio vergognoso, anzi drammatico. Non si fugge da un destino gravoso, ma si impara e si cambia. Il nostro professore sessuomane diventa l'uomo dei cani morenti, li accompagna dolcemente alla morte con un gesto d'amore che non li faccia soffrire. Questo è uno dei punti che più mi ha colpito del romanzo.La pratica di Bev Shaw è una puntura che offre una caritatevole eutanasia ai poveri animali. Il nostro protagonista impara la dura necessità di questo gesto e per la verità anche con questa signora ormai attempata e abbondante si trova ad avere dei rapporti sessuali : ma non vi è più l'amore, seppur passeggero e la passione di inizio romanzo. Uno stile asciutto, crudo, di alta tensione narrativa che da a Coetzee lo scettro di grande scrittore sommo. Vi sono molte chiavi di lettura, a partire da quella puramente narrativa, la storia è molto avvincente anche quando si fa piu' oscura, poi c'è quella sociologica che ci mostra il Sudafrica post apartheid, la città moderna dei bianchi e la campagna dove vegetano i vecchi rancori degli abitanti neri, fino a quella psicologica che ci mostra l'evoluzione di un uomo a contatto con la disgrazia. Si legge tutto d'un fiato e vi viene voglia di viaggiare un pò a Sud.

22.7.09

Alla scoperta dell'umanità di Napoli


Montedidio e Non ora, non qui di Erri De Luca

Erri De Luca è uno scrittore che conoscevo di nome da tempo e sapevo che era un bravo free climber. Poi dalle sue piu' recenti apparizioni televisive tra cui quelle da Fabio Fazio, ho ammirato questo essere magro dalla faccia scavata di grande energia, serietà e soprattutto umanità. L'ho sentito parlare con grande autorevolezza e saggezza, forte anche dei suoi studi autonomi e mattutini della bibbia in ebraico, di diritti umani e di povertà. Erri de Luca ha anche un passato avvincente, ha fatto Lotta Continua, lo scrittore operaio ma ora ci interessano i suoi libri e allora leggiamoli. Sono libricini piccoli piccoli che li finisci subito quindi uno non mi è bastato. Prima ho letto "Montedidio", a suo modo un romanzo di formazione. Il protagonista è un ragazzo tra le terrazze di un quartiere povero di Napoli alle prese con l'attraversamento dell'adolescenza. La famiglia disagiata ma dignitosa, l'amore, il primo amore regalato dalla coetanea, ma matura e sensuale, Maria, il primo lavoro da falegname da Mast'Errico dove conosce il saggio calzolaio ebreo don Rafaniello. Un mondo di valori e di vita tra tante contraddizioni. Una scrittura essenziale ma raffinata che rende giustizia ai vicoli della bellissima città all'ombra del Vesuvio.
Dal buio dei lavatoi spunta Maria. I tredici anni suoi sono piu' cresciuti dei miei, lei sta in un corpo già arrivato. Tre dita sotto il ciuffo dei capelli neri, corti, c'è la sua bocca veloce con le parole, le vedo uscire fuori dallo scivolo delle sue labbra grosse. Il sorriso le taglia la faccia da un orecchio all'altro. Maria sa le mosse delle donne.

"Non ora non qui" è invece un libro un pò piu' austero, meno colorato, con piu' grigi, ma probabilmente piu' poetico. Un libro di memorie, il ricordo di un bimbo taciturno, timido, balbuziente :
”…Non riuscivo a parlare bene. Mentre la mente comandava la prima lettera, la bocca premeva per emettere l'ultima. Ero balbuziente per fretta di concludere.
Libro fortemente autobiografico. Viene rievocata, prendendo spunto da foto ormai ingiallite, la vita in famiglia a cavallo tra la povertà dell'anteguerra e l'arricchimento del miracolo economico. Veine rievocata la “crudezza” della madre, la morte improvvisa, assurda, dell’amico venerato, la perdita in casa della anziana cameriera, che nulla possedeva. Episodi di vita, quel che resta di ciò che è già stato dimenticato.

6.7.09

Proviamo a leggere un giallo

L'uomo che guardava passare i treni di George Simenon

Inizia l'estate e aumenta il desiderio ed il tempo per la lettura. E si cercano libri per così dire "leggeri". Questo ovviamente nella concezione alta del termine. Dalla serie uscita su "La Repubblica" avevo preso un giallo di Simenon, molto quotato, citato e letto. Si sostiene che "L' uomo che guardava passare i treni" è un romanzo fra i migliori che il grande scrittore francese ha prodotto. La lettura in effetti è stata davvero intrigante, molto ben architettato il disegno ed i luoghi, i movimenti del protagonisti, tutti i personaggi. Si parte da un anonima Olanda, in un'anonima famiglia borghese e soprattutto da un anonimo personaggio dal nome simpatico Kees Popinga. Di colpo, per un caso, l'omino scuro si ribella al suo banale destino e si trasforma nell'uomo piu' ricercato dalla polizia di Parigi. Tra un treno e l'altro il nostro eroe giunge nella capitale francese e ne fa di tutti i colori, diventa addirittura omicida lucido di prostitute di periferia (che non si possono chiamare escort in quanto di periferia). E ci diventa simpatico, ma proprio simpatico anche se temiamo per lui che da un momento all'altro lo becchi il commissario di turno. Davvero avvincente, io che sono proprio lento a leggere in tre giorni l'ho fatto fuori. Kees Popinga è una follia, il sogno di chi, insoddisfatto, si scardina dai binari della sua piatta esistenza. Il sogno dei molti che Kees Popinga non saranno mai. Perchè nella realtà le persone non sono capaci di cambiare pelle, se uno nasce tondo non può morire quadrato!

29.6.09

Flussi e coscienze

Gita al faro di Virginia Woolf

Tra i libri che ho comprato da alcuni anni e che magari non stavano nel mio percorso ideale di lettura c'era anche questo "Gita al Faro" di Virginia Woolf. Succede che ad un certo punto i libri che prendono troppa polvere in libreria li metto in lista di lettura. Tutto sommato non ho fatto male, anche se non è stata una passeggiata. La scrittrice effettivamente è dotata di un eleganza raffinata. Non amo molto il tema della famiglia borghese inglese col seguito di artisti e filosofi e i loro hobbies antiquati. Ma bisogna dar atto che una volta che ci si libera di alcuni preconcetti si può auscultare il famoso "flusso di coscienza" dei protagonisti. Tra questi la signora Ramsay carismatica e affascinante, la padrona di casa verso la quale ci si rivolge con deferenza e rispetto poi c'è suo marito professore severo e serioso che valuta troppo pericoloso avventurarsi verso il faro con quel tempo, scontentando così il figliolo più piccolo. Otto figli ed un'altra schiera di personaggi, dalla pittrice di un quadro mai finito Lily Briscoe, al poeta Carmichael a Charles Tansley dei quali vengono scandagliate le profondità emozionali, le intenzioni, i pensieri. Il grosso del romanzo è nel primo capitolo, poi c'è uno strano capitolo intermedio con eventi storici, tra i quali la prima guerra mondiale, che decimano l'allegra compagnia. Infine il terzo capitolo dove si cerca di raggiungere il famoso faro a dieci anni di distanza dal primo capitolo. Manca la signora Ramsay che nel frattempo è morta, ma la sua presenza domina ancora i sentimenti dei personaggi rimasti. Non c'è che dire, la lettura a tratti mi ha proprio affascinato, ma resto dell'idea che non è questa la mia meta letteraria. Per concludere è indubbio che Virginia Woolf è incredibile per come riesce a dipingere ogni respiro dei protagonisti con una sensibilità che è prima di tutto femminile e poi è da grande scrittrice.

4.5.09

Sicilia, Sicilia canta la pastoredda...

Conversazioni in Sicilia di Elio Vittorini

Dopo aver visto l'interessantissimo film "Sicilia" di altrettanto interessantissimi registi Straub e Huillet, quest'ultima prematuramente scomparsa, mi è venuta la curiosità di leggere Conversazioni in Sicilia e scoprire Elio Vittorini. Ho aperto questo piccolo libricino conscio della sensazione di intenso stupore prodotto dal film. Un viaggio onirico a volte inafferrabile, ma bello, poetico, un'ottima fotografia. Nel romanzo c'è innanzitutto un pezzo in piu', tutta la la parte finale ed inoltre è piu' leggibile, ma bisogna essere imboccati, la chiave di lettura allegorico-politica.
Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto...
E' chiaro che, sapendo che il libro è stato scritto durante la guerra di Spagna, questo incipit può rimandare alla condizione di chi, intellettuale, è mosso da una voglia repressa di gridare e di opporsi al regime fascista. Ovviamente tale condizione non può essere esplicitata sulla carta. Così viene raccontato il ritorno dell'emigrato nella natia terra di Sicilia. La Sicilia in realtà è molto poco Sicilia, è un luogo immaginario, simbolico. Simbolici sono i personaggi incontrati dal protagonista Silvestro lungo il viaggio. Dal venditore delle arance, all'uomo coi baffi a quello senza, fino al Gran Lombardo che pensa ad "alti doveri" e rappresenta allegoricamente "il socialista". La Sicilia che vede il nostro è una terra malata, sofferente, la mamma che si ciba di sole aringhe (tra l'altro le aringhe rimandano ad una cultura nordica) , la gente che soffre di malaria nel giro delle iniezioni. E poi il racconto dei felici tempi passati, la casa cantoniera, l'arrivo del treno, il padre che andava giu' nel vallone con le donne, questa cosa mi fa molto ridere, un buono a nulla al contrario del nonno lui sì un grand uomo come il gran lombardo.

Mia madre mi guardò. “Sì,” disse. “Tuo padre prendeva del denaro ogni fine mese, e allora per dieci giorni si stava bene, eravamo l’invidia di tutti i contadini e la gente delle zolfare... Ma dopo i primi dieci giorni si diventava come loro. Si mangiavano chiocciole.”

“Chiocciole?” dissi io.

“Sì, e cicoria selvatica,” disse mia madre.

E io chiesi: “Non mangiavano che chiocciole, loro?”

E mia madre: “Sì, tutti i poveri non mangiano che chiocciole, di solito. E noi eravamo poveri gli ultimi venti giorni di ogni mese.”

E io: “E mangiavamo chiocciole per venti giorni?”

E mia madre: “Chiocciole e cicoria selvatica.”

Io ci pensai su, sorrisi, poi dissi: “Immagino ch’erano buone, dopotutto.”

E mia madre: “Ottime... Si possono fare in tanti modi.”

E io: “Come, in tanti modi?”

E mia madre: “Semplicemente lesse, per esempio. O con aglio e pomodoro. O infarinate e fritte.”

E io: “Che idea! Infarinate e fritte? Con il guscio?”

E mia madre: “Ma si capisce! Si mangiano succhiandole dal guscio... Non ricordi?”

E io: “Ricordo, ricordo... Tutto il gusto è a succhiare il guscio, mi sembra.”

E mia madre: “Si passano ore, succhiando...”


Infine c'è l'incontro con altri curiosi personaggi simbolici l'arrotino Calogero "il rivoluzionario ", che sostiene che nessuno ha più coltelli da affilare. Calogero lo porta così dall'uomo Ezechiele "la filosofia consolatoria", che gli racconta di come il mondo sia "offeso". Il trio si sposta poi dal venditore di stoffe Porfirio "la cultura cattolica" che predica "la necessità dell' acqua viva" e infine alla bottega di Colombo "l'intellettuale", dove bevono alcuni bicchieri di vino. Un romanzo fatto di squarci, di fotografie, tra il realismo poetico, e l'onirico, il sognante. Una scrittura accattivante che ti trascina con sè nel fascino di luoghi e personaggi misteriosi. Un'invenzione geniale resa possibile grazie al "contributo" dalla censura e dalla repressione fascista. Visto che si è sempre detto che durante le dittatura si genera grande letteratura. Allora ce ne aspettiamo di grande letteratura anche nei tempi che andremo a vivere a breve....Salutamm



13.4.09

Cinquant'anni e sentirli

Herzog di Saul Bellow

La letteratura americana contemporanea ha un peso sproporzionato nell'ambito della letteratura mondiale rispetto alle altre. Sicuramente in parte perchè il dominio culturale che da qualche decennio gli Stati Uniti impongono porta con sè la maggior diffusione dei libri americani in giro per il mondo, in parte perchè questa terra essendo avanzata e libera offre l'humus giusto per sviluppare l'arte dello scrivere. Comunque risalendo l'albero degli scrittori ispiratori dei piu' moderni Philip Roth, De Lillo e compagnia ci si imbatte in Saul Bellow che tra l'altro ha preso il nobel nel 1976. Scrittore ebreo, o meglio di famiglia ebraica, infanzia in Canada, maturità in USA. Anche l'ebraicità è una componente di rilievo nel mondo culturale americano e non solo. Herzog è il romanzo della maturità di Saul Bellow, la storia di un professore-ricercatore cinquantenne alle prese con la crisi di mezza età. Una crisi che nelle vesti di un professore di filosofia viene completamente studiata e sezionata direttamente sul proprio corpo. Ostico nelle prime pagine, bisogna stentare un pò per entrare nella logica dell'autore. La struttura narrativa è arricchita di epistole scritte e mai spedite ai personaggi piu' disparati, dai reali, a personaggi del passato, della politica o della filosofia (bellissime quelle a Hegel, Nietsche, Freud) e da flashback che coprono qui e la storia del protagonista. Dopo qualche pagina si inizia a capire come gira la testa di Herzog e come scrive la mano di Bellow. Cinquantenne con due divorzi alle spalle, uno recente che brucia ancora, due figli, che vivono con le due mogli, nuovi incontri, e continui rivisitazioni di episodi cruciali della propria vita. Pieno di rimandi intellettuali, elucubrazioni e citazioni filosofiche, ma anche ricco di umorismo noir, di azione e sensualità. Non ci si annoia di certo nel seguire le peripezie folli o iperrazionali di Moses Herzog. Fonte di innumerevoli studi, certo di innumerevoli riflessioni che hanno fatto divertire critici e lettori, è consigliabile a palati fini. Poi a me piace troppo questo tipo di struttura anche nei film, quelle col un protagonista assoluto che vive ed elucubra. E soprattutto se l'autore è geniale. Vi propongo L'incipit :

“Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui aveva dubitato di esserci tutto. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po' stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte.
Gli pareva di essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata.[…] Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi ” (