27.4.09

Il mare prima che arrivino i "turisti"

Gita a Sperlonga e Gaeta

L'idea di questa domenica di fine aprile, non fa molto caldo, è di perlustrare, prima che diventi impossibile, qualche località sul mare della costa tirrenica. E'una zona che mi manca proprio. Penso a Sperlonga, tanto citata dai Romani(non gli antichi), tanto rinomata, prezzi altissimi, ti fa venire una gran curiosità. Dopo aver attraversato i monti Lepini ed incrociato le indicazioni per l'abbazia di Fossanova, che ci saranno utili in seguito, raggiungiamo Terracina. La cittadina meriterebbe un visita a parte, ma proseguiamo per i nostri obiettivi attraverso una strada costeggiata di campeggi e campi da frutta, visto che Fondi è vicina. A Sperlonga non si trova parcheggio, ma oggi è nuvoloso e poi è sempre aprile, quindi ci va bene, ma ovviamente si paga un pò. Il borgo è composto da una serie di belle casupole bianche che guardano il mare da una piccola altura. C'è la piazzetta, il salottino bene del paese, quello dell'elezione di miss maglietta bagnata dell'anno scorso, chissà quest'anno se lo rifanno. Ci si diverte vagando tra viottoli archetti, balconi, scalette, negozietti. Percorso in lungo e in largo, si fa presto, si può scendere verso il mare ed ammirare il porticciolo. Fin qui tutto molto carino. Ad un certo punto l'idea di un piatto di spaghetti con le vongole di fronte al mare ci annebbia la vista facendoci scegliere il primo ristorante incontrato. Ci fanno aspettare un sacco di tempo prima di servirci e non contenti di ciò ci fanno mangiare il peggiore spaghetto alle vongole del mondo, senza olio, senza l'ombra di una ripassatina in padella, uno schifo, difficile da replicare applicandosi alacremente. Per fortuna eventi del genere succedono raramente, così decidiamo di riconciliarci col mondo cercando un buon gelato a Gaeta, la seconda tappa del nostro viaggio. La raggiungiamo proseguendo per la bella litoranea costellata ancora di posti per villeggiatura e di discoteche all'aperto o almeno di insegne che ne indicano la presenza. Gaeta è una città nascosta, se non la conosci ci metti un pò per capire come raggiungere il centro storico, perchè è nascosto dietro un colle detto Montagna Spaccata. Dopo un giro lo trovi e scopri che è una città ad alto potenziale, ma che dovrebbe essere curata e ristrutturata per esaltarne l'aspetto estetico. Il solo fatto che stia sul mare è un punto a favore, importantissimo è il campanile del Duomo del XII secolo, integro ed imponente. Di qui si sale per una ripida via tra vecchie case che, come dicevamo, con un pò di buone intenzioni andrebbero messe apposto. Si giunge dunque fino ai piedi del bel castello angioino-aragonese anch'esso in attesa di restauro. Da quassù si osservano scorci molto suggestivi sul mare. Inoltre ci sono diverse chiesette interessanti, purtroppo chiuse. Dopo questa passeggiata tonificante e dopo il famoso buon gelato ci fermiamo presso la chiesa dell'Annunziata. Qui oggi c'è l'apertura straordinaria con visita guidata, oggi è un giorno fortunato, della famosa Cappella d'Oro che in effetti vale la pena vedere.
Wil

20.4.09

Pioggia e musei


Musei capitolini e mostra del Beato Angelico

Nella giornata gratuita della cultura, una pioggia continua non può che convincerci che questa è l'occasione giusta per "rinchiudersi" in un museo. Scegliamo i musei capitolini visto che quest'anno in aggiunta c'è una importante mostra su Beato Angelico. Ovviamente non l'abbiamo pensato solo noi, la fila con l'ombrello è lunga, ma con un pò di pazienza possiamo raggiungere il porticato e continuare l'attesa al coperto. Perchè abbiamo scelto questa mostra e non quella piu' reclamizzata e piu' importante su Giotto che si tiene al Vittoriano? Forse perchè abbiamo preferito al solito un ambiente piu' tranquillo, di nicchia e non vogliamo giocarci i dieci euri per Giotto proprio oggi tra file e sgomitate per vedere un quadro. Tanto lo vedremo in maniera ottimale in una data da destinarsi (ovviamente non sarà mai destinata!). Il frate domenicano detto Beato Angelico, pare che sia stato beatificato veramente ma che lo chiamassero beato già da prima, che ritroviamo spesso in giro per le nostre chiese, sepolto a Santa Maria sopra Minerva, autore del piano basso della mitica cappella di San Brizio ad Orvieto, fu un pittore del primo quattrocento di grande abilità tecnica tanto che ispirò tra gli altri Piero della Francesca. Qui, tra le opere, c'è la deliziosa annunciazione di San Giovanni Valdarno, una Tebaide dei primordi, Madonna tra Angeli e altre di grande raffinatezza. Proseguiamo la visita ai musei portandoci presso la nuova megasala del Marco Aurelio che è stata allestita recentemente infatti non la ricordavo. Bello l'imperatore filosofo a cavallo. Immenso il testone di Costantino. E continuiamo scorrazzando qua e là per le sale di pittura con Caravaggio, l'enorme tela del Guercino ma così senza approfondire, di palo in frasca, che siamo stanchi. Ed uno sguardo certo lo meritano la Lupa e la sala cerimoniale degli Orazi e Curiazi. Infine ci soffermiamo sulla descrizione che un fantastico insegnante tiene nella sala delle oche, la famosa storia di questi pennuti che salvarono Roma da un antico assedio, ad una classe di piccolissimi e altrettanto fantastici allievi. Vedendoli rispondere in maniera approfondita a tutte le domande, anzi, anticipando il racconto, si può bene dire che non è vero che la scuola italiana, le elementari in questo caso, sono così malvagie.

13.4.09

Cinquant'anni e sentirli

Herzog di Saul Bellow

La letteratura americana contemporanea ha un peso sproporzionato nell'ambito della letteratura mondiale rispetto alle altre. Sicuramente in parte perchè il dominio culturale che da qualche decennio gli Stati Uniti impongono porta con sè la maggior diffusione dei libri americani in giro per il mondo, in parte perchè questa terra essendo avanzata e libera offre l'humus giusto per sviluppare l'arte dello scrivere. Comunque risalendo l'albero degli scrittori ispiratori dei piu' moderni Philip Roth, De Lillo e compagnia ci si imbatte in Saul Bellow che tra l'altro ha preso il nobel nel 1976. Scrittore ebreo, o meglio di famiglia ebraica, infanzia in Canada, maturità in USA. Anche l'ebraicità è una componente di rilievo nel mondo culturale americano e non solo. Herzog è il romanzo della maturità di Saul Bellow, la storia di un professore-ricercatore cinquantenne alle prese con la crisi di mezza età. Una crisi che nelle vesti di un professore di filosofia viene completamente studiata e sezionata direttamente sul proprio corpo. Ostico nelle prime pagine, bisogna stentare un pò per entrare nella logica dell'autore. La struttura narrativa è arricchita di epistole scritte e mai spedite ai personaggi piu' disparati, dai reali, a personaggi del passato, della politica o della filosofia (bellissime quelle a Hegel, Nietsche, Freud) e da flashback che coprono qui e la storia del protagonista. Dopo qualche pagina si inizia a capire come gira la testa di Herzog e come scrive la mano di Bellow. Cinquantenne con due divorzi alle spalle, uno recente che brucia ancora, due figli, che vivono con le due mogli, nuovi incontri, e continui rivisitazioni di episodi cruciali della propria vita. Pieno di rimandi intellettuali, elucubrazioni e citazioni filosofiche, ma anche ricco di umorismo noir, di azione e sensualità. Non ci si annoia di certo nel seguire le peripezie folli o iperrazionali di Moses Herzog. Fonte di innumerevoli studi, certo di innumerevoli riflessioni che hanno fatto divertire critici e lettori, è consigliabile a palati fini. Poi a me piace troppo questo tipo di struttura anche nei film, quelle col un protagonista assoluto che vive ed elucubra. E soprattutto se l'autore è geniale. Vi propongo L'incipit :

“Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui aveva dubitato di esserci tutto. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po' stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte.
Gli pareva di essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata.[…] Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi ” (

31.3.09

L'America di una volta

Gran Torino di Clint Eastwood

Ogni volta che esce un film del mitico Clint mi stupisco di come possa essere così prolifico mantenendo alti livelli qualitativi e di come riesca a dire qualcosa in piu' nonostante abbia già detto molto nelle pellicole precedenti. Gran Torino è un film pulito, limpido, duro, impietoso, come lo sguardo del protagonista. Uno sguardo sprezzante sul mondo che è cambiato, sull'America, che non è più la stessa. Disprezzo per i musi gialli, i nuovi vicini che non curano il prato, e che ricordano a Walt Kowalki la guerra di Corea risvegliando in lui pagine dolorose, sepolte nei meandri della memoria. Disprezzo per i suoi figli che comprano macchine giapponesi ed educano la prole lasciandola in balia della modernità (televisiva) che li involgarisce e li corrompe. Disprezzo per le gang giovanili che scorrazzano per la zona divertendosi con la violenza fine a se stessa. Però ad un certo punto una breccia rompe l'isolamento del protagonista, fatto di birre scolate sotto il portico col cane fedele, in fondo questi coreani non sono poi così male, questo Thao è un ragazzo timido ed educato che può essere formato ai valori di un tempo, gli si può trasferire il testimone. Quindi la speranza nel futuro. E poi c'è la macchina, la mitica Ford Gran Torino vecchio simbolo dell'America produttiva, del sudore e dell'orgoglio degli americani che hanno lavorato in fabbrica come Kowalski. La Torino non si tocca, è un simulacro, una divinità, reale, non come quella impalpabile e vuota rappresentata dal giovane seminarista irlandese. Un vero film western, di epica moderna, con una conclusione altamente suggestiva e simbolica. Che ve lo dico a fare, fa venire i brividi!

16.3.09

Oltre agli Etruschi ci sono stati i Falisci

Visita a Civita Castellana

La gitarelle domenicale questa volta passa per la via Flaminia. Questa strada mi mette sempre un pò a disagio perchè piena di motociclisti che ti vengono addosso sfrecciando e rombando al centro della carreggiata. Se andassero a Vallelunga, che sta a due passi, troverebbero la mia piena approvazione. Tornando a noi, Civita Castellana, l'avevo vista di sfuggita in un'altra occasione e volevo approfondire. La meta principale è il Duomo che ha un portico e una facciata di grande raffinatezza, opera della nota famiglia romana dei Cosmati. L'interno è piu' recente, ma è molto interessante una cappella attigua al presbiterio che presenta dei resti di affresco medievali e dei plutei longobardi. Soddisfatta questa primaria esigenza si può fare un giro per la bella piazza principale e poi perlustrare il mercatino d'antiquariato allestito attorno al forte San Gallo. A proposito del forte, curiosamente, notiamo che sta per partire una visita guidata gratuita che ci fa dire "Perchè no!". La guida che è poi il direttore del museo dell'agro falisco è una rivelazione. Ci illustra, scendendo in particolari assai accattivanti la storia, dalla piu' antica fino a tempi più vicini a noi, del palazzo fortificato che diventa prigione ed infine museo. Una persona appassionata riesce a coinvolgere molto il suo gruppo dando vita agli oggetti e ai muri che si vedono, così siamo stati piu' di un'ora a pendere dalle labbra della guida appassionandoci persino dei vasi poco riusciti e alle suppellettili dei Falisci. A proposito questo è un popolo che abitava queste zone al tempo degli Etruschi, ma erano meno avanzati, e questo non lo sapevo! Ora possiamo lasciare la cittadina e ci spostiamo verso l'interno per fare un salto alla "solita" Calcata. Il nome evoca tutti i passi che i molti visitatori vi pongono, in queste belle giornate, ma dopo cinque minuti ti viene la nausea e ce ne scappiamo senza neanche prendere i tradizionali biscottini. Ci dirigiamo verso la meno battuta e meno nota Mazzano Romano, che però ha un piccolo ma carino centro storico, sempre all'interno del parco della Valle del Treja. Entriamo in un piccolo bar di quelli di una volta che ormai non trovi piu' neanche nei paesi e poi percorriamo la via che ad anello che da un arco porta al palazzo baronale degli Anguillara. Come al solito molti gatti che attirano la nostra attenzione ed il consiglio a chi passa di qui di fermarsi una mezzora perchè ne vale la pena.
Wil

23.2.09

Spiritualità ciociara

Abbazia di Casamari e dintorni

Uno delle piacevoli mete dei nostri viaggi sono le abbazie, antichi centri di cultura e potere ormai destituiti di ogni contatto con la realtà. Per questo sono un ottimo ristoro per lo spirito, ma anche per il corpo come vi andrò a spiegare. Obiettivo del viaggio di fine febbraio è l'abbazia di Casamari, una delle piu' importanti del Lazio. Facilmente raggiungibile sulla Frosinone Sora se non si sbaglia uscita, ma anche se si sbaglia si può tornare indietro e prendere la via giusta, perdendo qualche minuto. Dopo le poche case che costituiscono l'abitato di Casamari si giunge in una verde vallata tra resti di antiche mura romane presso le quali prese il via la costruzione del monastero. Vi si entra da un'ampia porta ad arco. Qui un'ampia scalinata ci introduce alla bella facciata della Chiesa, anticipata da un grande portico. Alla fine della messa percorriamo le tre navate, lo stile gotico cistercense è di grande impatto e di gran gusto. A questo punto, visto che i frati quando pranzano chiudono tutto, torniamo nel parcheggio e cogliamo l'occasione per assaporare i taralli delle bancarelle e per studiare come mai nel baretto di fronte si raduno folle di incalliti giocatori di gratta e vinci. Il tarallo risulta gradevole, infatti raddoppiamo, ma per quanto riguarda il gratta e vinci non abbiamo capito come mai si crede che qui si vinca piu' che in altri posti solo perchè hanno visto il titolare ospite di Porta a Porta che raccontava di vittorie memorabili. Ma come si dice tutto fa spettacolo ed anche questo è costume. Prima di tornare in convento perlustriamo le stradine della zona, belle viuzze di campagna, salendo fino al paesino di Boville Ernica, piccolo centro agricolo con un carinissimo centro storico, scorci caratteristici, antichi palazzi, ed un gustoso caffè a piazza Sant'Angelo. Tornando a Casamari ci reintroduciamo nell'ambiente monastico ed ammiriamo il bellissimo chiostro, da cui si accede alla sala capitolare gotica. In ultimo, ma dulcis in fundo, l'erboristeria che è poi il posto piu' gradevole in ogni monastero. Qui trovi miele, cioccolato e marmellata, infusi e lozioni curative delle piu' svariate. Scegliamo del miele d'arancio e di castagno e usciamo soddisfatti anche se qui di arance non ne vedo.... lo faranno in Sicilia e poi ci mettono il marchio di Casamari. Sulla strada del ritorno ci fermiamo a Veroli ed anche questa è una scoperta. Dapprima scorgiamo con la macchina le mura, alcune ciclopiche, dalle quali è circondato questo borgo fortificato, fino in cima, dove è situata la chiesetta di San Leucio. Poi, anche se siamo già stanchi percorriamo alcune stradine, erte, prima attorno alla cattedrale di Sant'Andrea e poi salendo attraverso via Garibaldi la bellissima basilica di Sant'Erasmo e l'interessante organizzazione urbanistica attorno. Ciociaria per lo spirito e per il corpo...

Quando si lottava per i diritti

Milk di Gust Van Sant

Ormai pochi film, ma scelti. Preferenze per alcuni autori , solo se se ne parla bene e qualche spunto di novità se opportuno. Queste le linee guida, da cui ovviamente si può deviare ma poco. Dunque si va a vedere Gus Van Sant con questo Milk di cui si parla già da un pò. Sean Penn è una garanzia, va bè che gli danno ruoli importanti, ma lui ci mette molto di suo per consegnarci dei personaggi di grande spessore cinematografico.Il film è basato sulla storia di Harvey Milk primo militante gay con cariche pubbliche, assassinato prematuramente, che assurge a simbolo della lotta per la libertà sessuale, che è poi lotta per i diritti delle minoranze e contro le ipocrisie. Ma se si vuole, un film di chi lotta, si batte per la giustizia, è un classico del cinema americano e ne abbiamo visti a valanghe. Quelli di Hollywood alla fine vincono, quelli indipendenti alla fine perdono ma la loro battaglia non è stata vana. Nel nostro caso la seconda. Quello che è piu' interessante in "Milk" è, però, secondo me l'immagine, bellissima la fotografia, della California anni '70, dei movimenti alternativi, pacificisti, idealisti in genere, politici. E poi la musica, il look, le feste, lo sballo. Altri tempi ormai lontani in cui si lottava, ci si divertiva e si produceva anche cultura. Qualcosa che manca ai nostri tempi e che questa pellicola è possibile a "ri/vivere" in prima persona. Poi certo c'è la tematica omosessuale che nel film è molto forte, molto esplicita, ricca di particolari; l'autore non si tira indietro nel mostrare gli aspetti piu' scabrosi e piu' intimi della vita sessuale dei protagonisti, e questo potrebbe risultare indigesto a molti, ma è parte integrante della vicenda raccontata e ne completa il senso. Per quanto riguarda gli aspetti piu' cinefili ritroviamo alcuni elementi dei vecchi film del regista come il gusto per l'elaborazione espressiva della pellicola, qui giallognola anni'70, mentre in Paranoid park si usava quella sgranata e rallentata. Poi molto carino l'uso di immagini di repertorio che si sovrappongono molto bene al filo del film. Inoltre c'è la camminata paranoica del consigliere comunale omicida che mi ricordano le passeggiate nei corridoi di Elephant. Un bel film, importante, che non raggiunge magari le vette dei precedenti che ho citato ma che è degno sicuramente di Gus Van Sant.