29.12.07

Generazione a parte

Paranoid park di Gus Van Sant

Nel periodo che in Italia vanno di moda i teen movie, i film dedicati agli adolescenti, quei filmetti carini modulati a loro misura per fargli credere che debbano ambire ai modelli da amici degli "Amici", c'è qualcuno in America che ce li racconta, questi adolescenti, con i toni crudi e disillusi della realtà. Gus Van Sant, che scoprii, alcuni anni fa, con un film bellissimo, ipnotico, terribile, straziante come "Elephant", torna con Paranoid Park e torna con i suoi giovani, con il college americano a noi familiare per mille film e telefilm, e con gli adulti, assenti protagonisti, fuori dal gioco, lontani, falsi, inutili. Questa volta il nostro eroe si chiama Alex, sedicenne di Portland, appassionato, come molti teenagers americani, ma se ne vedono anche sui nostri marciapiedi, di Skateboard. Alex non è proprio un bullo di periferia, non disdegna frequentarli sì, ma è quasi un bravo ragazzo, ha una bella ragazza , anche se preferisce passare il tempo con Macy, la sua minuscola amica del cuore, e ha dei genitori separati e distanti dalla sua vita. Un evento quasi casuale, non voluto, ma drammatico, lo precipita in una vicenda crudele vissuta tutta interiormente. La camera di Van Sant al solito segue senza partecipazione emotiva, si limita a constatare i fatti, non giudica ma impietosamente ci mette accanto al sofferente alla pari, non dall'alto. Ricorrente elemento e chiave di lettura del film è la ripresa sgranata, al ralenti e insonorizzata che presso Paranoid Park, immortala salti e giravolte degli skateristi. Un mondo ovattato, impenetrabile, un mondo a parte. Dentro questo torpore anche un evento come un omicidio, seppur casuale, è inafferrabile, impalpabile, non può essere vero. Questa è la tremenda sensazione di disagio e di spaesamento che il film ci trasferisce. Che dire? Aspetto con ansia "Milk" l'annunciato prossimo film di Van Sant sul primo politico omosessuale che ha fatto outing. Wil

10.12.07

Caserta, via Acquaviva anni'70

Lascia perdere Jhonny di F.Bentivoglio

La colonna sonora mi fischia ancora nelle orecchie, quel tocco così anni '70 della Gibson di Mesolella è come una Madelaine proustiana, per chi ha vissuto la propria gioventu' in quegli anni, non per me ovviamente, che ero ancora un infante. In una psichedelica Caserta, la bellissima città a cui sono molto legato, si svolge il percorso di formazione umano e musicale del giovane protagonista. Commedia per lo piu' brillante, ricca di personaggi fortemente caratterizzati e accentuati come il Tony Servillo direttore d'orchestra o Ernesto Mayeux impresario poco raccomandabile, Valerio Golino la sciampista sognatrice o lo stesso Bentivoglio, musicista donnaiolo, "Lascia perdere, Jhonny" è un film godibile e simpatico, comunque non allineato al solito format del medio cinema italiano. Voglio segnalare alcuni momenti molto riusciti del film a cominciare dalla divertente trasferta a Roccamonfina con la banda, e poi la ben congeniata escursione, (con magico ritorno) a Capri ed infine la nebbia fitta nella piazza duomo (non di Milano). Il finale del film in effetti è un pò inaspettato, c'è un totale cambio di tono e di luogo che potrebbe sconcertare, ma nell'insieme di certo lo aiuta a rimanere nell'alveo del racconto di formazione malinconico, e non sfociare nella divertente macchietta e basta.
Ben-ti-voglio , per la sua prima da regista di lungometraggio, ha scelto un'esperienza, una memoria, non direttamente personale, un ricordo adolescenziale del chitarrista degli Avion Travel, Fausto Mesolella. Negli Avion Travel, Bentivoglio suona spesso il sax, e dagli Avion Travel pesca la chicca di Peppe Servillo che canta rivisitandola "Amore Fermati" di Fred Bongusto il tutto contornata da un divertente quanto improbabile ballerino. Spolverando tra i miei ricordi filmici, alcuni anni fa, Bentivoglio diresse il corto "Tipota" un filmetto stralunato e fantastico mi fece una buona impressione. Nel finale di Johnny, un pò magico e un pò ovattato, si rivede la mano di "Tipota" che credo sia la firma stilistica da ricercare anche nelle opere future. Ma anche se facesse solo l'attore a noi piacerebbe, perchè è bravo. Bel film. Wil

6.11.07

Se scendi di categoria sociale

Giorni e nuvole di Silvio Soldini

Sempre nell'ottica del cinema italiano ben fatto, cinema di provincia, cinema minimalista in senso buono :ossia "Al bando l'inutile ed eccessiva e spicciola spettacolarizzazione!" si va a vedere "Giorni e nuvole". Di Soldini non si può che parlar bene, i suoi ultimi film a partire da "Le Acrobate" e poi "Pane e tulipani", "Brucio nel vento", "Agata e la tempesta" li ho visti tutti con piacere. Racconta sempre storie diverse ambientate in città (non le solite Roma o Milano) diverse e tratta di situazioni sociali diverse, ma sempre con realismo e sobrietà. I suoi personaggi vivono accanto a noi, li vediamo, ci assomigliano o assomigliano a qualcuno che conosciamo. Giorni e nuvole tratta della possibilità che una coppia di professionisti agiati e colti possano vivere una seria difficoltà economica che rompa un equilibrio stabilito in vent'anni di matrimonio. Una bella coppia, una elegantissima casa antica nel centro storico, cenette in buoni ristoranti con gli amici, moglie elgante che può ritirarsi dal lavoro per studiare e per fare la precaria nel restauro di antiche chiese, figli alternativi eccetera eccetera. Bene, in poco tempo, questo tenore di vita non è piu' possibile. L'uomo, il garante del benessere familiare, l'imprenditore illuminato non è piu' tale, perde tutto, e la sua crisi diviene crisi familiare. Forse questa storia, non è il film simbolo dei nostri tempi, però dei nostri tempi illustra la possibilità di potere ad un certo punto tornare indietro, fare retromarch, scendere un gradino della scala sociale ed economica. Questo è terribile. Ci siamo abituati per anni di poter soltanto crescere in ricchezza e possibilità o, molto spesso rimanere al solito posto, ora i tempi ci dicono che si può tornare indietro e non è facile accettarlo, specialmente per chi è molto in alto. Albanese è un bravo attore quando non si dirige da solo e la Buy non è mai stata così in forma come in questo film. La Genova di mare, la Genova di Sottoripa, ma anche la Genova periferica, fatta di case brutte e tristi, ma piena di bella gente, come le periferie di tutt'Italia sono la scena e lo sfondo del film. Evviva il buon cinema italiano! Wil

3.10.07

Viaggi di nozze

Parigi e Val de Loire

Per un viaggio importante si sceglie una meta importante, quella meta che non è che ci puoi andare tutti i giorni, in piu' non ci devi essere mai stato e comunque una meta a cui poter affidare un forte significato simbolico. E allora Parigi, la città a maggior flusso turistico del mondo sì, ma anche una città dal grande fascino culturale, la città dell'amore e... allora Paris. Un viaggio dei nostri tempi è bello perchè prendi un computer, al massimo un libro di viaggi, una carta di credito e un pò di tempo da dedicare all'organizzazione e alla scelta dell'itinerario. E scopri che, gli alberghi sono costosi e piccoli, c'è una rete di metropolitane e trenini che ti porterà ovunque e poi A Parigi "ce ne stanno di cose da vedè". E allora vediamo Tour Eiffel, Louvre, Versailles, Notre Dame, Montmartre eccetera eccetera, bello bellissimo, ma molti conosceranno le bellezze dei luoghi citati, quindi mi piacerebbe segnalare due mie scoperte. All'interno dell'Ile de la Citè, all'interno del palazzo di Giustizia, si trova una meraviglia dell'arte gotica, la Sainte Chapelle: divisa su due piani, quello inferiore che sa molto di alto medioevo molto bello, ma quello superiore è di una sontuosità impressionante, luce, colore, riflessioni: le vetrate piu' belle di tutta la Francia. Peccato che era molto difficile analizzare le scene immortalate, così alte e distanti per noi piccini, per ritrovarci la storia dell'umanità dalla Creazione alla Redenzione del Cristo con quel misto di alchimia e religione di tanta letteratura medievale. Ma potevamo immaginarlo. Un'altra scoperta è la pittura neoclassica francese ed in particolare Jacques Louis David che ha meravigliosamente celebrato i fasti dell'impero napoleonico, la maestosità delle tavole mi ha impressionato favorevolmente, dopo una prima sensazione di stucchevolezza. Che dire poi, una visita alla tomba di Marcel Proust a Pere Lachaise, una passeggiata al "parigino" quartiere del Marais e al suo ghetto ebraico, e la frequentazione, causa vicinanza albergo, della zona della fermata del metro Goncourt, deliziosa, ricca di colore e vivacità multietnica. Infine la cucina, francese anche, carne, volatili, agnello, ma soprattutto cucina internazionale, greca, cinese, spagnola, giapponese, italiana, magrebina. La grande scoperta in questo campo è stata la tajine, un piatto di carne in umido tipico della cucina nordafricana, succulenta in tutte le versioni possibili.
Un viaggio di nozze dura piu' di una settimana e di Parigi, della grande città dopo una settimana ti stanchi e allora si parte in macchina per la Val de Loire. Castelli, grandi latifondi, grande autostrada, belle cittadine, qualche paesotto di campagna, stradine di campagna, molte pale eoliche e una centrale nucleare ci aggolgono dignitosamente e piacevolmente. Castelli dicevamo, ce ne sono tanti, tra i piu' belli Chambord, Chenonceaux, Blois, Amboise che rievocano le vicende dell'epopea reale di Francia alle prese con luoghi di ritiro, di caccia e di piacere lontano da Parigi. Spazio alla storia architettonico-religiosa con la tappa all'antichissima ed importantissima cattedrale di Chartres, fantastica la cripta. Altre deviazioni Tours, la piccola Parigi, molto bella, e poi Orleans per devozione a Giovanna D'Arco. Stanchi ma contenti infine diciamo arrivederci, anzi, au revoir!!

20.8.07

Triangolo di confine Umbria-Marche-Abruzzo

Norcia, Visso e dintorni

L'Umbria è ricca di borghi e cittadine che volentieri si fanno visitare. Norcia l'ho vista piu' volte, ma è sempre piacevole tornarci e poi d'estate è un posto molto gradevole. Questa volta ho pensato arrivarci passando per la montagna dei Fiori. Un giro del genere non l'avevo mai fatto, e, devo dire, ho capito perchè : tutte quelle curve danno alla testa e mettono a dura prova i nervi dei passeggeri e la pazienza della macchina. Nonostante ciò il paesaggio è discreto. Un'altra delusione è che manca un bel paesino che dia lustro alla montagna e Valle Castellana non è proprio all'altezza. Dunque si giunge a Norcia, ottimo ristoro dopo un viaggio stancante. La si può vedere da un punto di vista storico-architettonico legandola a San Benedetto e Santa Scolastica, degnamente onorati dalla bellissima Piazza e dalla Basilica benedettina, o da un punto di vista gastronomico legandola alla lavorazione del maiale, fiore all'occhiello, ma anche al nasino e alla boccuccia, dell'economia locale o infine la si può visitare come fresco borgo passeggioso quasi montano. Lasciando Norcia, siamo scesi verso Preci soffermandoci, tra le tante pievi e chiesette di campagna che vi si possono scorgere, presso la Madonna Bianca: bisogna farsi aprire la chiesa dalla famiglia che abita la casa di fronte, e ne vale la pena. Di seguito San Salvatore a Preci, curiosa per il tetto a capanna a doppio rosone ed infine una sosta lunga presso l'abbazia di Sant'Eutizio. Qui abbiamo incontrato una comunità di disabili in piena festicciola vendevano fiori profumati. Sant'Eutizio fu fondata dai monaci Siriani (i Padri del Deserto) nel V secolo ed è stata la culla del monachesimo occidentale, dunque ha una grande importanza storica, attualmente ben restaurata dispone anche di un sistema ricettivo. Altro tappa, finale, nelle Marche, a Visso. Una scoperta! Questo paesino ha una piazza, intitolata ai "Martiri Vissani", stupenda, ad esso si affacciano palazzetti del '400 e del '500. La perla di Visso è la Collegiata romanico-gotica di S. Maria che risale ai secoli XII e XIV poi c'è L'ex chiesa di S. Agostino (XIV sec.), Palazzo dei Priori e la chiesa di San Francesco. Tra l'altro è un paesino di villeggiatura estiva molto frequentato. Si sta davvero bene, penso che valga la pena rimanerci un pò di piu' che le nostre due ore. A stonare la bellezza, o dargli una prospettiva kitsch, i preparativi di un improbabile concerto di un emulo di Freddy Mercury, ma che dire! A presto. Wil

1.8.07

Parole da mangiare

I Fratelli Karamazov da Dostoevski

A volte si legge un libro così per passare il tempo,per rilassarsi, bello sì, ben scritto e poi lo si dimentica. Ci sono certi libri invece che ti nutrono, sono come una pagnotta di pane, ti saziano, ti senti crescere leggendolo, di un anno o due, di decenni, di tutta la storia del mondo. E questo è "I fratelli Karamazov". Un'esperienza mistica e umana allo stesso tempo. Ci siamo dentro tutti, c'è la storia di tutti noi, c'è il male del mondo, la perdizione, e c'è il bene, la possibilità di redenzione. La storia di per sè, la trama non è molto interessante da raccontare: c'è un omicidio di un padre e ci sono tre figli, c'è un colpevole da trovare e condannare. Ma un grande romanzo usa la trama come canovaccio per mettere in campo i protagonisti che con le loro multiformi sfaccettature danno struttura all'opera. Tra questi ricordiamo con affetto Alexej, quello buono e bravo, mistico e giusto, quello per cui si tende a tifare e poi c'è il fratello, non da meno, Ivan, preso dai dubbi metafisici, che non crede in un Dio che permette la sofferenza dei bambini. C'è Dimitri figlio violento e Fedor Pavlovic padre viscido e lussurioso, che amano la stessa "donnaccia". E poi c'è lo starec Zosima, figura chiave dello spiritualismo in chiave russa, c'è il monastero e coloro che lo frequentano. C'è Smerdiakov, creatura votata ad una vendetta sociale alla condanna a quel ruolo subalterno che la vita gli ha dato dalla nascita. E ci sono i bambini, il saggio Kolia ed il povero Iliuscia, bambini che soffrono dignitosamente, bambini da cui imparare. Il romanzo è molto lungo, più di mille pagine e coi miei tempi di lettura ci ho messo un pò di mesi, ma volendo si legge speditamente, a parte qualche angolo di divagazione filosofica e teologica, in cui c'è bisogno di meditazione e riflessione. E' una lettura sicuramente invernale, davanti ad un caminetto con un brandy in mano magari, e soprattutto è un libro di quelli che non deve mancare in una libreria che si rispetti. Se volete approfondire, ma solo dopo averlo letto, potete vedere questo commento

1.7.07

Masada completa

All'auditorium per Jhon Zorn

Curioso come non mai, avendo voglia di un concertino di livello superiore e pensando che Jhon Zorn a Roma non capita tutti i giorni ho fatto un salto all'auditorium. Masada è il progetto che il mitico sassofonista, compositore, direttore d'orchestra, scopritore di talenti, musicista a tutto tondo newyorkese ha intrapreso da una quindicina d'anni rielaborando le tradizioni musicali della sua madrecultura ebraica in chiave moderna. Il risultato è una serie sterminata di album, di cui la maggior parte di difficile ascolto, legate assieme dalla sigla "Masada" , città simbolo della causa sionista. Avendo trovato molto bello il cd "The Circle Maker" ,
che poi ho scoperto essere il piu' orecchiabile, pensavo che il concerto fosse piu' o meno su questa falsariga, bè in realtà ci voleva un palato attrezzato, ma queste cose a noi non dispiacciono. All'Auditorium Zorn ha ricomposto diverse band che hanno collaborato con lui in tutti questi anni fornendo agli ascoltatori una Masada completa in tre serate. Eravamo presenti alla terza serata dove si sono esibiti tre formazioni : il singolo Uri Caine e già mi garbava, piu' il Masada String Trio con il ben noto Greg Cohen ed in ultimo il nostro con la mitica Electric Masada comprendente tra gli altri Marc Ribot e Joy Baron. La musica piu' vicina a quello che pensavo di ascoltare, l'ho ritrovata nell'esibizione del terzetto d'archi, che riprende acusticamente e classicamente le tonalità kletzmer, diretto magnificamente da terra su un comodo cuscino dal nostro Jhon. E poi che dire dell'esibizione di Uri Caine, forse un pò pesantuccia , piano solo su questi temi poco orecchiabili, ma sempre Uri Caine. Per terminare degnamente il roboante, stridulo, strepitoso, dissonante, dissacrante e sfondaorecchiante concerto dell'Elecric Masada. Un incubo per qualcuno, ma prelibatezze per altri, certamente ci vuole una certa preparazione, ma sai che hai vissuto una serata in cui la musica ha detto anche qualcosa di nuovo.
Ed ecco un bel video.
Saluti. Wil