12.4.10

Oltre Romeo e Giulietta

La terra sotto i suoi piedi di Salman Rushdie

Ho superato la paura che avevo di intraprendere letture di libri pesanti (nel senso della massa). Settecento pagine e piu' per "La terra sotto i suoi piedi" in tempi lontani le avrei rimandate a data da destinarsi. E così ho fatto per anni. Ma ora non ho piu' paura, anzi ora so che solo un libro grande può essere un grande libro. Ovviamente non basta, ma se uno scrittore è bravo e riesce a mantenere alto il livello della narrazione, la lettura ti resta appiccicata addosso anche molto tempo dopo la parola "FINE". Salman Rushdie, scrittore indiano, famoso per la storia della fatwa, ha realizzato un libro che è uno sterminato mondo di parole, di filosofie di vita, di ritmi rock, di personaggi bizzarri, di assurdità fantastiche. Oriente contro occidente, il mondo terreno contro quello ultraterreo, il mito contro il reale. E l'amore che vince sempre.... Perchè prima di tutto, il romanzo è una storia d'amore alla "Romeo e Giulietta", tempestata di riferimenti mitologici antichi e moderni. L'archetipo da cui trae origine è la storia oraziana di Orfeo e Euridice, sia per la presenza del terzo incomodo, tale Rai Merchant, il triangolo non l'avevo considerato, sia per la ricerca dell'amore fin dopo la morte, nell'aldilà. Gli iperuranici protagonisti Ormus Cama e Vina Apsara sono insuperabili per bellezza e armonia. Musicisti senza pari, muovono folle deliranti, fascino, carisma, trasgressione. Chi se non loro destinati a questo "folle" amore. Si incontrano, si perdono, si ritrovano, rimangono casti (fra loro) per dieci anni fino al matrimonio, e poi di nuovo appaiono distanti per l'isolamento di Ormus fino alla morte di Vina, nel terremoto di Città del Messico, ma non è ancora finita, l'amore va oltre. Tanti, troppi spunti in questo che è un romanzo infinito e strabarocco, che si svolge in tre città simboliche : l'indiana Bombay filo-inglese degli anni Quaranta e Cinquanta, la Londra dei favolosi anni Sessanta e la New York degli anni '70 e '80. Tre mondi, tre epoche. E poi troviamo di tutto, filosofia, mitologia classica e orientale, religioni antiche come lo zoroastrismo e poi incendi, suicidi, omicidi, terremoti distruttivi, musica rock, fotografia, allevamenti di capre, droghe, incidenti d'auto, coma, erotismo, cricket .. e altro ancora. La narrazione è affidata a Rai, amante di Vina, che non riuscirà mai a portare via ad Ormus. Ma sarà il rivelatore di questa grande storia. La lettura è avvincente anche se a volte assurda e incomprensibile, non si riesce sempre a stare sempre dietro alle manie linguistico-immaginarie dello scrittore. Ma inseguendolo lo si riprende e si possono godere, magari a tratti, delle belle emozioni. Ne è valsa la pena
Un pò di citazioni :

Ma quello che io intendevo per amore, e quello che Ormus Cama - per esempio - intendeva con la stessa parola, erano due cose diverse. Per me era sempre un' arte, l'ars amatoria: il primo approccio, la rimozione delle ansie, la creazione dell'interesse, la finta pazienza, il lento e inesorabile ritorno. La pigra spirale interiore del desiderio. Kama. L' arte dell' amore.
Mentre per Ormus Cama era questione di vita e di morte. L'amore era per tutta la vita, e durava dopo la morte. L'amore era Vina, e dopo Vina non c'era nient' altro che il vuoto.

Tre di noi, da Bombay, presero la via dell'occidente. Dei tre fu Vina, per la quale era un viaggio di ritorno, la prima a sentire i morsi della fame spirituale del mondo occidentale, a restare intrappolata nei suoi abissi d'incertezza e a trasformarsi in una tartaruga: un guscio coriaceo sopra una massa molliccia.

9.4.10

Treddì senza meraviglie

Alice in Wonderland di Tim Burton

Ci sono almeno tre elementi su cui effettuare un approfondimento a proposito di Alice. Il primo è che è un film di Tim Burton e noi che lo abbiamo amato in tante altre occasioni, vogliamo vedere cosa succede quando il progetto è così imponente e bisogna che tornino indietro parecchi soldini. La seconda è la curiosità per Alice nel paese delle meraviglie , che ho sempre trovato in mille riferimenti, tra vecchi cartoni e videogiochi, ma non ho mai letto per intero, nè visto al cinema. Ed infine c'è la prova del treddì o 3d, che, molto in voga nei film di massa, ci apprestiamo, con la nostra solita puzza sotto il naso, a testare. Per iniziare diciamo che il film si fa vedere, i pupazzi buffi sono aderenti al mondo immaginario che abbiamo imparato ad apprezzare col regista americano, ma qualcosa manca. Si sente che si concede qualcosa alla spettacolarità e si retrocede in quanto a visionarietà, fantasia e genialità dell'autore. La storia non è entusiasmante, segue i prevedibili canoni disneyani e i suoi ritmi classici. Ma qui e la si colgono picchi di buon intrattenimento, qualche scena ben riuscita. Figure fantasiose come lo Stregatto, il Cappellaio matto e la Regina rossa rimangono comunque simpatiche ed affascinanti. Per quanto riguarda invece la scoperta del meraviglioso mondo di Alice e di tutte le implicazioni psicologiche attribuitele, ho deciso che prima o poi lo leggerò il libro e da esso partirò per fare delle riflessioni a riguardo. Infine un discorso merita il treddì. Per chi, come me, non ha visto nè Avatar nè altro in questo formato, l'impatto diverte e sorprende nei primi dieci minuti. Ma in fin dei conti la funzionalità degli effetti tridimensionali per la piacevolezza del film non sono granchè e poi alla lunga gli occhiali possono anche dare fastidio. Per cui i quattro euri in piu' spesi per gli occhialini vanno bene per una volta, ma basta così.

6.4.10

Passeggiata sulle macerie

Pasquetta a L'Aquila

Prima o poi doveva accadere. Da una parte ti porti dietro una voglia smisurata di rivederla che sa di morbosità televisiva, dall'altra vorresti portare rispetto e conservarne il ricordo intatto. Ma a L'Aquila prima o poi si deve tornare. A Pasquetta si fanno le gite fuori porta, e noi ne facciamo una, in punta di piedi, proprio il giorno che precede la ricorrenza del primo anniversario del sisma. La giornata non è bella, ci sono ampie nuvole all'orizzonte, speriamo che non piova tanto. Avvicinandoci alla città, dal lato di via Strinella, constatiamo che una buona parte delle costruzioni, almeno guardando le case dal di fuori, potrebbe riprendere la vita con poche riparazioni. Ma non ci sono molti lavori in corso. Il primo simulacro presso il quale sostiamo è la chiesa di Santa Maria di Collemaggio. Non c'è piu' il prato e non c'è piu' il tetto, sostituito da un impalcatura tecnologica che da sicurezza, ma appare un affronto alla bellezza, ormai perduta. Qui fervono i preparativi per le celebrazioni e per la fiaccolata dell'anniversario dalla tragedia. Riprendiamo la macchina e percorriamo alcune stradine del centro, che resta, per buona parte, chiuso, e poi proseguiamo oltre, verso Pettino. Da queste parti raggiungiamo alcune delle case mostrate in televisione, per la storia del cemento con la sabbia di mare, che poi non era vera. Mi ricordo che mostravano le colonne tranciate di netto dal terremoto. Alcune di queste case sono crollate sui garage e i primi piani sono diventati piani terra. La carcassa di una macchina schiacciata, sotto il peso dell'edificio è un'immagine inquietante e bloccata, come la fotografia che scattiamo, a quel 6 aprile. Ci fermiamo poi per la sosta panino, presso il convento di San Giuliano, nel bosco che, tra le altre disgrazie, è andato in fumo due anni fa. Privo di frati e chiuso anch'esso è uno dei tanti luoghi non piu' occupati della città. Successivamente viviamo le emozioni piu' forti passando davanti alla Casa dello Studente, luogo simbolo del sacrificio di giovani vite. Altri giovani sono morti nelle zone limitrofe, dalle parti della villa comunale che è la zona piu' devastata. Il paesaggio è quello di un bombardamento, alcuni edifici non ci sono piu', sono stati completamente rimossi per motivi di sicurezza. Le storie che ci raccontano i vigili del fuoco fanno venire i brividi e ci restano addosso. C'è poco da dire.
Ma oggi è anche una giornata di volontà di ripartire, di riappropriazione del centro storico de L'Aquila. Vediamo tante persone che percorrono corso Federico II fino ai quattro cantoni. Il bar della villa ha ripreso le attività ed è in pieno fermento. C'è la visita alla chiesa, riaperta a metà, delle Anime Sante, quella della cupola barocca imbragata dai vigili del fuoco. Ma per queste stradine laterali non passa piu' nessuno, la città è spenta, gli edifici sono tutti oscurati dai puntellamenti e dalle impalcature. Chissà quanto tempo trascorrerà prima che le serate si ripopolino di studenti, prima che i negozi e gli uffici riprendano le attività. Si ha la sensazione che nulla sarà piu' come prima.

4.4.10

Commedia light in una Milano iperreale

Happy Family di Salvatores al centro commerciale

I multisala, di quelli grandi, inseriti nei centri commerciali, in generale, non mi piacciono. Però ti capita di essere in un posto in cui non sai che fare e pensi "si potrebbe andare al cinema", non sai che film vedere e pensi "andiamo in un multisala che magari un film buono c'è" e allora ci vai. E succede che a volte un film buono, che inizi poco dopo il momento in cui sei arrivato, ci sia. Il trailer di "Happy Family" non mi convince, poi, con quel Fabio De Luigi, che, forse perchè bazzica canale5, non mi sta simpaticissimo, chissà se vale la pena. A quest'ora però non vorrei vedere uno di quei film in 3D per adolescenti, e poi Salvatores non è un regista qualsiasi, proviamo. Già dai primi fotogrammi strizzo gli occhi ed individuo che almeno non è la solita commedia. Colori vivi, personaggi bizarri, una Milano tutta loft e design ma senza traffico. Divertente davvero, commedia leggera e breve, e sono due punti di merito. Ma la leggerezza è solo stilistica. La superficie allegra e caciarona nasconde delle riflessioni importanti anche filosofiche sul senso della vita e sulla morte. La coppia Bentivoglio-Abatantuono è memorabile in questo senso. Ma anche gli altri attori hanno dei bei personaggi cuciti addosso, e dovendomi ricredere, Fabio De Luigi non è niente male nel ruolo di protagonista-autore. Poi ci sono sketch esilaranti quali quello della massaggiatrice cinese o la vecchietta cuoca. Noi che abbiamo visto e apprezzato e riso con i Tennenbaud riscontriamo molte affinità e richiami al bel film di Wes Anderson. E questo non è un elemento di critica, ma di piacevole accostamento. Abbiamo risolto la serata di Pasqua senza sbagliare film e senza trovare la sala affollata. Bene

1.4.10

Pasqua ebraica


Si avvicina la Pasqua ed in giro per Roma si svolgono diversi concerti di richiamo spirituale. Veniamo invitati al ghetto e piu' precisamente nella Chiesa di Santa Caterina de Funari per un concerto di musica ebraica, così ci dicono. Il ghetto è un posto ogni volta piacevole da raggiungere e da visitare. L'occasione è propizia. In una serata infrasettimanale non ci dovrebbe essere molto traffico. Inaspettatamente c'è una fila che ci fa temere per la nostra partecipazione al concerto. Ci sono i soliti bigliettini come alla posta e fanno entrare un pò alla volta. Alla fine stretti stretti, seduti su un confessionale ma ci siamo. Evelina Meghnagi ci introduce alla sua musica che è un percorso attraverso la diaspora dei giudei. Canti yemeniti, libici, sefarditi, in judeo-spagnolo, arabo ma anche in italiano. Una alternativa alla musica klezmer e alla lingua hiddish che è piu' in voga. Tutto di fila il concerto potrebbe annichilire i palati meno fini, ma alcune melodie sono davvero accattivanti. Bravissimo Domenico Ascione alla chitarra che poi si cimenta in una versione commovente del classico (che era un classico l'ho scoperto dopo) di "adio kerida". La Meghnagi ha una voce potente ed arricchisce la musica con ampie descrizioni delle ballate.
Finiamo la serata in un ristorante kosher (ma i gestori sono musulmani, va bè che la cucina è la stessa) in cui ho scoperto che il carciofo alla giudia non è quello che pensavo e non mi piace proprio.


15.3.10

Manifestazioni e manifestazioni

Manifestazione piazza del popolo contro corteo di San Giovanni

La primavera è una stagione che si presta per le manifestazioni di tipo politico in senso lato, ma non è che che si va a certi eventi solo per farsi una passeggiata. Ci sono delle parole da ascoltare e alle quali aderire o, al contrario, si cercano volti che ascoltino i nostri desideri piu' profondi e li decantino da un palco. Ci sono le manifestazioni piacevoli a cui si va volentieri, e quelle che si guarda da fuori per lo sconcerto che ci destano. Ho visto vecchietti improbabili che sembravano uscire da gite di paese e che invece andavano a San Giovanni avvolti da bandiere e slogan idioti tipo "L'amore vince sempre sull'odio". Ne ho visti altri con lo sguardo fiero, con rabbia lucida invocare, a Piazza del popolo, democrazia e diritti civili per tutti. Ho visto (in tv e solo un pò) un palco pacchiano e deficiente, e ne ho visto un altro (dal vivo) dal quale sono uscite parole importanti, pregne di significato, umane, forse un pò retoriche, e molta buona musica. La manifestazione di Piazza del Popolo, una di quelle, ne ricordo molte ormai, organizzate per sancire il diritto alla uguaglianza, alla salvaguardia della Costituzione, una delle tante contro qualche trucchetto dei governanti, in questo caso la legge elettorale cambiata in corso d'opera. Ho visto interventi di politici e persone come si dice "della società civile" di grande impatto, ma il coinvolgimento e la passione smodata è giunta con il discorso di Nichi Vendola. Chiamato per nome "Nichi" da tutti, è ormai un idolo delle folle e rappresenta una luce, una speranza nell'ambito della nebulosa del centro sinistra. Con i suoi discorsi filosofici, solidaristici, laici è travolgente. Tutti vogliono essere pugliesi per poterlo votare alla regione. La politica deve essere questo : la direzione, il sogno comune, l'obiettivo di una comunità. La musica aiuta a coinvolgere e a far sognare ed in questa occasione gli ospiti sonori sono tutti azzeccati. E segnaliamo un duo, che produce suoni che sembrano uscire da un gruppo rock con quattro chitarre due batterie e almento un basso, invece sono solo i due "Bud Spencer blues explotions". Questi fanno un blues rock molto chitarroso alla "Jimi Hendrix" o "Explosions in the sky" , che non è il mio genere, ma ascoltarlo in piazza è straripante e penetrante. Davvero bravi. E poi c'è Simone Cristicchi, che non se ne parla mai bene a sufficienza, testi e musica ben illuminati, anche lui dal vivo non manca mai di farci fare quattro salti. Tutto bene, ma è solo una manifestazione, non serve a molto, ma neanche a niente.

Bud Spencer blues explotions Cristicchi

8.3.10

Ara musicae et politicae et pacis

De Andrè all'ara pacis e piccola manifestazione

Quale occasione migliore per visitare l'ara pacis che una mostra dedicata all'indimenticabile cantautore genovese! Era un pò che volevo entrare nella ormai nota teca di Meyer per vedere (forse rivedere, ho un flebile ricordo di scuola) quello che c'è sotto. E sotto c'è l'Ara Pacis, la grande costruzione marmorea, un altare pagano che celebra Augusto e la Pace, ottenuta dal primo imperatore romano dopo una campagna in Spagna e Gallia. La teca, così contestata, in realtà fornisce una gran quantità di luce al monumento, esaltandone i bassorilievi scolpiti ai quattro lati. Le didascalie fornite aiutano, ma non bisogna disdegnare una preventiva studiatina su wikipedia (dieci minuti bastano) per avere una degna introduzione all'opera. Il museo dell'ara pacis oltre ad ospitare l'altare antico è un centro espositivo di richiamo internazionale, con mostre tra le piu' apprezzate e pubblicizzate. Una bella scelta culturale ma anche di marketing. Si unisce qualcosa di antico da preservare, ma che da solo non avrebbe così tanto richiamo, con mostre accattivanti e si giustifica la spesa effettuata per il restauro. Veniamo all'istallazione che abbiamo visitato : molto suggestiva, piena di video e canzoni tratte dalla vita e dalle opere di Fabrizio De Andrè. Per gli appassionati molte delle immagini e dei suoni che colgono gli occhi e le orecchie sono viste e riviste, ascoltate e riascoltate, ma l'emozione ti bracca ugualmente. Non ci si sazia della bellezza. Ma dopo due ore e passa non ci si sazia neanche di aria. E così usciamo per una piacevole pausa ristoratrice. Già che siamo da queste parti proviamo a raggiungere Piazza Navona, ormai piazza delle contestazioni, per aderire, almeno emotivamente, ad una manifestazione a salvaguardia della costituzione, in occasione del decreto salvaliste. Questi ragazzi, non solo ragazzi, sono da elogiare, perchè, seppure queste iniziative non ottengono molti risultati, tengono alta l'attenzione sul rispetto dei diritti basilare del vivere civile. Comunque ciò che mi ha piu' colpito è la presenza e la partecipazione di anziani, che immagino si trovino un pochino sconcertati vedendo che le loro battaglie, le loro sofferenze, per traghettare questo paese verso la civiltà, stanno per essere vilipese. Uno o due discorsi dal palco di persone poco note, ma di una lucidità e di una precisione incredibile : il secondo è un magistrato anziano che si vede che ha fatto gli studi classici di una volta. I processi di formazione moderni non sono piu' selettivi come un tempo.... Per fortuna che qualcuno ancora si salva e si impegna per un mondo piu' equo e piu' "alto".