17.1.10

Melodramma con storia d'Italia

La prima cosa bella di Virzì

Per una serata piacevole e tranquilla un film di Virzì è quello che ci vuole. Bella storia, bravi attori, buone battute mai volgari. Però il ragazzone livornese è ormai cresciuto e nei suoi film c'è sempre piu' spazio per riflessioni che destano malinconia. La prima parte è un pò revival anni 70-80, vecchie canzoni, vecchi vestiti, vecchi colori. Ma si fa un pò di difficolta a seguire i discorsi un pò perchè il cinema Broadway ha il volume troppo alto ( è una usanza che ormai ricorre nei cinema di massa e che nuoce gravemente al piacere di vedere un film) un pò l'audio in presa diretta che non è il massimo e così bisogna aspettare il secondo tempo per apprezzare al meglio la storia. La protagonista è una donna semplice e ingenua che non sta ai compromessi che la società le impone. Generosa, espansiva, aperta nei confronti del prossimo (per molti lo è troppo) deve far fronte ai tanti ostacoli che l'ipocrisia dei piu' le pongono davanti. Così fra mille sofferenze e dolori persevera nel suo modello di vita solare ma dignitoso fin sul letto di morte davanti ai suoi figli, felici, alla fine, di essere suoi figli. Tra questi il figlio maggiore che è l'altra figura chiave dell'opera, chiuso e timido sin da piccolo, diventa un professore cinico ed irrisolto, fin quando non recupera il rapporto con la madre e si libera dalle sue inibizioni, rinascendo. Molto commovente ovviamente, ad alta tensione emotiva, lacrime a piu' non posso. E quando un film ti prende non puoi dire che non è ben fatto. Poi c'è un bell'excursus nella provincia italiana dagli anni'70 ad oggi, un bello squarcio di costume e di vita sociale che ci mostra i cambiamenti che sono piu' negli aspetti esteriori che nell'intimo delle persone. Il contributo degli attori è notevole : Stefania Sandrelli e Valerio Mastrandrea per queste commedie sono perfetti, ma anche gli altri attori sono stati all'altezza dalla Pandolfi alla Ramazzotti.

15.1.10

Questo è un libro serio

Necropolis di Boris Pahor

Come si può essere uguali a se stessi mentre si legge Necropolis? C'è qualcosa che ti invade, ti sconcerta, ti interroga, ti fa sentire inadeguato. Ti senti in colpa per qualcosa che non hai commesso in un tempo in cui neanche eri nato. Ti viene da pensare parafrasando Primo Levi "Se questo è un uomo", ma Pahor ha scritto un libro diverso da quello. Non che me lo ricordi bene visto che l'ho letto negli anni della scuola, ma in Necropolis ad esempio cambia il luogo : qui siamo in Francia, non piu' l'arcinota Auschwitz ma l'alsaziana Natzweiler-Struthof, qui non si parla di ebrei, bensì di prigionieri di guerra; in ogni caso le condizioni degli internati sono lo stesso inimmaginabili. L'autore ricorda i luoghi della sua sofferenza e della morte di molti suoi amici prendendo spunto da un ritorno sul luogo, che è ora divenuto un museo per visite guidate per scolaresche. E' evidente il contrasto tra l'aria scansonata e divertita che respirano gli studenti, e la serietà, il rispetto, la tensione emotiva di chi lì dentro ha vissuto sofferenza e morte. Ad esempio la vista di due innamorati :
"Noi eravamo immersi in una totalità apocalittica nella dimensione del nulla; quei due invece galleggiano nella vastità dell'amore, che è altrettanto infinito, e che altrettanto incomprensibilmente signoreggia sulle cose, le esclude o le esalta."
C'è dentro anche una lucida visione politica, legata alla discriminazione subita dagli sloveni in Italia.
"La paura si era impadronita della nostra comunità a cominciare dalla fine della prima guerra mondiale, dai giorni in cui i libri delle nostre biblioteche erano stati accatastati davanti al monumento di Verdi e la gente se la godeva a vederli bruciare. E poi la paura era diventata nostro pane quotidiano quando le nostre case di cultura erano state trasformate in bracieri, quando un fascista aveva sparato al predicatore nel tempio sul Canale, quando un maestro con una tosse sospetta aveva punito con la sua saliva le labbra della scolara che si era azzardata a chiacchierare nella lingua proibita."
Ma soprattutto ci sono tante storie, tanti racconti di uomini che cercano di conservare sino all'ultimo un lume di sopravvivenza. Gli esempi sono innumerevoli :
"Centottantasei gradini. Dieci pianerottoli. I corpi zebrati dovevano inerpicarsi sei volte al giorno fino alla cima, con una pesante pietra sulle spalle". Lungo lo stretto sentiero, sull'orlo di un precipizio, "stava un kapò che buttava giù con uno spintone chi a suo giudizio aveva una pietra troppo piccola sulle spalle". Sembra un girone infernale: "Quando alle guardie saltava il ghiribizzo, respingevano indietro, dalla cima della gradinata, quelli che si erano trascinati ansimando sin lassù, facendoli rovinare su chi stava sopravvenendo".
Una lettura necessaria

7.1.10

Saldi napoletani e saldi romani

In giro per le vie di Napoli e di Roma

Superate fortunatamente le piovose e noiose vacanze natalizie e scavallato l'allegro capodanno si parte con i saldi. L'occasione è buona per fare un giro in centro. La prima città a partire con questo rituale pagano è Napoli. La mattinata non è il massimo, umida, grigia, vetrine in allestimento, mosceria generale. L'aspetto positivo è che l'affascinante Napoli è tutta per noi, poca gente, poca confusione, poca fila per la sfogliatella. Come resistere infatti alla tentazione di questo dolce raffinato, gustato nella classica cornice di Via Toledo? Impossibile. Ma per aver percorso già tutto Corso Umberto ce la siamo meritata. E ci siamo meritati pure un bel tarallo di quelli " ’nzogna e pepe" e mandorla che sì, hanno lo strutto, ma che delizia morderli mentre si percorre Via Caracciolo e si guarda il mare.
Il tempo si riapre, le gambe sono buone, e nulla ci vieta di proseguire verso Posillipo sulla ripida funiculì funiculare. Non abbiamo trovato la casa di "Un posto al sole" ma da quassu' il panorama è da cartolina. I saldi ce li siamo dimenticati, ma Napoli ce la siamo vissuta in pieno.
Qualche giorno dopo anche Roma si apre alla corsa all'acquisto "scontato". Ne proviamo l'ebrezza, senza dover ci infognare, come fanno in tanti, nei centri commerciali, ma con un altra visita del centro storico. In fondo c'è meno gente, i negozi sono piu' eleganti, i prodotti piu' diversificati e le antiche mura, le chiese, i palazzi, le piazze e le fontane ristorano l'anima. Tra un pantalone e una giacca, una gonna e un paio di scarpe, ci scappa una visita gratuita alla mostra di pittura sacra nel palazzo del potere a Piazza Montecitorio. Allora mettiamoci in fila, visto che è difficile avere nuovamente la possibilità di respirare l'aria marcia delle stanze dei deputati. Il palazzo ovviamente è sfarzoso e ti viene da sputare per terra pensando a quante mignotte e puttanieri fanno i fighetti da queste parti, ma non si può, i commessi ci guardano. Non pensiamoci ma rifacciamoci lo spirito con qualche bel dipinto di Rubens, Signorelli, Zanobi Machiavelli.. . I saldi per oggi sono terminati

17.11.09

Finalmente Bukowski

Post Office di C. Bukowski

Un autore così mitizzato e citato nelle osterie e nei locali piu' "alternativi" mancava nella mia libreria. E forse averlo letto in età matura non mi ha dato modo di apprezzare gran parte del suo fascino. Non si può dire però che non sia di interessante questo Post Office. Il romanzo, perchè di un breve romanzo si tratta, narra le vicende di un postino anarchico e alcolizzato che gira le cassette della posta dell'America anni '70. Il resto del tempo si passa tra le lenzuola di donne insoddisfacibili e al gioco dei cavalli. Per prima cosa il libro scorre che è una bellezza e produce un bel pò sane risate di quelle che si fanno a bocca aperta. I personaggi poi sono fortemente caratterizzati e brillanti. Uomini e donne assetati di sesso e alcool che sembrano aver trovato il modo di fregarsene del mondo, vivendo allegramente. Ma non è tutto rosa e fiori, il lavoro alle poste è duro, sempre in competizione, capi assurdi da accontentare, tempi di consegna da rispettare, clienti insoddisfacibili, ma il nostro amico anche quando viene licenziato la prende bene :

"Piccola, non essere ingenua. Qualunque stronzo è capace di trovarsi uno straccio di lavoro; invece ci vuole cervello per cavarsela senza lavorare. Qui la chiamano arte di arrangiarsi. E io voglio diventare maestro in quest'arte."
L'eccesso in tutte le sue forme, dal divertimento spensierato al declino psicofisico. Il libro può essere visto come un'analisi dell'ambiente border line che è poi l'altra faccia di una società opulenta che crea emarginazione. Una vena amara o comunque riflessiva percorre la descrizione dei personaggi del romanzo, sempre a un passo dal declino tra povertà, disfacimento, sesso compulsivo, truffe, alcol, droga, corse di cavalli, ma sempre autentici.
Le donne senza dubbio hanno un posto di primo piano nella vita del nostro Chinaski : si passa dalla matura e famigliare Betty, compagna di sesso e bevute che però fa una brutta fine
"Andai a casa e lo appoggiai al culo caldo di Betty"

"Betty era invecchiata,molto in fretta. Si era appesantita. Le rughe erano diventate più profonde. [...] vidi le piaghe e le rughe sotto le chiappe"
a donne belle e appariscenti e magari anche benestanti anch'esse compagne di sesso come Joice o May Lou
"Aveva lunghi capelli biondi ed era un bel pezzo di carne fresca e soda" ... "Aspetta!Aspetta un minuto, piccola! Ne abbiamo già fatte un paio e non sono ancora le due di pomeriggio"

"Dio o qualcun altro continua a creare le donne e a mandarle in giro, e una ha il culo troppo grosso, l'altra le tette troppo piccole, una è pazza e l'altra è suonata, una ha la mania della religione e l'altra legge le foglie del tè, una non riesce a controllare le scoregge, l'altra ha il naso grosso, e l'altra ancora ha le gambe secche... Ma ogni tanto arriva una donna, in pieno rigoglio, una donna che scoppia dal vestito... una creatura tutta sesso. Alzai gli occhi e la vidi in fondo al banco. Era già ubriaca."
Un altro aspetto che è evidente è la sua scrittura, libera, istrionica, divertente :

"Mi alzai. Tossii. Mi venne un conato di vomito. Mi infilai lentamente i vestiti. "Mi fai sentire uno zero" le dissi. "Non posso essere così tremendo! Devo avere anche qualche lato buono!" Finii di vestirmi. Andai in bagno e mi buttai un po' d'acqua sulla faccia, mi pettinai. Se solo potessi pettinarmi anche la faccia, pensai, ma è impossibile
La morale è sempre quella : divertiti, bevi, drogati, ma con un pò di cervello che ti illumini e ti faccia superare le difficoltà di questa vita "sbandata".

9.11.09

Un libro per nasi raffinati

Il profumo di P.Suskind

Mi è capitato tra le mani questo bestseller di qualche anno fa. Ultimamente è uscito anche un film ma non l'ho visto, dicono che non sia all'altezza. Comunque l'ambientazione è molto interessante una Parigi settecentesca cupa e brillante al tempo stesso, stracciona ed elegante. La creatura uscita dalla penna dello scrittore è un essere meschino, povero, abbandonato, con una caratteristica unica, diabolica, un naso abile a distinguere e sezionare ogni olezzo mentre dal suo corpo non viene diffuso alcun odore. Idea alquanto originale, se non bizarra, che intriga il lettore. In effetti l'odorato-olfatto è il senso piu' trascurato, sicuramente per difficoltà oggettive, nei romanzi e nei film, è per lo piu' coperto, nascosto, alterato nella realtà dei nostri giorni, ma nel passato ha avuto un ruolo ben piu' importante e soprattutto nella Francia del Settecento. Tra l'altro questo romanzo mi fa ricordare un esperimento di qualche tempo fa di cui non si trova piu' traccia ,la televisione con gli odori, che mi fa vedere i distillatori televisivi di essenze di base per ricavare l'ampia gamma dell'odorato terreno a dei moderni Grenouille, il profumiere disodorato. Grenouille è il profumiere piu' abile di Francia, ma è anche un essere spregevole, infido, mefistofelico, vuole ruba l'anima e il corpo della creatura piu' bella e odorosa del mondo per conquistarlo, ma il suo atto estremo frutto della sua perversione non lo salva, non lo guarisce, non lo redime. Molto favoloso, avventuroso, titanico, il libro si fa leggere, a tratti però è noioso poi magari si riprende e così su e giu' fino alla fine. Non mi ha sedotto, ma non mi ha neanche deluso del tutto.

3.11.09

A novembre muoiono i poeti

Poesie di Alda Merini e PP Pasolini

Il primo novembre è morta Alda Merini ed il due ricorre il trentaquattresimo anniversario dalla morte di Pier Paolo Pasolini. Questa macabra coincidenza mette insieme due tra i poeti piu' amati dal dopoguerra in poi.
Rileggiamoci allora due poesie :


Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da agenti
della divina follia.
Cosi, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu si, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’ assenzio
di una sopravvivenza negata. (A.MERINI)


Alla mia nazione
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

(P.P.Pasolini)

8.10.09

Femminismo di primo novecento

Camera con vista di E.M.Forster

La premiata Biblioteca di La Repubblica che ha fatto leggere importanti classici a migliaia di italiani, mi ha portato questo "Camera con vista" che magari normalmente avrei saltato. Tutto sommato si fa leggere, anche se a tratti è un pò noioso come molti libri inglesi e molti film in costume tratti da questi libri. La parte che piu' mi piace è la fase iniziale, quella fiorentina con belle descrizioni dalla stanza con vista su Ponte Vecchio, alla piazza della Signoria con l'omicidio a sorpresa e poi la gita sulla collina di Fiesole. La Firenze di primo novecento rappresenta per gli inglesi la gita culturale della maturità, ma anche il viaggio della liberazione delle passioni, dei sentimenti che nella fredda madre patria hanno represso. La Lucy protagonista è un bel personaggio, donna intelligente, romantica e determinata, è un esempio di emancipazione femminile in tempi ancora difficili per il femminismo e la liberazione sessuale. Il suo slancio amoroso resisterà agli oppositori puritani della triste campagna inglese e finirà per essere coronato dal matrimonio con George Emerson, un giovane di mentalità aperta e moderna. Quindi innanzitutto una bella storia da "femmine", cioè di amore sentimentale contrastato da famiglie e società ma con il lieto fine : "vissero tutti felici e contenti". Ma non mancano figure collaterali ben caratterizzate quali la cugina accompagnatrice Charlotte, che cerca di tenere Lucy legata alle convenzioni sociali, o al contrario Mr Emerson un filosofo buono, di idee moderne, pronto a dispensare consigli di vita :

"Sappiamo di venire dal vento e di doverci ritornare;che tutta la vita non è che un nodo,un garbuglio,una macchia sulla superficie liscia dell'eterno.Ma perchè mai questo dovrebbe renderci infelici?Amiamoci,piuttosto,lavoriamo e cerchiamo di essere felici.Io non credo nella sofferenza del mondo."

e così via tra personaggi legati al "buon costume" e personaggi "scostumati".