16.6.09

Il lago al posto del mare


Villeggiare al lago di Bracciano

Una domenica di quelle che ti viene voglia di andare un pò al mare, giusto perchè fa caldo ed un bagno ti ristorerebbe, però poi pensi alla fila per andarci, al caos delle persone e delle macchine, insomma si sta meglio a casa. A meno che non ti venga in mente una idea strana tipo "Perchè non proviamo al lago?" Ci sono in effetti dei posti in cui puoi fare il bagno al lago ed uno di questi posti partendo da Roma è il lago di Bracciano. Anche qui la strada non è breve, ma il percorso è molto piacevole, in mezzo alla natura, Cassia e poi Braccianense. Ad un certo punto, dopo Anguillara troviamo il posto giusto, alcune macchine parcheggiate, alcuni villeggianti, qui si può. Si scopre che anche qui c'è una tariffa, per carità cinque euro non sono moltissimi : ti danno la sdraio, c'è l'ombra degli alberi a disposizione, una bella erbetta tagliata bene, spazio per fare, non è il nostro caso, salsicce alla brace. Puoi anche fare il bagno, l'acqua è calmissima, non ci sono onde, non c'è il fastidio della sabbia che ti si appiccica addosso, un congruo numero di bagnanti. Soddisfacente, solo che, pure se non è il mare, starci tutta la giornata diventa pesante. Quindi verso il medio pomeriggio ci si alza e si va verso l'alto lago fino a fermarci a Trevignano. Il terzo dei paesini che guardano il lago, forse il meno noto dei tre, ma non per questo è meno attraente. Una bella passeggiata lungolago, alcuni mercatini, un buon gelato, un centro storico con alcune piazzette interessanti ne fanno una meta ideale per una piccola sosta. E buona notte.

15.6.09

Melodramma fascista in salsa futurista

Vincere di Marco Bellocchio

Non finiremo mai di riflettere sul fascismo nè di studiare questo "a"tipico fenomeno storico-culturale. Non la smetteremo neanche in questi tempi in cui alcuni meccanismi di arroganza e prevaricazione prendono il sopravvento. Ciò che appare interessante capire è come possa germogliare questo fiore del male, se sia mai possibile rivivere tale situazione in futuro. Anche uno dei nostri registi preferiti ha voluto indagare su ciò, mostrandoci il giovane Mussolini. Ovviamente un artista, non uno storico, tende a dare un contributo estetico e melodrammatico alla scatola dei fatti. Lo spunto è l'amore impetuoso e passionale tra il Ducetto ed Ida Dalser. Quest'ultima è la vera protagonista, la classica eroina tragica, sedotta e abbandonata, dimenticata dal grande condottiero (per modo di dire) che le preferisce un tranquillo matrimonio di facciata. Il primo tempo è molto spassoso e scoppiettante, ritmo incalzante, filmati d'epoca, montaggio futurista. Fantastica la fotografia di Daniele Ciprì che davvero impacchetta la pellicola in un guscio che sembra provenire direttamente dall'istituto Luce. Come dicevo alcuni scampoli sono presi da animazioni originali provenienti dai famosi balconi, dalle famose piazze ove folle immani si riunivano al grido di "Italiani!". Il secondo tempo è piu' tranquillo, meno compulsivo, c'è la storia della relegazione in manicomio della Dalser e della separazione forzata del figlio della coppia, Benito Albino, in riformatorio, e della cancellazione da parte del regime delle loro esistenze. I due attori molto bravi, Timi e la Mezzogiorno, molto presenti fisicamente, soprattutto nella prima parte con scene di sesso rantolanti, un tantino esagerate a dir la verità. Non credo ricordino il pur "prestante" duce e la pur "avvenente" Dalser, ma ai fini della struttura drammaturgica dell'opera ci sta. Tornando alla vicenda storica, interessante è la parte iniziale con l'ascesa al potere del giovane socialista antimonarchico e anticlericale che quasi quasi dice cose sagge. Purtroppo di lì a breve la brama di potere e l'uso indiscriminato della violenza segnerà per sempre l'uomo piu' nefasto della nostra recente storia (o almeno se la gioca col capo attuale). Ci sarebbero tanti spunti da prendere, tante possibili considerazioni da fare, ma soprattutto si può dire che è un film da vedere. E con Bellocchio alla regia c'era da aspettarselo.

5.5.09

Da Carducci a Napoleone

Gitarella in Val di Cornia e Isola d'Elba

La Toscana, ci ospita per l'ennesimo viaggio ponte del primo maggio. Visto che ci piace cambiare, mai andare in uno stesso posto se non dopo alcuni anni, scegliamo la costa vicino Piombino detta Val di Cornia. Ci alloggia un hotel sul mare, a San Vincenzo località estiva, ancora ferma al primo timido risveglio di stagione. La sera qui si vede il tramonto sul mare, non che ci importi molto, credo infatti che questo evento naturale sia sopravvalutato, il bello è avere il mare di fronte, e poi è un'ottima base per scoprire i dintorni. Prima giornata un pò bucolica, un pò poetica per il passaggio a davanti a San Guido e i suoi cipressi che conducono a Bolgheri. Borghetto agricolo molto "Tuscany Stile" : artigianato, scultura, enogastronomia, da queste parti si produce il Sassicaia, c'è poi la statua della nonna di Carducci e la sua casa da piccolo. Proseguiamo sulle tracce del poeta di scolastica memoria verso la sua amata Castagneto, paese di medie dimensioni, anch'esso impeccabile, niente fuori posto. Ecco perchè i turisti stranieri amano tanto la Toscana, tutto nelle forme rustiche, si mangia biologico, si gode di ottimi panorami, e si vive a misura d'uomo. Chiesette, palazzi, un museo interessante con la storia, anche un pò di gossip, per la verità, sul poeta e si può ripartire. Continuiamo per la Val di Cornia attraversando un bosco molto fitto, tra curve e controcurve toccando, senza approfondire, i paesini anch'essi impeccabili di Sassetta e Suvereto fino a Campiglia. Dalla nostra San Vincenzo, un'altra escursione ci porta verso Populonia, antico insediamento etrusco. Prima di salire sul colle ed ammirare il famoso castello dal quale si gode un'ottima vista, ci fermiamo e rimaniamo stupiti dalla splendida Baratti. Si tratta di un piccolo golfo costituita da un leggero arco di sabbia con dune ed una suggestiva pineta. Qui abbiamo approfittato della festa del primo maggio, verso sera la immane folle di motocicilisti diradandosi ci ha lasciato spazio per assaggiare una birra passeggiando attraverso le antiche tombe etrusche. Una piccola sosta a Piombino che, nota ai piu' per le acciaierie, per l'inquinamento e le partenze per l'isola d'Elba, ha degli edifici storici interessanti, e poi la mirabile Piazza Bovio, una terrazza pedonale che volge lo sguardo sull'arcipelago toscano. Di qui, come si diceva, si parte per Portoferraio. La mattinata è dedicata ad una visita celebrativa ai simulacri del grande condottiero corso. Prima la chiesetta della Misericordia che conserva il calco del viso e della mano di Napoleone e diversi stralci del suo passaggio nell'isola, poi la bellissima Villa dei Mulini con giardino sul mare ed infine un pò all'interno la Villa San Martino. Nel pomeriggio invece ci siamo dedicati all'aspetto paesaggistico che merita altrettanta attenzione. Il mare qui è limpido, le coste impervie e spesso di difficile accesso, ma i paesaggi sono indiscutibilmente mozzafiato. Le strade ovviamente un pò insidiose, ed i parcheggi quasi nulli, immagino che caos in estate. Nel giretto dell'Isola, tocchiamo le località di Procchio, dunque la bella Marciana Marina e poi saliamo verso il paesino di Marciana, che vale una piccola fermata. Dunque si prosegue attraverso curve che fanno girare la testa verso il lato ovest dell'isola, dal quale si vede la Corsica, fino a toccare ad esempio Pomonte, dove si può approfittare della spiaggia per ristorarsi un pò al sole. Infine si passeggia a Campo nell'Elba e si è abbastanza stanchi per prendere il traghetto verso il continente. Il viaggio di ritorno ci permette di sceglire come sosta una località che da sola meriterebbe un viaggio, Massa Marittima. Cittadina medievale, dotata di una magnifica piazza con la meravigliosa Cattedrale di San Cerbone, il Palazzo Comunale, e il Palazzo del Podestà. Il duomo, in stile romanico-pisano, con la sua scalinata irregolare, rimane posizionato asimmetricamente rispetto al resto degli edifici, creando un effetto molto suggestivo e sicuramente unico che permette di coglierne non solo la facciata ma anche il lato sinistro ed il campanile. L'altra parte da visitare si trova nella zona alta della città che è dominata dal Cassero Senese, una struttura fortificata collegata alla Torre del Candeliere da un arco su cui si può salire. Dopo avere approfittato degli ottimi salumi locali per rimpinzare un buon panino si può tornare alla magione.

Wil

4.5.09

Sicilia, Sicilia canta la pastoredda...

Conversazioni in Sicilia di Elio Vittorini

Dopo aver visto l'interessantissimo film "Sicilia" di altrettanto interessantissimi registi Straub e Huillet, quest'ultima prematuramente scomparsa, mi è venuta la curiosità di leggere Conversazioni in Sicilia e scoprire Elio Vittorini. Ho aperto questo piccolo libricino conscio della sensazione di intenso stupore prodotto dal film. Un viaggio onirico a volte inafferrabile, ma bello, poetico, un'ottima fotografia. Nel romanzo c'è innanzitutto un pezzo in piu', tutta la la parte finale ed inoltre è piu' leggibile, ma bisogna essere imboccati, la chiave di lettura allegorico-politica.
Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto...
E' chiaro che, sapendo che il libro è stato scritto durante la guerra di Spagna, questo incipit può rimandare alla condizione di chi, intellettuale, è mosso da una voglia repressa di gridare e di opporsi al regime fascista. Ovviamente tale condizione non può essere esplicitata sulla carta. Così viene raccontato il ritorno dell'emigrato nella natia terra di Sicilia. La Sicilia in realtà è molto poco Sicilia, è un luogo immaginario, simbolico. Simbolici sono i personaggi incontrati dal protagonista Silvestro lungo il viaggio. Dal venditore delle arance, all'uomo coi baffi a quello senza, fino al Gran Lombardo che pensa ad "alti doveri" e rappresenta allegoricamente "il socialista". La Sicilia che vede il nostro è una terra malata, sofferente, la mamma che si ciba di sole aringhe (tra l'altro le aringhe rimandano ad una cultura nordica) , la gente che soffre di malaria nel giro delle iniezioni. E poi il racconto dei felici tempi passati, la casa cantoniera, l'arrivo del treno, il padre che andava giu' nel vallone con le donne, questa cosa mi fa molto ridere, un buono a nulla al contrario del nonno lui sì un grand uomo come il gran lombardo.

Mia madre mi guardò. “Sì,” disse. “Tuo padre prendeva del denaro ogni fine mese, e allora per dieci giorni si stava bene, eravamo l’invidia di tutti i contadini e la gente delle zolfare... Ma dopo i primi dieci giorni si diventava come loro. Si mangiavano chiocciole.”

“Chiocciole?” dissi io.

“Sì, e cicoria selvatica,” disse mia madre.

E io chiesi: “Non mangiavano che chiocciole, loro?”

E mia madre: “Sì, tutti i poveri non mangiano che chiocciole, di solito. E noi eravamo poveri gli ultimi venti giorni di ogni mese.”

E io: “E mangiavamo chiocciole per venti giorni?”

E mia madre: “Chiocciole e cicoria selvatica.”

Io ci pensai su, sorrisi, poi dissi: “Immagino ch’erano buone, dopotutto.”

E mia madre: “Ottime... Si possono fare in tanti modi.”

E io: “Come, in tanti modi?”

E mia madre: “Semplicemente lesse, per esempio. O con aglio e pomodoro. O infarinate e fritte.”

E io: “Che idea! Infarinate e fritte? Con il guscio?”

E mia madre: “Ma si capisce! Si mangiano succhiandole dal guscio... Non ricordi?”

E io: “Ricordo, ricordo... Tutto il gusto è a succhiare il guscio, mi sembra.”

E mia madre: “Si passano ore, succhiando...”


Infine c'è l'incontro con altri curiosi personaggi simbolici l'arrotino Calogero "il rivoluzionario ", che sostiene che nessuno ha più coltelli da affilare. Calogero lo porta così dall'uomo Ezechiele "la filosofia consolatoria", che gli racconta di come il mondo sia "offeso". Il trio si sposta poi dal venditore di stoffe Porfirio "la cultura cattolica" che predica "la necessità dell' acqua viva" e infine alla bottega di Colombo "l'intellettuale", dove bevono alcuni bicchieri di vino. Un romanzo fatto di squarci, di fotografie, tra il realismo poetico, e l'onirico, il sognante. Una scrittura accattivante che ti trascina con sè nel fascino di luoghi e personaggi misteriosi. Un'invenzione geniale resa possibile grazie al "contributo" dalla censura e dalla repressione fascista. Visto che si è sempre detto che durante le dittatura si genera grande letteratura. Allora ce ne aspettiamo di grande letteratura anche nei tempi che andremo a vivere a breve....Salutamm



27.4.09

Il mare prima che arrivino i "turisti"

Gita a Sperlonga e Gaeta

L'idea di questa domenica di fine aprile, non fa molto caldo, è di perlustrare, prima che diventi impossibile, qualche località sul mare della costa tirrenica. E'una zona che mi manca proprio. Penso a Sperlonga, tanto citata dai Romani(non gli antichi), tanto rinomata, prezzi altissimi, ti fa venire una gran curiosità. Dopo aver attraversato i monti Lepini ed incrociato le indicazioni per l'abbazia di Fossanova, che ci saranno utili in seguito, raggiungiamo Terracina. La cittadina meriterebbe un visita a parte, ma proseguiamo per i nostri obiettivi attraverso una strada costeggiata di campeggi e campi da frutta, visto che Fondi è vicina. A Sperlonga non si trova parcheggio, ma oggi è nuvoloso e poi è sempre aprile, quindi ci va bene, ma ovviamente si paga un pò. Il borgo è composto da una serie di belle casupole bianche che guardano il mare da una piccola altura. C'è la piazzetta, il salottino bene del paese, quello dell'elezione di miss maglietta bagnata dell'anno scorso, chissà quest'anno se lo rifanno. Ci si diverte vagando tra viottoli archetti, balconi, scalette, negozietti. Percorso in lungo e in largo, si fa presto, si può scendere verso il mare ed ammirare il porticciolo. Fin qui tutto molto carino. Ad un certo punto l'idea di un piatto di spaghetti con le vongole di fronte al mare ci annebbia la vista facendoci scegliere il primo ristorante incontrato. Ci fanno aspettare un sacco di tempo prima di servirci e non contenti di ciò ci fanno mangiare il peggiore spaghetto alle vongole del mondo, senza olio, senza l'ombra di una ripassatina in padella, uno schifo, difficile da replicare applicandosi alacremente. Per fortuna eventi del genere succedono raramente, così decidiamo di riconciliarci col mondo cercando un buon gelato a Gaeta, la seconda tappa del nostro viaggio. La raggiungiamo proseguendo per la bella litoranea costellata ancora di posti per villeggiatura e di discoteche all'aperto o almeno di insegne che ne indicano la presenza. Gaeta è una città nascosta, se non la conosci ci metti un pò per capire come raggiungere il centro storico, perchè è nascosto dietro un colle detto Montagna Spaccata. Dopo un giro lo trovi e scopri che è una città ad alto potenziale, ma che dovrebbe essere curata e ristrutturata per esaltarne l'aspetto estetico. Il solo fatto che stia sul mare è un punto a favore, importantissimo è il campanile del Duomo del XII secolo, integro ed imponente. Di qui si sale per una ripida via tra vecchie case che, come dicevamo, con un pò di buone intenzioni andrebbero messe apposto. Si giunge dunque fino ai piedi del bel castello angioino-aragonese anch'esso in attesa di restauro. Da quassù si osservano scorci molto suggestivi sul mare. Inoltre ci sono diverse chiesette interessanti, purtroppo chiuse. Dopo questa passeggiata tonificante e dopo il famoso buon gelato ci fermiamo presso la chiesa dell'Annunziata. Qui oggi c'è l'apertura straordinaria con visita guidata, oggi è un giorno fortunato, della famosa Cappella d'Oro che in effetti vale la pena vedere.
Wil

20.4.09

Pioggia e musei


Musei capitolini e mostra del Beato Angelico

Nella giornata gratuita della cultura, una pioggia continua non può che convincerci che questa è l'occasione giusta per "rinchiudersi" in un museo. Scegliamo i musei capitolini visto che quest'anno in aggiunta c'è una importante mostra su Beato Angelico. Ovviamente non l'abbiamo pensato solo noi, la fila con l'ombrello è lunga, ma con un pò di pazienza possiamo raggiungere il porticato e continuare l'attesa al coperto. Perchè abbiamo scelto questa mostra e non quella piu' reclamizzata e piu' importante su Giotto che si tiene al Vittoriano? Forse perchè abbiamo preferito al solito un ambiente piu' tranquillo, di nicchia e non vogliamo giocarci i dieci euri per Giotto proprio oggi tra file e sgomitate per vedere un quadro. Tanto lo vedremo in maniera ottimale in una data da destinarsi (ovviamente non sarà mai destinata!). Il frate domenicano detto Beato Angelico, pare che sia stato beatificato veramente ma che lo chiamassero beato già da prima, che ritroviamo spesso in giro per le nostre chiese, sepolto a Santa Maria sopra Minerva, autore del piano basso della mitica cappella di San Brizio ad Orvieto, fu un pittore del primo quattrocento di grande abilità tecnica tanto che ispirò tra gli altri Piero della Francesca. Qui, tra le opere, c'è la deliziosa annunciazione di San Giovanni Valdarno, una Tebaide dei primordi, Madonna tra Angeli e altre di grande raffinatezza. Proseguiamo la visita ai musei portandoci presso la nuova megasala del Marco Aurelio che è stata allestita recentemente infatti non la ricordavo. Bello l'imperatore filosofo a cavallo. Immenso il testone di Costantino. E continuiamo scorrazzando qua e là per le sale di pittura con Caravaggio, l'enorme tela del Guercino ma così senza approfondire, di palo in frasca, che siamo stanchi. Ed uno sguardo certo lo meritano la Lupa e la sala cerimoniale degli Orazi e Curiazi. Infine ci soffermiamo sulla descrizione che un fantastico insegnante tiene nella sala delle oche, la famosa storia di questi pennuti che salvarono Roma da un antico assedio, ad una classe di piccolissimi e altrettanto fantastici allievi. Vedendoli rispondere in maniera approfondita a tutte le domande, anzi, anticipando il racconto, si può bene dire che non è vero che la scuola italiana, le elementari in questo caso, sono così malvagie.

13.4.09

Cinquant'anni e sentirli

Herzog di Saul Bellow

La letteratura americana contemporanea ha un peso sproporzionato nell'ambito della letteratura mondiale rispetto alle altre. Sicuramente in parte perchè il dominio culturale che da qualche decennio gli Stati Uniti impongono porta con sè la maggior diffusione dei libri americani in giro per il mondo, in parte perchè questa terra essendo avanzata e libera offre l'humus giusto per sviluppare l'arte dello scrivere. Comunque risalendo l'albero degli scrittori ispiratori dei piu' moderni Philip Roth, De Lillo e compagnia ci si imbatte in Saul Bellow che tra l'altro ha preso il nobel nel 1976. Scrittore ebreo, o meglio di famiglia ebraica, infanzia in Canada, maturità in USA. Anche l'ebraicità è una componente di rilievo nel mondo culturale americano e non solo. Herzog è il romanzo della maturità di Saul Bellow, la storia di un professore-ricercatore cinquantenne alle prese con la crisi di mezza età. Una crisi che nelle vesti di un professore di filosofia viene completamente studiata e sezionata direttamente sul proprio corpo. Ostico nelle prime pagine, bisogna stentare un pò per entrare nella logica dell'autore. La struttura narrativa è arricchita di epistole scritte e mai spedite ai personaggi piu' disparati, dai reali, a personaggi del passato, della politica o della filosofia (bellissime quelle a Hegel, Nietsche, Freud) e da flashback che coprono qui e la storia del protagonista. Dopo qualche pagina si inizia a capire come gira la testa di Herzog e come scrive la mano di Bellow. Cinquantenne con due divorzi alle spalle, uno recente che brucia ancora, due figli, che vivono con le due mogli, nuovi incontri, e continui rivisitazioni di episodi cruciali della propria vita. Pieno di rimandi intellettuali, elucubrazioni e citazioni filosofiche, ma anche ricco di umorismo noir, di azione e sensualità. Non ci si annoia di certo nel seguire le peripezie folli o iperrazionali di Moses Herzog. Fonte di innumerevoli studi, certo di innumerevoli riflessioni che hanno fatto divertire critici e lettori, è consigliabile a palati fini. Poi a me piace troppo questo tipo di struttura anche nei film, quelle col un protagonista assoluto che vive ed elucubra. E soprattutto se l'autore è geniale. Vi propongo L'incipit :

“Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C'era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui aveva dubitato di esserci tutto. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po' stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte.
Gli pareva di essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata.[…] Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini pubblici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi anche ai morti famosi ” (