Ci sono posti belli e vicini a Roma molto piu' gettonati di altri. In genere li evitiamo, ma quando sono proprio belli, si studia una strategia per non trovarvi troppa folla e si parte. Uno di questi posti è Bracciano. La strategia non sempre riesce in pieno, specialmente se stanno facendo dei lavori per strada e passi per la Cassia che è pure stretta stretta. Ma che ci vuoi fare, ti vedi un pò di villette e di ricchettini con la macchinona bloccati nel traffico. Dopo la Cassia, attraversi la bellissima, a maggio, Braccianense e dopo un pò si arriva a destinazione. Il paese è molto carino, piccolo, sormontato dal Castello che dall'alto controlla il lato ovest del lago. Si salgono le stradine e si incrociano le molte case del borgo ristrutturate dai Romani che qui si vengono a ristorare e si giunge alla piazza del Castello. Da qui partono delle belle visite guidate concesse dalla famiglia Odescalchi proprietaria della dimora. Da qualche tempo l'antica fortezza viene è prenotabile per banchetti e matrimoni ed il matrimonio di un famoso attore, ultimamente anche bravo, l'ha fatta conoscere in tutto il mondo. Il castello in effetti è bello, è intero, è perfetto, sembra quello delle favole e la guida ce lo mostra in tutto il suo splendore corredandolo di informazioni sul gossip delle abitatrici passate, Orsini ed Odescalchi. Affacci sul lago splendidi, sia dalle camere che dal terrazzo, arredamenti ed oggetti ben conservati, armi, armature ed infine una cucina antica perfettamente funzionante. Nell'occasione erano stati preparati i tavoli per il banchetto della serata per la gioia e la curiosità delle signore, ma anche dei signori, presenti. Terminata la visita siamo tornati nel borgo, e dopo aver visto un pò di famigliole che facevano pranzo all'aperto con vista lago, ci siamo diretti sulla riva. Qui ci vengono a fare il bagno, ma ai primi di maggio ci sono solo alcuni ragazzi adolescenti che giocano e amoreggiano divertendosi parecchio. Anche noi ci divertiamo, bagnando i piedi nell'acqua pulita, ma fredda, e soffermandoci un pò sulla spiaggetta, prima di decidere di ripartire. Il tempo ha contribuito alla buona riuscita della giornata. Wil
12.5.08
Il castello di Tom Cruise
Ci sono posti belli e vicini a Roma molto piu' gettonati di altri. In genere li evitiamo, ma quando sono proprio belli, si studia una strategia per non trovarvi troppa folla e si parte. Uno di questi posti è Bracciano. La strategia non sempre riesce in pieno, specialmente se stanno facendo dei lavori per strada e passi per la Cassia che è pure stretta stretta. Ma che ci vuoi fare, ti vedi un pò di villette e di ricchettini con la macchinona bloccati nel traffico. Dopo la Cassia, attraversi la bellissima, a maggio, Braccianense e dopo un pò si arriva a destinazione. Il paese è molto carino, piccolo, sormontato dal Castello che dall'alto controlla il lato ovest del lago. Si salgono le stradine e si incrociano le molte case del borgo ristrutturate dai Romani che qui si vengono a ristorare e si giunge alla piazza del Castello. Da qui partono delle belle visite guidate concesse dalla famiglia Odescalchi proprietaria della dimora. Da qualche tempo l'antica fortezza viene è prenotabile per banchetti e matrimoni ed il matrimonio di un famoso attore, ultimamente anche bravo, l'ha fatta conoscere in tutto il mondo. Il castello in effetti è bello, è intero, è perfetto, sembra quello delle favole e la guida ce lo mostra in tutto il suo splendore corredandolo di informazioni sul gossip delle abitatrici passate, Orsini ed Odescalchi. Affacci sul lago splendidi, sia dalle camere che dal terrazzo, arredamenti ed oggetti ben conservati, armi, armature ed infine una cucina antica perfettamente funzionante. Nell'occasione erano stati preparati i tavoli per il banchetto della serata per la gioia e la curiosità delle signore, ma anche dei signori, presenti. Terminata la visita siamo tornati nel borgo, e dopo aver visto un pò di famigliole che facevano pranzo all'aperto con vista lago, ci siamo diretti sulla riva. Qui ci vengono a fare il bagno, ma ai primi di maggio ci sono solo alcuni ragazzi adolescenti che giocano e amoreggiano divertendosi parecchio. Anche noi ci divertiamo, bagnando i piedi nell'acqua pulita, ma fredda, e soffermandoci un pò sulla spiaggetta, prima di decidere di ripartire. Il tempo ha contribuito alla buona riuscita della giornata. Wil
9.5.08
E bravo Mastrandrea !
E ancora Mastrandrea, che esce in contemporanea con due film. Quest'attore, ormai affermato, riesce a dar linfa a qualsiasi film gli capiti e gliene stanno capitando di buoni. Penso che li scelga con attenzione evitando quelli troppo scemi. Questa serietà gli ha dato modo di essere nominato anche co-direttore del teatro del Quarticciolo insieme alla Cortellesi. Due romani di quelli in gamba!
Di solito il nostro intepreta il personaggio del trentenne-trentacinquenne in continua crisi con il suo ruolo nella società. Così in questa bella commedia familiare, "Non Pensarci in cui ha un ruolo centrale che regge con bravura. Famiglia benestante, industriali, tre figli, uno prosegue l'attività del padre, gli altri due cercano strade esterne sfuggendo all'oppressione di una vita già delineata. E così, al ritorno a casa del chitarrista rock in decadenza, tra crisi economica, le ciliege sciroppate non tirano piu', crisi familiari, crisi personali varie, si vive un'ora e mezza divertente, senza proclami, in stile minimal, toccando con leggerezza diversi spaccati dell'Italia attuale. Alcune parti magari sono un pò sconclusionate e mal si appiccicano al tutto, ma nel complesso si fa vedere e si può vedere.
Wil
6.4.08
Che carino!
Il caso ha voluto che arrivando in ritardo per la programmazione di "Non pensarci" abbiamo ripieghato su Juno. In realtà l'avevamo già puntato visto che nella nostra lista dei film da vedere era al secondo posto. Juno è l'unico vincitore, che si ricordi, del festival del Cinema di Roma, che tra l'altro è meglio che si spenga lentamente con Gian Luigi Rondi, che campare senza senso come prima. Juno è carino. Carino è un aggettivo che descrive questo film nella sua concezione primordiale, senza degenerazioni di significato. Carino vuol dire bello, piccolo, leggero, delicato, corretto, onesto. Film indipendente, America underground , quella dei ragazzi che si incontrano nei fast food e mangiano un sacco di schifezze.La protagonista è una vispa e simpatica eroina dal nome impegnativo Juno (Giunone). Juno che si attacca al succo d'arancia per poter fare tanta pipì, Juno che fa l'ennesimo test di gravidanza un uno di quei negozi americani che vendono di tutto e dove alla fine ti mettono tutto in un grande sacchetto di carta, Juno che sovrasta il suo boy friend in quanto a carattere e decisione. Juno si fa subito apprezzare, ma il film riesce a non farcela venire a noia, sviluppando una storia che comunque appassiona. Molti lo hanno strumentalizzato come antiabortista, ma credo che gente come Giuliano Ferrara e compagnia si siano sbagliati. Le reali intenzioni o pretese di questo film sono molto piu' semplici : una bella storia e due ore da passare in sana leggerezza.
3.4.08
Precari dentro
Virzì è sempre stimolante. Sai che vai al cinema e fai una sana immersione in film giovanili, leggeri, ironici, onesti e ben fatti. Questa volta sembra che il nostro abbia alzato un pò l'asticella per provare un'impresa di valore piu' elevato. Ha cercato un film che rappresenti la società italiana dei nostri anni, vista con gli occhi dei giovani. Quello che ne esce fuori è un boccone amaro, un'impietosa commedia che non lascia spazio a visioni entusiastiche. Se uno ha tutta la vita davanti e tutta la vita sarà una rincorsa, un inutile tentativo di migliorare la propria condizione accumulando delusioni ed umiliazioni allora sarà tutta "di merda" la vita che ci aspetta? L'unico appiglio, l'unica speranza, ci viene dalla protagonista, una bravissima Isabella Ragonese, che, da ragazza in gamba, intelligente e colta, sa adattarsi in un Italia senza punti di riferimento e (forse anche per questo) in grave crisi economica. La protagonista, "brillantemente laureata" come si dice oggi, trova lavoro solo in un call-center. Quest'ultimo è anche luogo simbolico, luogo rappresentativo della precarietà occupazionale ma anche, aggiungerei della fine del rapporto umano nel commercio. Uno se ha un problema con qualsiasi acquisto o servizio deve chiamare il call-center e non ha piu' un umano con cui prendersela, ma una vocina, spesso inesperta e malpagata, a volte con tanta buona volontà, che copre gli interessi di qualche multinazionale. Tornando alla protagonista, è l'unica ad uscire vincente dal film, e questo è un segnale di speranza, in quanto non troppo coinvolta nel turbinoso progresso dei costumi e della società, ma ferma su saldi principi e sani studi. Gli altri invece ne escono malconci, a partire da Ghini e Ferilli, il primo imprenditore da strapazzo e piacione di turno, l'altra, una quarantenne romana fetish-kitsch triste e disperata, quindi Elio Germano e Micaela Ramazzotti due giovani che non reggono il sistema e soccombono. Infine esce incerottato anche il mondo "radical-chic" sindacale per quanto ben rappresentato dall'idealista Mastrandrea. Virzì realizza così il suo miglior film, bel ritmo, poco commediola, molto tosto, calzante. Si esce dal cinema soddisfatti ed affamati specialmente se non avete mangiato.
Wil
31.3.08
La villa dell'imperatore
Per una gita domenicale a due passi da casa, senza troppa fatica, ho pensato a Villa Adriana. Il ricordo che ne conservavo risaliva ad una delle mie prime gite, quella di quinta elementare ed è chiaro che di tempo ne è passato e la memoria andava restaurata. A quel tempo, in giovine età, ero rimasto molto piu' affascinato dall'altra villa quella dei D'Este, ricca di fontane e giochi d'acqua. Serviva una "rivisitazione". Il risultato è stato davvero piacevole, una giornata tra archeologia, natura e relax. Per la buona riuscita era necessario il bel tempo primaverile ed in questo siamo stati fortunati, il resto c'era già. A ciò aggiungiamo che - non lo sapevamo, lo giuro - siamo capitati nel giorno di apertura gratuita dei musei e parchi archeologici dei beni culturali. Visitare Villa Adriana è anche fare una passeggiata in campagna, lontano dalla città, circondati da grandi distese di campi coltivati, lontano dai rumori, se non quelli dei pochi, rispetto all'enorme spazio, turisti presenti. Il percorso inizia con una breve salita che ci porta al Pecile, anticamente grandioso quadriportico con piscina, ora ne restano le grosse mura da un lato soltanto ma soprattutto un bellissimo specchio d'acqua con del verde attorno, e delle ottime paperelle che non sfigurano mai in nessun posto. Proseguendo lentamente, perchè questa è la maniera di godersi la scampagnata, si giunge, attraversando altre pietre e altri resti di antichi edifici al secondo grande bacino d'acqua, il Canopo, circondato da colonnati e statue greche, molto elegante ancora oggi. Da qui si può fare una breve escursione tra ulivi secolari e profumi primaverili fino a giungere in un luogo isolato dal resto della villa, ottimo per appartarsi un pò e fare magari uno spuntino, la torre di Roccabruna : dall'alto si ha una magnifica vista sull'agro romano per chilometri e chilometri e si può vedere il mare e i monti circostanti. Dopo il ristoro si continua andando su e giù per le costruzioni di questa immensa villa, attraversando le biblioteche, le terme, le caserme dei pompieri, soffermandoci dunque presso la cosiddetta piazza d'oro, fino a scoprire un pezzo davvero unico che mi ha colpito particolarmente: il teatro marittimo, uno spazio circolare con un ingresso a colonne un canale circolare ed un isolotto all'interno, grande inventiva e gran gusto, molto moderno. Lasciamo, infine, ripercorrendo la stradina iniziale questo bel posto, pensando di avere avuto ancora una volta una buona idea. Wil
27.3.08
Una pasquetta invernale
A sulmona e dintorni
A Pasquetta, anche se bassa, freddo o non freddo, neve o non neve devi partire. Bè se c'è la neve può essere un pò scomodo, ma alla fine siamo stati fortunati. Una giornata di discreto tempo. Itinerario scelto : abruzzo citeriore, Sulmona e dintorni. La prima fermata è presso San Pelino, a Corfinio, una delle tante e bellissime chiese medievali abruzzesi. E' una fermata ormai ricorrente quando siamo da quelle parti. Quindi Sulmona, città d'arte, storia, patria di Ovidio, patria dei confetti e questi ultimi sono i primi ad accoglierci nella passeggiata sotto i portici del centro storico. I confetti in tutte le modalità, confezionati come fiori colorati, belli e tipici. E' stata una pasquetta anticipata, lo sapevamo, un pò fredda, meno partecipata, infatti la città si è presentata poco popolata, ma questo non è che un bene per noi amanti del turismo minimalista. Partendo dalla villa comunale, superati i portici, abbiamo mirato e rimirato la bellissima facciata della SS Annunziata entrando nel vivo della cittadina attraverso Corso Ovidio. Il cuore della città è Piazza Garibaldi, grande e spaziosa, introdotta dal simbolo, direi, della città, l'acquedotto medievale coi suoi grandi archi di pietra ed a fianco, la chiesa ed il bellissimo portale di San Francesco della Scarpa. Ci si sofferma e si contempla il panorama architettonico , presidiato dall'alto dalle innevatissime vette della Maiella. Pausetta, caffè, chiacchierata, negozi di confetti. Si prosegue fino a Piazza Plebiscito della romanica Santa Maria della Tomba che è chiusa e così si torna indietro e poi, visto che hanno aperto San Panfilo, una visita alla cattedrale con sosta gradita alla cripta mi pare una degna conclusione. A questo punto ci dirigiamo verso un paesino limitrofo, Pacentro, a 700 metri d'altitudine, ben conservato, il classico gioiellino. Un piacevole dedalo di viuzze, ci porta fino ai piedi del Castello, in corso di restauro. Nei pressi notiamo una casetta con al campanello il cognome Ciccone e pensiamo a come abbia avuto origine, tra queste pietre, il dna di quella ragazza diventata stella mondiale della musica e del costume. Giungiamo a Piazza del Popolo, dove sorge la chiesa Parrocchiale di Santa Maria della Misericordia, anche qui si può effettuare una sosta. Prima di riprendere l'autostrada, ci allunghiamo, per i saluti, a Popoli, famoso per le bottigliette d'acqua che ci propinano in ufficio, ma anche per la Taverna Ducale bellissimo esempio di architettura civile del quattordicesimo secolo. E dall'Abruzzo è tutto.
16.3.08
Oscenamente Parigi
Morte a credito di Louis Ferdinand Celine

Dopo l'entusiasmante lettura di "Viaggio al termine della notte" ho preso in mano quest'altro romanzo anch'esso citato tra i capolavori di Celine, scrittore maledetto e poco reclamizzato. L'ho iniziato, l'ho interrotto per qualche mese, la lettura non è agevole nella prima parte, l'ho ripreso e poi terminato in crescendo. Non tutto di un fiato dunque, altrimenti sarei rimasto senza, fiato. Le prime cento pagine sono ostiche, non calano proprio, a volte l'autore salta di palo in frasca, si fatica a capire che sta dicendo, ma poi si entra nel linguaggio viscerale e carnale di Celine e, ci si adegua al suo interloquire madido di sudore, rigonfio di pus, maleodorante e sensuale allo stesso tempo che ti coinvolge e non ti lascia piu' fino alla fine. Fortemente autobiografico, racconta dell'adolescenza di un "ribelle", un "anarchico" nella Parigi dei primi anni del novecento. Con energia, odio, furia, impeto, a volte delirio, cinismo ed ironia lo scrittore ci narra della miseria dell’animo umano, della poverta nei sobborghi parigini, dell'impossibilità di trovare soddisfazione, ma anche dell'inventiva e dell'intraprendenza di alcune persone che si battono per resistere. Ricordo qualcosa di simile nella trilogia di Beckett, un medesimo livello di schifo umano e disperazione senza possibilità di salvezza. Tanti personaggi tra il drammatico e l'ironico : i genitori Auguste e Clémence, lo zio Édouard, lo stravagante inventore Courtial des Pereires con lo Zelante ed il Genitron, la sua baffuta moglie Irene, il prete matto, e poi quelli del college inglese. Si rimane legati un pò a tutti.
Bellissima la traduzione di Giorgio Caproni. Per rendere l'idea ed istigare alla lettura un pò di citazioni :
Dopo l'entusiasmante lettura di "Viaggio al termine della notte" ho preso in mano quest'altro romanzo anch'esso citato tra i capolavori di Celine, scrittore maledetto e poco reclamizzato. L'ho iniziato, l'ho interrotto per qualche mese, la lettura non è agevole nella prima parte, l'ho ripreso e poi terminato in crescendo. Non tutto di un fiato dunque, altrimenti sarei rimasto senza, fiato. Le prime cento pagine sono ostiche, non calano proprio, a volte l'autore salta di palo in frasca, si fatica a capire che sta dicendo, ma poi si entra nel linguaggio viscerale e carnale di Celine e, ci si adegua al suo interloquire madido di sudore, rigonfio di pus, maleodorante e sensuale allo stesso tempo che ti coinvolge e non ti lascia piu' fino alla fine. Fortemente autobiografico, racconta dell'adolescenza di un "ribelle", un "anarchico" nella Parigi dei primi anni del novecento. Con energia, odio, furia, impeto, a volte delirio, cinismo ed ironia lo scrittore ci narra della miseria dell’animo umano, della poverta nei sobborghi parigini, dell'impossibilità di trovare soddisfazione, ma anche dell'inventiva e dell'intraprendenza di alcune persone che si battono per resistere. Ricordo qualcosa di simile nella trilogia di Beckett, un medesimo livello di schifo umano e disperazione senza possibilità di salvezza. Tanti personaggi tra il drammatico e l'ironico : i genitori Auguste e Clémence, lo zio Édouard, lo stravagante inventore Courtial des Pereires con lo Zelante ed il Genitron, la sua baffuta moglie Irene, il prete matto, e poi quelli del college inglese. Si rimane legati un pò a tutti.
Bellissima la traduzione di Giorgio Caproni. Per rendere l'idea ed istigare alla lettura un pò di citazioni :
Eccoci qui, ancor soli. C'è un'inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza... Fra poco sarò vecchio. E la sarà finita, una buona volta. Gente n'è venuta tanta, in camera mia. Tutti han detto qualcosa. Mica m'han detto un gran che. Se ne sono andati. Si son fatti vecchi, miserabili e torpidi, ciascuno in un suo cantuccio di mondo
il Passage des Bérésinas era diventato una specie di chiavica. La piscia crea un viavai. Poteva pisciarci chiunque addosso a noi, anche chi già aveva il dente del giudizio; soprattutto quando in mezzo alla strada pioveva. Ci venivano apposta. Nella cunetta formatasi per caso dall’Allée Primorgueil, farci la cacca era affar corrente.
Avevamo tutti il cacacciolo al culo. Insegnai io, ai compagni, a tenersi l’orina in dei bottiglini
A furia d’annusar tanta polvere, le caccole gli eran diventate dure come mastice. Non venivan più via… Era la sua più forte distrazione staccarsele e poi mangiarsele delicatamente.
Appena entrati, lei chiude la porta, spranga tutto, mette per giunta i due lucchetti... Mi precede, passa in camera sua... Mi fa cenno d'entrare anch'io... M'avvicino... Mi chiedo che sta succedendo... Lei si mette a farmi il solletico... Mi soffia sul naso... -Ah! Ah!- mi fa. La eccita, questo... Anch'io la palpeggio un pocoletto...
-Ah! il porcaccioncello, a quanto sembra guardi dai buchi, eh?... Prova un po' a dirmi che non e vero...-.
[Con una sola mano mi massaggia la patta...]
- Andrò a dirlo a mamma tua, io. Uhi lala! il porcelloncino!... Il maialoncino mio!...-
Arrota i denti, dal piacere... Si contorce... M'abbranca... Mi rifila una bella linguatona in bocca, un bacioccone da galeotta... io vedo tutte le stelle del firmamento... Mi schiaffa a sedere accanto a lei sul letto... Si arrovescia... [Alza di colpo le sottane...]
[-Tocca! Tocca qui, dunque!- mi fa...
Le metto la mano tra le cosce......
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