1.4.07

La Cina che non si vede


Still Life di Jia Zhang-Ke.

Nonostante il Leone D'Oro questo film cinese non ha avuto molto battage pubblicitario, sicuramente a causa del suo basso tasso di spettacolarità o di americanità viste le pellicole che gli vengono preferite nelle sale. "Still Life" si dota di toni spenti e opachi calati in un paesaggio grigio e umido, specchio delle due anime inquiete protagoniste del film. Lo sfondo in cui si svolgono le due storie di Zhangke, è un villaggio nel cuore della Cina, in via di demolizione, ci sono centinaia di operai che martellano i muri dei palazzi addirittura a mano , in via di sommersione dall’acqua a causa della costruzione della diga delle Tre Gole. Per anni il governo cinese ha perseguito questo immenso progetto, tanto che (come evidenzia una scena del film) in alcune banconote correnti vi è da una parte l'immagine di Mao e dall'altra quella delle Tre Gole. La diga è chiara rappresentazione del progresso.
Due tristi storie d’amore, un uomo che cerca la moglie ed una moglie che cerca il marito dopo anni di lontananza, narrate con uno stile essenziale e minimalista fanno da contrappunto a uno spaccato sulla realtà sociale della Cina odierna, opulenta, veloce, occidentalizzata, arida di valori. Questo regista, a me sconosciuto finora, ma pare che abbia destato, già nelle precedenti due opere proprio a Venezia, molto interesse tra i cinefili si muove con umana partecipazione attraverso una macchina da presa delicata e spesso immobile, descrivendo due storie sommesse, sussurrate e silenziose. Inoltre Zhangke apre, sorprendentemente, in alcune scene del film ad immagini surreali o addirittura "fantascientifiche" : una bizzarra costruzione si alza verso il cielo come un razzo, il ponte sul fiume si illumina di notte, un funambolo su un filo volante, un bambino che canta malinconiche canzoni d'amore, quest'ultima in particolare mi ha entusiasmato per la potenza espressiva, ma non sono ancora riuscito a scaricarne(in senso di download) la melodia. Un film che non mi aspettavo proprio e che mi ha davvero incantato.

28.3.07

Una domenica a regola d'arte

Carracci e Palazzo Farnese

Certe domeniche mi vien voglia di uscire, e passeggiare per Roma, senza avere in testa un'idea precisa ma solo delle sensazioni o delle vaghe pensate. Questa domenica di quasi primavera si va in centro, il solito giro, sempre bello, magari poi c'è una bella mostra... così vagando raggiungo Piazza Farnese. Qui non credo ai miei occhi quando vedo una sparuta coda di persone che attende di entrare nella tanto decantata ambasciata piu' bella d'Italia. Che fortuna, è una delle pochissime giornate in cui si entra e per giunta gratuitamente. Così ho l'occasione di ammirare per la prima volta questa magnifico palazzo rinascimentale. Subito si rimane stupiti dai particolari architettonici quali il bellissimo atrio di accesso del Sangallo o il cornicione di Michelangelo, ma Palazzo Farnese custodisce, come si addiceva alla residenza di una nobile famiglia di vaste ambizioni politiche, preziose opere decorative fra le quali spicca una serie di stucchi e pitture a tema mitologico realizzato su una superficie di circa 120 metri quadrati noto come "Galleria dei Carracci". E qui l'incanto è servito, Annibale Carracci ha realizzato una stanza con scene di grande sensualità, che celebrano senza alcun ritegno l’onnipotenza dell’amore. Non mancano di colpire lo sguardo del visitatore anche le altre nobilissime stanze. Il caso vuole che in questo periodo a Roma ci sia una bella mostra di Carracci e allora già che ci siamo completiamo l'opera andando a visitare il chiostro del Bramante, bellissimo di suo, che ospita per l'occasione alcune tra le piu' belle tele del maestro della pittura bolognese. L'autore del mitico "Mangiafagioli" si è presentato in questa occasione con il meglio della sua produzione, dagli autoritratti, agli impressionanti dipinti del laboratorio del 'vivo', come la stupenda "Bottega del macellaio", inoltre quadri sacri o altro di "gusto veneziano". Ma è inutile dilungarsi nella descrizione di qualcosa che va solamente visto e gustato. Bella giornata!
Saluti
W

4.3.07

Carnevale sabino

Il carnevalone liberato a Poggio Mirteto

Una domenica fuori porta, una domenica con gli amici, pranzo in agriturismo, tante cose buone che non descriverò. E poi le bellezze della Sabina, luoghi che riposano la mente. Ma non avrei molto da meravigliarmi, in fondo sono cose che sapevo, da queste parti sono venuto piu' volte, se non fosse che nel tardo pomeriggio mi portano al Carnevale, ma non capisco, è la prima domenica di Quaresima e mi pare un pò strano ma è così. A Poggio Mirteto c'è un'antica tradizione nata per manifestare lo scontento nei confronti della Chiesa che vuole il Carnevale in periodo di Quaresima. E' una festa che trae origine dalla Autoliberazione dallo stato pontificio avvenuta nel 1861, ebbene sì i cittadini di questa località hanno chiesto l'annessione prima della breccia di Porta Pia, al nascente Stato italiano. Ripristinata da trent'anni la festa presenta ancora un carattere marcatamente anticlericale. Un mare di gente, un'infinità di giovani, mascherati e non, moltissimi "alternativi" e una bella e grande piazza piena. Tanti gruppi emergenti sparsi qui e là, a partire dai locali Ratti della Sabina, ma anche gruppi del Salento, con annessi i balli popolari, ed anche, dall'accento mi è sembrato coglierne la presenza, gruppi provenienti dal Norditalia a dare all'evento rilevanza nazionale. A questi si aggiungono saltimbanchi vari, suonatori, teatranti, truccati come nel vero Carnevale. Inoltre c'era una nutrita rappresentanza dell'UAAR, (unione atei e agnostici razionalisti) che con i loro buffi travestimenti irriverenti e con la diffusione di volantini inneggianti allo "Sbattezzo" hanno fortemente contribuito a dare lustro alle antiche tradizioni antipapali del paesino sabino. E poi vino a volontà, tantochè non sono mancati alcuni spettacolini vomitevoli. Ma in fondo, nonostante il caos, una festa godibile e divertente che è culminata con l'accensione del "Bammoccio", pupazzo travestito da politico, quest'anno è toccato ovviamente a Prodi. Curiosa scoperta questo Carnevalone!
Wil
Wil

2.3.07

Contro Saturno Contro

Saturno contro di Ferzan Ozpetek

Ma non è che non mi sia proprio piaciuto. Ci sono scene davvero commoventi e coinvolgenti con musiche appassionanti, ma qualcosa non va, non scatta. Ozpetek è bravo, i suoi film si vedono tranquillamente, con piacere anche, ma è lontanissimo dai livelli dei Sorrentino, Crialese e Garrone. Tornando a "Saturno contro", il grande difetto è che sembra una ripetizione di "Le fate ignoranti". I temi sono gli stessi, le grandi comitive, le cenette scicchettose a casa di quello che ha la casa piu' grande e sa cucinare meglio, chiacchierate, amicizie e confidenze sentimentali, abbracci, baci, amori omo ed eterosessuali trattati alla pari, la morte che rompe l'idillio, ma in "Saturno Contro" tutto ciò sa di già visto. "Le fate ignoranti" iera una piacevole e ben riuscita pellicola, la sua migliore, allegra e conturbante nella Roma degli ormai traslocati Mercati Generali. Un 'altra cosa che non mi piace è questa visione del gruppo di amici come scudo e difesa dai problemi del mondo. A volte sembra un reality, qualcosa di "falso", di sganciato dalla realtà, un'immagine che poco offre ad uno spettatore piu' esigente e desideroso di avere degli spunti piu' ampi e meno limitati ed autoreferenziali. Comunque tornando agli aspetti positivi il piu' evidente è la grande scoperta di Ambra attrice, che all'inizio del film non avevo ben capito, ma alla fine la sua immagine canterina, "Remedios, niña pequeña, chiquita, hermosa, preciosa.." mi è rimbombata deliziosamente in testa per molto tempo. Brava proprio. Bene Favino e gli altri così così. La musica è ancora protagonista, però, Ozpetek sceglie bene e da a Neffa la possibilità di fare la sua miglior performance con "Passione". In questi momenti, una canzone latina, una bella carrellata di sguardi lasciano delle impressioni, delle istantanee che fanno dimenticare a tratti la noia complessiva. Perciò, dicevo, il film è comunque consigliabile.
Salut.

8.2.07

Un prestanome come capo

Il grande capo di Lars Von Trier

Mi ha colpito subito questo film, sarà che mi ha fatto pensare a vicende di lavoro che ho conosciuto bene. Ci sono infatti delle aziende, di informatica e non solo, che vanno avanti senza un capo (ne coda direi io), o con un falso capo, impunibile o incompetente. I cosiddetti "prestanome" sono messi lì per coprire i veri manovratori in caso di operazioni finanziarie losche o poco sagge. Nelle decisioni aziendali come nel nostro bel film, i dipendenti non contano alcunchè, sono avvertiti dalla dirigenza come un ostacolo e non come un valore aggiunto. Ma veniamo a "Il grande capo" e al nostro amato Lars Von Trier che, cimentandosi per la prima volta in una commedia, non abbandonando l'aspra critica sociale antiborghese che lo ha sempre contraddistinto, e scagliandosi contro il capitalismo selvaggio e senza scrupoli, questa volta, dopo molti pianti, reca in dono allo spettatore tante intense risate. Con attori di grande abilità, fortissimo Jens Albinus, e non perdendo di vista i suoi "Dogmi", i suoi tecnicismi e soprattutto non perdendo di vista la sua genialità, che quando uno è bravo è bravo, è riuscito a dare una sterzata al suo cinema percorrendo nuovi territori. Il film non è assolutamente facile da raccontare. I punti di vista rappresentati sono molteplici : c'è il vero capo, una persona che ama gli affari, ma teme di non essere apprezzato per le decisioni impopolari che deve prendere, così inventa "il grande capo", un suo alter ego nascosto per anni e che finalmente fa capolino in azienda "interpretato" da un attore che, con i suoi metodi di teatro d'avanguardia, nulla sa di informatica e delle persone che "comanda" dando luogo ad una serie di buffissime situazioni. Ci sono poi i dipendenti, per anni mobbizzati e presi in giro, c'è il simpatico compratore islandese-leghista, la consulente-ex fidanzata del "grande capo", insomma un groviglio incredibile. Una matassa che l'autore aggroviglia e dipana con grande leggerezza ed umorismo. Si ride e si pensa, si pensa e si ride. Parecchio!!!

5.2.07

Che spasso il Medioevo

L'uomo medievale a cura di Jacques Le Goff

Ritagliando un pò di tempo qua e là e sfuggendo di tanto in tanto alla pigrizia che ti vuole fisso davanti ad uno schermo: televisore o pc che sia, sono riuscito a terminare questo saggio storico. Ho l'età per cui le letture "impegnate" iniziano ad affiancare e pian piano a togliere spazio alla lettura dei romanzi. Così ho terminato da poco "L'uomo medievale" una raccolta di quadretti sulla vita nell'evo mediano.
La storia mi è sempre piaciuta, sin dalla scuola elementare e le peregrinazioni mi danno la possibilità di recuperare briciole di informazioni dalle località visitate facendomi rendere conto che l'Italia odierna si fonda su una cultura solidificatasi proprio nell'età di mezzo.
Jacques Le Goff, massimo medievista vivente, ha curato quest'opera mettendo assieme piccoli saggi di studiosi europei sulle tipologie di uomo piu' rappresentative. E così troviamo il monaco, figura cardine, custode della cultura, riferimento spirituale ed economico e poi a seguire "Il guerriero e il cavaliere" , "Il contadino", "Il cittadino", "L'intellettuale","L'artista","Il mercante","La donna","Il santo" e "L'emarginato". Piccole panoramiche, con citazione di fonti originali, che svelano retroscena interessanti e a volte sfatano luoghi comuni su un periodo che per troppo tempo è stato considerato "oscuro". Spesso divertono, meravigliano e impressionano. E soprattutto si fa leggere come un romanzo, ma bisogna amare la storia, perciò lo consiglio.
Wil

23.1.07

Mi piace la mattina

...ascoltare Melog su radio24

Lui è un guru, la sua parola è un oracolo, ascoltarlo è un'ipnosi, e, se stai in coda sulla Roma L'Aquila, il traffico quasi quasi ti piace quando sei sintonizzato sulle frequenze di Gianluca Nicoletti. Lo ascoltavo poco nei tempi lontani di Golem, gli orari non mi aiutavano ma ora con Melog sto colmando questo peccato di gioventu'. Come non trovare geniale la "corsa al riarmo del fanciullo" o la campagna revival di Carosello e della mucca Carolina, "i cattivi ragazzi degli anni '70" o i commenti delle meravigliose "Groupies" adoranti. Disincatato fustigatore dei luoghi comuni e dei banalizzatori imperanti, le sue analisi sono l'interpretazione piu' lucida della realtà virtuale che impacchetta le nostre giornate del 2007, dalla tv ad internet. A proposito di internet grazie a lui conosco le ultime tendenze, so cos'è "Second Life" il mondo "alternativo" del momento, grande idea!! E neanche lo si può accusare di parlare solo soletto, dall'alto del suo egocentrismo/narcisismo visto che si avvale saggiamente di commenti ed opinioni di ascoltatori diversificati. La rai ha commesso un grave errore a lasciarselo scappare, forse Nicoletti è troppo colto e troppo avanti per un'impresa nazional popolare che può trovare scomodi certi "Mostri". Tanto per noi non cambia nulla, basta cambiare stazione. Ogni mattina dal lunedì al venerdì alle 8,30.

Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky-tacky,
Little boxes, little boxes,
Little boxes, all the same.

Malvina Reynolds