2.3.07

Contro Saturno Contro

Saturno contro di Ferzan Ozpetek

Ma non è che non mi sia proprio piaciuto. Ci sono scene davvero commoventi e coinvolgenti con musiche appassionanti, ma qualcosa non va, non scatta. Ozpetek è bravo, i suoi film si vedono tranquillamente, con piacere anche, ma è lontanissimo dai livelli dei Sorrentino, Crialese e Garrone. Tornando a "Saturno contro", il grande difetto è che sembra una ripetizione di "Le fate ignoranti". I temi sono gli stessi, le grandi comitive, le cenette scicchettose a casa di quello che ha la casa piu' grande e sa cucinare meglio, chiacchierate, amicizie e confidenze sentimentali, abbracci, baci, amori omo ed eterosessuali trattati alla pari, la morte che rompe l'idillio, ma in "Saturno Contro" tutto ciò sa di già visto. "Le fate ignoranti" iera una piacevole e ben riuscita pellicola, la sua migliore, allegra e conturbante nella Roma degli ormai traslocati Mercati Generali. Un 'altra cosa che non mi piace è questa visione del gruppo di amici come scudo e difesa dai problemi del mondo. A volte sembra un reality, qualcosa di "falso", di sganciato dalla realtà, un'immagine che poco offre ad uno spettatore piu' esigente e desideroso di avere degli spunti piu' ampi e meno limitati ed autoreferenziali. Comunque tornando agli aspetti positivi il piu' evidente è la grande scoperta di Ambra attrice, che all'inizio del film non avevo ben capito, ma alla fine la sua immagine canterina, "Remedios, niña pequeña, chiquita, hermosa, preciosa.." mi è rimbombata deliziosamente in testa per molto tempo. Brava proprio. Bene Favino e gli altri così così. La musica è ancora protagonista, però, Ozpetek sceglie bene e da a Neffa la possibilità di fare la sua miglior performance con "Passione". In questi momenti, una canzone latina, una bella carrellata di sguardi lasciano delle impressioni, delle istantanee che fanno dimenticare a tratti la noia complessiva. Perciò, dicevo, il film è comunque consigliabile.
Salut.

8.2.07

Un prestanome come capo

Il grande capo di Lars Von Trier

Mi ha colpito subito questo film, sarà che mi ha fatto pensare a vicende di lavoro che ho conosciuto bene. Ci sono infatti delle aziende, di informatica e non solo, che vanno avanti senza un capo (ne coda direi io), o con un falso capo, impunibile o incompetente. I cosiddetti "prestanome" sono messi lì per coprire i veri manovratori in caso di operazioni finanziarie losche o poco sagge. Nelle decisioni aziendali come nel nostro bel film, i dipendenti non contano alcunchè, sono avvertiti dalla dirigenza come un ostacolo e non come un valore aggiunto. Ma veniamo a "Il grande capo" e al nostro amato Lars Von Trier che, cimentandosi per la prima volta in una commedia, non abbandonando l'aspra critica sociale antiborghese che lo ha sempre contraddistinto, e scagliandosi contro il capitalismo selvaggio e senza scrupoli, questa volta, dopo molti pianti, reca in dono allo spettatore tante intense risate. Con attori di grande abilità, fortissimo Jens Albinus, e non perdendo di vista i suoi "Dogmi", i suoi tecnicismi e soprattutto non perdendo di vista la sua genialità, che quando uno è bravo è bravo, è riuscito a dare una sterzata al suo cinema percorrendo nuovi territori. Il film non è assolutamente facile da raccontare. I punti di vista rappresentati sono molteplici : c'è il vero capo, una persona che ama gli affari, ma teme di non essere apprezzato per le decisioni impopolari che deve prendere, così inventa "il grande capo", un suo alter ego nascosto per anni e che finalmente fa capolino in azienda "interpretato" da un attore che, con i suoi metodi di teatro d'avanguardia, nulla sa di informatica e delle persone che "comanda" dando luogo ad una serie di buffissime situazioni. Ci sono poi i dipendenti, per anni mobbizzati e presi in giro, c'è il simpatico compratore islandese-leghista, la consulente-ex fidanzata del "grande capo", insomma un groviglio incredibile. Una matassa che l'autore aggroviglia e dipana con grande leggerezza ed umorismo. Si ride e si pensa, si pensa e si ride. Parecchio!!!

5.2.07

Che spasso il Medioevo

L'uomo medievale a cura di Jacques Le Goff

Ritagliando un pò di tempo qua e là e sfuggendo di tanto in tanto alla pigrizia che ti vuole fisso davanti ad uno schermo: televisore o pc che sia, sono riuscito a terminare questo saggio storico. Ho l'età per cui le letture "impegnate" iniziano ad affiancare e pian piano a togliere spazio alla lettura dei romanzi. Così ho terminato da poco "L'uomo medievale" una raccolta di quadretti sulla vita nell'evo mediano.
La storia mi è sempre piaciuta, sin dalla scuola elementare e le peregrinazioni mi danno la possibilità di recuperare briciole di informazioni dalle località visitate facendomi rendere conto che l'Italia odierna si fonda su una cultura solidificatasi proprio nell'età di mezzo.
Jacques Le Goff, massimo medievista vivente, ha curato quest'opera mettendo assieme piccoli saggi di studiosi europei sulle tipologie di uomo piu' rappresentative. E così troviamo il monaco, figura cardine, custode della cultura, riferimento spirituale ed economico e poi a seguire "Il guerriero e il cavaliere" , "Il contadino", "Il cittadino", "L'intellettuale","L'artista","Il mercante","La donna","Il santo" e "L'emarginato". Piccole panoramiche, con citazione di fonti originali, che svelano retroscena interessanti e a volte sfatano luoghi comuni su un periodo che per troppo tempo è stato considerato "oscuro". Spesso divertono, meravigliano e impressionano. E soprattutto si fa leggere come un romanzo, ma bisogna amare la storia, perciò lo consiglio.
Wil

23.1.07

Mi piace la mattina

...ascoltare Melog su radio24

Lui è un guru, la sua parola è un oracolo, ascoltarlo è un'ipnosi, e, se stai in coda sulla Roma L'Aquila, il traffico quasi quasi ti piace quando sei sintonizzato sulle frequenze di Gianluca Nicoletti. Lo ascoltavo poco nei tempi lontani di Golem, gli orari non mi aiutavano ma ora con Melog sto colmando questo peccato di gioventu'. Come non trovare geniale la "corsa al riarmo del fanciullo" o la campagna revival di Carosello e della mucca Carolina, "i cattivi ragazzi degli anni '70" o i commenti delle meravigliose "Groupies" adoranti. Disincatato fustigatore dei luoghi comuni e dei banalizzatori imperanti, le sue analisi sono l'interpretazione piu' lucida della realtà virtuale che impacchetta le nostre giornate del 2007, dalla tv ad internet. A proposito di internet grazie a lui conosco le ultime tendenze, so cos'è "Second Life" il mondo "alternativo" del momento, grande idea!! E neanche lo si può accusare di parlare solo soletto, dall'alto del suo egocentrismo/narcisismo visto che si avvale saggiamente di commenti ed opinioni di ascoltatori diversificati. La rai ha commesso un grave errore a lasciarselo scappare, forse Nicoletti è troppo colto e troppo avanti per un'impresa nazional popolare che può trovare scomodi certi "Mostri". Tanto per noi non cambia nulla, basta cambiare stazione. Ogni mattina dal lunedì al venerdì alle 8,30.

Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky-tacky,
Little boxes, little boxes,
Little boxes, all the same.

Malvina Reynolds

18.1.07

Urbanesimo e società


Conversazione con Marc Augè e Stefano Boeri all'Auditorium

E' un tema che mi ha sempre affascinato e mi affascina negli ultimi tempi piu' che mai: lo studio della società legata allo sviluppo urbano. Senza essere architetto nè sociologo mi piace osservare riflettere e pensare a delle teorie che spieghino le mie rilevazioni molto personali e legate spesso ad un ambito molto ristretto che io generalizzo spesso a dismisura. Così sono andato ad un dibattito con Marc Augè, nell'ambito del Festival della scienza. Augè è un antropologo francese famoso per la definizione piu' attraente degli ultimi tempi sugli spazi urbani collettivi i cosiddetti "Nonluoghi": posti in cui manca un riferimento al luogo, posti uguali a se stessi in ogni parte del mondo: stazioni, aeroporti, centri commerciali. E la sorpresa in realtà è stata Stefano Boeri, l'altro invitato, che non conoscevo e che ho apprezzato molto. Boeri insegna a Venezia e studia da sempre le città del mondo, da architetto qual'è, ma dichiara che l'architetto ha solo una piccola parte nell'ambito dello sviluppo urbano, egli subisce le impostazioni derivanti dalla politica e dall'utilizzo degli spazi da parte di chi ci vive. Deresponsabilizza quindi la sua professione vista spesso come quella di un demiurgo, dicendo che comunque l'opera gli viene commissionata e dunque non ha tutta la responsabilità del mondo sociale che si sviluppa attorno certo ha un ruolo importante.
Si è parlato dunque di città, della sua definizione, "Dove finisce la città" e dove inizia la periferia, la città come insieme di aree completamente diverse tra loro, perchè spesso ghetti di comunità divise e sempre meno omogenea. Si è parlato di banlieu, di "non luoghi" ovviamente , che pur senza identità hanno una funzione : sostituiscono la piazza come luogo di incontro, anche se spesso le persone non si parlano anche se si incontrano. E poi di città del futuro senza macchine, un pò triste perchè la città disabitata perde di vitalità e diventa archecittà. Boeri poi ha citato un pò di esempi tratti dai suoi viaggi: PyongYang che è un conglomerato architettonico vario ma vive in un "mondo fuori dal mondo" legato al regime e Teheran la città con piu' automobili al mondo dove tutto si svolge da dentro un abitacolo. E ha decantato infine la città europea come unico modello possibile per la città del futuro.
Bene, un sacco di parole, a volte un pò noiose, il moderatore non aiutava, a volte risapute ma ho colto molti spunti interessanti di riflessione.
Wil

27.12.06

Miss Poesia, che scoperta!!

La tv che arricchisce

Durante le vacanze di Natale, zigzagando per i canali della tv-terrestre digitale, mi sono imbattuto in una carinissima trasmissione "Miss poesia" su Rai-Futura. Non è facile mettere in tv la poesia, è molto facile invece annoiare anche i piu' attenti e curiosi, però con una gara... Sei concorrenti, qualcuno bravo davvero, qualcuno un pò troppo presuntuoso, di quelli che credono che la poesia l'hanno inventata loro e che solo loro custodiscono il senso recondito dell'arte poetica ma la trasmissione è tosta! Nell'unica puntata che ho visto tra i giurati erano Valentino Zeichen, poeta di fama internazionale, il professor Colasanti, grandissimo, piu' due bravi docenti, una di linguistica e uno di letteratura. C'è poi un giurato speciale, detto "Il remoto" che guarda la metrica, la tecnica poetica, e conosce le figure retoriche piu' impensabili, penso forse che le inventi. C'è infine un contributo dei soliti esperti di comunicazione, nuovi linguaggi e del mondo dei blogger che fanno calare un pò il livello della cosa. Ma in una trasmissione moderna che dipende dal web ed ha un forum molto seguito su cui si regge forse non se ne può fare a meno. E a fare da coagulante una presentatrice giovane e brava che riesce con grande abilità a tenere in equilibrio il dibattito.
Non è sempre vero che la tv è tutta da buttare. Quasi tutta ;-) Wil

6.12.06

Tuscania l'etrusca

Domenica tra i colli tufacei

Una domenica soleggiata di dicembre, condizione ideale per un viaggetto. La tappa di questa tornata è Tuscania, ne sentivo parlare da molto tempo e sinceramente la immaginavo come un paesino medievele arroccato su un altura; invece quello che ci si presenta agli occhi, superata una curva, è un complesso di colli tufacei di grande estensione e di forte impatto visivo. I Romani avrebbero detto "Anvedi oh!!" Ed il colle di San Pietro con la meravigliosa basilica è visivamente il polo di maggior attrazione, quindi la prima nostra tappa. Ma è chiusa per la pausa pranzo e allora scendiamo in paese a prenderci un buon caffè. C'è poca gente in giro, saranno tutti a pranzo e allora ne approfittiamo per uno spuntino nella bellissima Piazza del Comune di fronte alla panoramica vallata del fiume Marta ed al bel parco della Torre di Lavello! Ma torniamo sul colle San Pietro che poi è il sito storico di Tuscania, ebbene la basilica e tutta l'area circostante formata dai resti della cittadella vescovile con due torri e un arco, sono di una bellezza unica. La facciata della chiesa presenta una sublime rappresentazione marmorea allegorica del bene e del male ed all'interno due cibori antichi, affreschi bizantineggianti, pavimentazione e bassorilievi romanico-romani con influenze anche longobarde nei pressi dell'altare. Passiamo poi alla chiesa, gemella per importanza direi, Santa Maria Maggiore, posta piu' in basso ma sempre romanica e ricca di sculture e dipinti importanti, di un ciborio e di un pergamo. Interessante poi la lunetta dell'ingresso che è come altri elementi decorativi di dubbia interpretazione per la particolarità della rappresentazione, così almeno ci ha spiegato il simpaticissimo ed accoglientissimo custode volontario del monumento ed ex restauratore di opere d'arte. Di persone così appassionate e disposte ad offrirti informazioni storiche, ma soprattutto aneddoti curiosi sul nostro patrimonio culturale, se ne incontrano parecchie soprattutto in luoghi non di primissimo piano e non possiamo che ringraziarle per il contributo immenso che arrecano all'arte e al turismo nazionale. Applaudiamo rallegrati. Il centro storico poi, di caratteristiche cinque-seicentesche è degnissimo di una bella passeggiata canonica con un sali-scendi tra palazzi, chiese, splendide fontane e begli scorci. Una giornata bene impiegata, peccato per il viaggio di ritorno!! Peccato perchè mi è venuta l'insana idea di passare per Tarquinia e seguire la Roma-Civitavecchia, ho allungato di parecchi chilometri e di parecchi minuti :-)
Wil