27.10.06

Caramelle per gli sconosciuti

Al semaforo...

Non ce l'ho con i lavavetro o i cercasoldi ai semafori, non ce l'ho contro i proto-benzinai alle pompe, i parcheggiatori abusivi, ma secondo me non è corretto dar loro del denaro. Non è colpa di queste persone sfortunate, avranno dei capi, degli schiavisti che li obbligano a fare lavori del genere, o magari avranno difficoltà ad avere un lavoro piu' vicino alla regolarità ma è una gran rottura vedersi estorcere dei soldi senza volere. Io voglio scegliere a chi dare le mie monete. E poi il bengalese che mi indica quasi schifato che ho il vetro sporco e me lo vuole lavare a tutti i costi, o la zingarella che mi guarda dentro la macchina per vedere dove tengo gli spiccioli e mi dice che non le bastano quelli che le ho dato: sono momenti difficili da sopportare. E i benzinai notturni, che ti si piazzano al finestrino, ché vogliono aiutarti a mettere benzina, ma io la so mettere da solo, e poi un'altra accisa non mi cala proprio!!! Per non parlare dei parcheggiatori abusivi, ma lì si alza il livello di criminalità e sicuramente in pochi hanno il coraggio di non dar loro dei soldi temendo per il proprio mezzo. Non che non ci siano altri motivi per farti arrabbiare la mattina, ma penso che è una forma di degrado urbano evitabile. Uno dei modi per evitarlo è non alimentarlo.
Secondo me si dovrebbero portare in macchina delle caramelle o dei cioccolatini e dargliele facendo un bel sorriso, non credo ci sia nulla di offensivo. Soprattutto in presenza di bambini. In questa maniera non favoriremmo lo sfruttamento da parte di criminali senza scrupoli e potremmo conservare la nostra offerta quotidiana per l'ente benefico di fiducia che piu' ci sta a cuore.
Wil

26.10.06

L'umanità della regina

The queen di Stephen Frears

Non che mi sia mai interessato al gossip dei reali inglesi, sport molto in voga in patria, ma vedere questo film è molto piu' di una semplice curiosata nella vita della famiglia piu' potente del Regno Unito. Questo film è una lezione di equilibrio, recitazione e di storia contemporanea. Forse quello che presenta maggiore qualità tra le produzioni di questo periodo, 'The Queen' analizza in maniera puntuale l'anacronistico ruolo della monarchia inglese nel terzo millennio alle prese con la dittatura del mondo della comunicazione di massa. Ma gli inglesi non amavano la propria regina? Sì la amavano e la amano, ma l'amore per la principessa Diana ha surclassato ogni rispetto devozionale verso la regnante. Ed in 'The Queen' tutto viene messo a nudo e svelato : le espressioni dei volti ed i dialoghi tra i protagonisti svelano i tempi che cambiano, i sentimenti che passano nell'animo dei potenti, ce li rendono piu' vicini e meno infallibili, dubbiosi e titubanti, molto molto veri, Un'interpretazione mirabile di Helen Mirren, ma pregevoli anche gli altri, un Blair moderno ma allo stesso tempo garante delle istituzioni, un principe Carlo di grande cultura e tatto ma succube della madre, fino al "simpatico" ed "antico" marito Filippo. Tutto molto liscio e scorrevole senza per nulla annoiare, perchè la realtà e la fiction sono in simbiosi perfetta. Bravo Stephen Frears che era un pò che non vedevo un suo film.
Wil

10.10.06

Meglio di "Buena Vista.."!

L'orchestra di Piazza Vittorio di A.Ferrente

Piazza Vittorio è qualcosa di ormai mitologico per me, il suo mercato è un viaggio nella geografia dei prodotti alimentari, dei loro colori ed odori, nell'etnologia, nel costume, nel sociale. Di conseguenza un film documento su un'orchestra residente all'Esquilino mi stimolava già di suo. Successivamente ho letto commenti entusiasti, un trailer simpatico e insomma lo dovevo vedere. Risultato : tante risate, tanta emozione, tanta rabbia per le difficoltà burocratiche ed economiche dell'impresa, tanto entusiasmo per la riuscita finale, tanta bella musica e tanti complimenti a chi ci ha creduto fino in fondo. L'orchestra di Piazza Vittorio è un documentario o un film-realtà molto ben girato, ha un ritmo avvincente e ti appassiona fin dall'inizio col suo stile scarno e leggero ma assolutamente coinvolgente. Sicuramente un film di pochi investimenti, ma di grande resa, che non bisogna snobbare in favore di produzioni molto piu' costose. E poi tante storie, tante vite di emigrati, tante vite di musicisti. Grande merito sia dal punto di vista musicale, organizzativo ed anche attoriale al Casertano Mario Tronco, direttore dell'orchestra nonchè bravissimo attore protagonista del film. Plausi anche a tutti i musicisti scritturati qui e là da Piazza Vittorio al Rajastan. Mario Tronco come Ry Cooder, i musicisti come gli "avuelitos" di Buena Vista, no ma che dico, molto molto meglio!!!
Saluti, Wil

3.10.06

Settembre a Collemaggio

Ritorno a L'Aquila

Un sabato mattina a L'Aquila, in un caldo e soleggiato settembre, lo augurerei a tutti. L'occasione di una visita ad amici è stato il pretesto per ripassare il capoluogo della prima regione d'Italia, in veste da turista. Da Roma è molto comodo, si esce a L'Aquila Ovest ed in pochi minuti siamo già tuttorecchi tesi ad ascoltare il delizioso scroscio dei 99 zampilli della rosea fontana dalle altrettante cannelle. Da qui risaliamo verso il centro della città e ci trasferiamo presso la altrettanto rosea facciata di Collemaggio rimanendo immersi nel medioevo federiciano, visto che la chiesa fu costruita verso la fine del duecento. All'interno, nonostante un matrimonio in corso, prestiamo attenzione alle spoglie di San Pietro Celestino, il grande papa eremita del rifiuto dantesco ed ammiriamo la pavimentazione di grande pregio. Ma quello che ci esalta di piu' in una giornata splendente come questa è la passeggiata nel limitrofo "parco del sole", immersi nella natura, quasi quasi ci scappa un pic-nic, ma non abbiamo nulla da mettere sotto i denti ed è ancora presto. A seguire il castello o forte spagnolo, imponente nella sua struttura difensiva è circondato da un bel parco, ottimo per divagazioni filosofiche, per uno spuntino o per fare un pò di attività fisica. Infine procediamo verso il centro della città marciando lungo le stradine che la caratterizzano. Una tappa presso la marmorea e bianca facciata di San Bernardino e poi si riparte. Soddisfatti della breve ma intensa permanenza meditiamo di tornare presto. Saluti. Wil

2.10.06

Piperino in ogni dove

Vitorchiano e Viterbo

Eh sì. Il piperino è la pietra con cui sono stati edificati i centri storici di molti paesini del viterbese. Così una gita domenicale che vedeva come località di arrivo Vitorchiano ci ha fatto scoprire queste zone. La strada la sappiamo già. Si prende la A1, ci si ferma ad Orte e poi la Orte-Viterbo, in un ora e qualcosa ci siamo. Vitorchiano è un paese piccolo, un pò nascosto, semplice, però stupisce che ad accoglierci sia addirittura una statua dell'isola di Pasqua costruita in peperino e situata nella piazzetta antistante le mura merlate che lo cingono. La visita può durare un'oretta, ci sono delle belle chiese, fontane, viuzze, palazzi medievali e i belvedere da cui si ammira la gola del fosso di Acquafredda. Si incontrano alcuni residenti soprattutto anziane vecchiette che siedono fuori casa. Salutiamo e visto che c'è tempo decidiamo di spostarci nel capoluogo della Tuscia.
Viterbo ci accoglie in maniera fastosa, in questo abbiamo sempre molta fortuna, dato che è in corso una festa paesana centrata su artigianato, cibo biologico, solidarietà e spettacoli musicali. Davvero bella bella bella, Viterbo, che ci appare subito come un'estensione del paesino precedente, stessi colori, stessa pietra, ma addentrandoci, si scoprono alcuni capolavori : il noto palazzo dei papi e la gotica loggia delle benedizione nella meravigliosa piazza San Lorenzo, il duomo stesso e poi al tramonto rimaniamo colpiti dal meraviglioso scintillio di piazza San Pellegrino, un gioiellino, tra i massimi esempi di piazza medievale in Italia. Qui e là scorgiamo torri, chiese, palazzi notevoli e piazze, ma non abbiamo tempo per approfondire. Uno scultore ci piace proprio tanto, usa legno riciclato e fa dei veri e propri capolavori, peccato abbia dimenticato il nome. Assaggiamo qui e lì un pò di formaggio, pane e olio e ci soffermiamo su qualche mercatino solidale, e poi andiamo via certi di tornare con piu' calma e tempo.
Saluti.
Wil

26.9.06

In America con fatica e poesia

Nuovomondo di E. Crialese

Non avevo dubbi. Emanuele Crialese è tra i due-tre nuovi registi, ormai certezze della settima arte italiana. Dopo "Respiro" non si poteva non avere aspettative per questo "Nuovomondo". Bè le aspettative sono state esaudite in toto e chi non lo conosceva lo ha finalmente scoperto . Applausi ovunque da pubblico e critica. Però, sebbene sia piaciuto a tutti, sebbene abbia avuto un bel lancio pubblicitario, una discreta distribuzione, non lo vedo in testa alle classifiche dei film piu' visti, ma solo in settima ottava posizione. Ci sono sempre alcuni stupidi film americani ad occupare i primi cinque posti. Inspiegabile! Comunque tornando a noi, "Nuovomondo" è drammatico, struggente, realista, poetico, onirico, emozionante, soprattutto emozionante! Si esce dal cinema come da un sogno, da un'esperienza intensa e se questo non basta! Tra gli aspetti da segnalare, anche qui come nel precedente c'è l'uso sistematico del dialetto siciliano sottotitolato che rende estremamente verosimile la vicenda dei Mancuso alle prese col viaggio in America. Questa componente proviene dalla grande ricerca storico-etnica effettuata dal regista che contribuisce a rendere la pellicola interessante dal punto di vista pedagogico. A questo aspetto si aggiunge una originale componente fantastica e comica che ci delizia il palato e ci fa sorridere delle vicende di questi disperati. Infine la colonna sonora travolgente fa da raccordo a questi due aspetti e ci accompagna in questo magico percorso. Ma buona parte della riuscita del film è dovuta alla bravura degli attori, tutti, a partire da Vincenzo Amato, Charlotte Gainsbourg e Aurora Quattrocchi. Bene così e buona visione. Wil

21.9.06

Ma com'è questa Cina?

La stella che non c'è di G.Amelio

La Cina, sempre sta Cina. In ogni discorso la Cina. Ed ecco qui un film, ben fatto, molto bello che può essere visto anche(ma non solo)come un documentario su questo sterminato paese. Castellitto, l'attore italiano piu' in forma, con un'interpretazione impeccabile è un pò un Dante alle prese con i gironi infernali della repubblica popolare. Perchè di Inferno si tratta, la Cina con il progresso ha perso parte della sua bellezza, della sua tradizione : cielo grigio, inquinamento, grattacieli squallidi e densissimamente popolati, fabbriche disumane. E tutte queste formichine che corrono, si muovono, lavorano, e non si fermano mai fanno da sfondo alla ricerca di un uomo che lotta e non ci sta. Egli crede in qualcosa, prima di tutto a se stesso, nel suo lavoro, nel fattore umano e non comprende i cambiamenti improvvisi in nomedi questo fantomatico progresso che crea invece forti disagi sociali. Amelio tiene lo spettatore in continuo stato di soffocamento, di compressione, alle prese con un viaggio "No Alpitour". Ma c'è qualcosa che si salva, c'è la giovane traduttrice, c'è l'affetto, l'incontro, un avvicinamento umano, la speranza in un futuro insieme. Quello che invece non regge molto, è il pretesto del viaggio incredibile fatto per un pezzo che non va nell'altoforno venduto ai cinesi così come gli incontri casuali che avvengono in maniera così improbabile. Ma che ci importa, il risultato è ottimo sia a livello estetico che socio-educativo. Applausi. Wil